Che molta dell’arte sia immondizia e molta della monnezza sia arte non è una novità. Io ed il commendator Toniutti, ai tempi d’oro, abbiamo immortalato dei gioiellini (compressioni, accatastamenti, lampioni austroungarici) in quel di Raffin e in altri luoghi ameni, subendo schedature e minacce cagnesche. Lis scovassis (= gunoaiele) hanno anche un loro lessico: eluato, percolato, fluff, talquale ecc. Nella monnezza, oltre a strane parole, con pazienza e occhio allenato ci trovi belle cose. Tra le mie pésche migliori posso annoverare Capitaly, un Monopoli romeno degli anni 30-40 dove al posto di Vicolo Corto, c’è Floreşti, di Via Verdi Şoseaua Kiseleff e invece della prigione trovi il Sanatoriu. Oggi proprio in quelle vie un baldo artista giapponese, Yoshinori Niwa, raccoglierà un po’ di rifiuti da terra (e la materia prima di certo non mancherà) per costruire degli aquiloni che, tempo permettendo, si libreranno sul cielo di Bucarest come gli Zeppelin di Cărtărescu su Piaţa Obor.

L’idea mi è piaciuta, il sito del performer e quello che vi combina dentro molto meno. La chiudo qui lasciandovi meditare sul fatto che in romeno lo zmeu (= aquilone) è anche il gigante delle fiabe. Che sia lo stesso dipinto sugli aquiloni tradizionali giapponesi?









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