Ho perlustrato centinaia di luoghi abbandonati. Da solo o in pattuglia con il cav. Toniutti ho passeggiato in paesi, case, caserme, ferrovie, fabbriche, cimiteri, trincee, spazi disabitati che nel corso degli anni si sono affastellati in una piccola collezione impalpabile. Il Friulistan offre molti spunti per simili ricognizioni. Vi sono paesini sfiniti a causa del crollo demografico, della fame che ha prodotto più o meno remote migrazioni.
Anche il terremoto del ‘76 ha detto la sua: la versione originale del borgo di Portis, ad esempio, se ne sta malconcia e tutta sola di fronte alla sua fotocopia uscita dalla ricostruzione (una vera fiumana di orrori edilizi). E poi caserme, bunker, cunicoli: souve
nir della Guerra Fredda oggi svuotati da ogni presenza umana e da ogni onere difensivo o testimonianze materiali del primo o del secondo conflitto mondiale immerse nei boschi, appollaiate su picchi rocciosi, distese sui crinali dei monti. Si tratta di taciturni relitti storici incagliati nel rigoglio della natura, come ad esempio il mancato mausoleo tedesco in forma di tempio pagano che dalla Seconda Guerra mondiale veglia ben celato sopra il ponte di Pinzano. E poi fabbriche, fonderie, fornaci morte da tempo ma che continuano ad esalare una sottile forza iconica e a questo punto il mio occhio mentale cade sul cadavere decomposto della Safau di Udine. Salpando verso l’estremo oriente mi piacerebbe visitare Gunkanjima (Hashima), un ‘isola-città legata allo sfruttamento del carbone e popolata da più di 5000 abitanti. La crisi dell’industria carbonifera porta negli anni Settanta alla fine economica e umana di Hashima (l’altro nome dell’isolotto). Dal 1974 questo brandello di ricordo cementificati viene chiuso anche ai visitatori Dallo scorso aprile l’isola è stata riaperta al pubblico. In attesa di un battello mi accontento della splendida rassegna d’immagini realizzata da Saiga Yuji.











My StumbleUpon Page
0 Risposte a “DESERTI LUOGHI”