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Io sto con il cane di Vîntu

La galera non si augura a nessuno. Eppure non mi sembra il caso di solidarizzare con Sorin Ovidiu Vîntu (SOV), il faccendiere romeno arrestato ieri a Bucarest. Vîntu è uno degli uomini d’affari più chiacchierati del paese. Gli inizi della sua “carriera” si intrecciano con i destini di diversi ex appartenenti alla vecchia Securitate e con spregiudicate operazioni finanziarie. Il suo nome sale alla ribalta nel maggio 2000 quando il Fondo Nazionale di Investimenti, una struttura piramidale creata da Vîntu con l’avallo di un’importante banca statale (la CEC), crolla portando con sé i risparmi di centinaia di migliaia di persone. L’inchiesta e il successivo processo si chiuderanno con delle condanne pesanti per i suoi collaboratori, ma con una sentenza mite per SOV. Negli anni successivi, SOV si ricostruirà un’immagine investendo nei mass media. Nel suo carniere spiccano il canale di news Realitatea TV, quello finanziario Money Channel, alcune radio, il quotidiano Cotidianul, il settimanale satirico Academia Caţavencu e altri ancora. Nei primi anni Realitatea TV appare come un canale d’informazione indipendente, forse più vicino all’opposizione (allora PD e PNL), che al partito di governo (PSD). Numerosi nomi di spicco dell’intellighentia romena si alterneranno sugli schermi di questa TV: Stelian Tănăse, Cristian Tudor Popescu, Emil Hurezeanu, Mircea Dinescu ecc. L’impero di SOV sembra imporsi senza troppi ostacoli nel mondo dell’informazione, almeno fino a quando non cominceranno gli scontri con l’attuale presidente Băsescu che mal sopporta le critiche e l’appoggio dato dalla TV ad alcune iniziative dell’opposizione. Realitatea TV nel corso dell’ultima campagna elettorale diventa uno strumento di propaganda anti Băsescu e il suo patron Sorin Ovidiu Vîntu entra nella lista dei nemici personali del presidente. Ieri SOV è stato arrestato con l’accusa di avere favorito la latitanza del suo ex braccio destro Nicolae Popa (“esule” in Indonesia per sfuggire a una condanna a 15 anni nel caso FNI). L’arresto di Vantu, come ho già detto, non mi commuove, mi lasciano perplesso però le circostanze in cui la sua casa è stata perquisita. Alle sei del mattino una banda di agenti speciali coordinati da un pubblico ministero si presenta nella villa dell’uomo d’affari. Apre loro la porta un cameriere. In giardino gironzola un vecchio cane lupo mezzo orbo. Il primo ad entrare è un marcantonio delle squadre speciali mascherato e armato di fucile che inizia a sparare pallottole di gomma sul cane di Vantu! Ma che razza di procedura seguono i magistrati? Permettono a un buzzurro armato di fucile di tirare a destra e a manca senza motivo, azzoppando un povero cane. Tanto più che non si trattava di catturare un feroce killer, ma al massimo un abile truffatore. Sempre a livello di procedura va ricordato come in Romania esista ancora l’abominevole pratica di ammanettare gli inquisiti, a prescindere dalla reale colpevolezza e pericolosità di queste persone. Sì, insomma Vîntu avrà molti peccati da farsi perdonare, ma il povero cane vittima di quattro buffoni coperti dal passamontagna che colpe ha? Tra l’altro Vîntu non era manco in casa! Io mi schiero dalla parte del cane.

Viaggio al termine della Romania

Il governo romeno taglierà gli stipendi degli statali del 25% e le pensioni del 15%, lo ha dichiarato qualche settimana fa Traian Basescu, il caudillo balcanico che regge le sorti (o per meglio dire la malasorte) di questo paese. Tutto ciò in uno stato in cui lo stipendio medio è ben sotto i 500 euro e le pensioni di norma non raggiungono i 200. La manovra vampiresca è coadiuvata da altre misure di austerità come la cancellazione di alcune sovvenzioni e aiuti sociali. Nei propositi del governo il salasso dovrebbe servire a contrarre un nuovo prestito dal Fondo Monetario Internazionale e a sanare le voragini create nei conti pubblici negli ultimi vent’anni di cleptocrazia. In realtà, l’adozione di restrizioni salariali che colpiscono allo stesso modo il dipendente statale che guadagna 200 euro al mese e quello che ne intasca 5000 o 6000, chi lavora e chi ruba, chi sgobba e chi non fa nulla, delinea l’essenza odiosa di questo esperimento di bassa macelleria sociale. Lo stesso trattamento „paritario” è affibbiato anche ai pensionati tutti inseriti nello stesso calderone come se nulla fosse.
Un altro motivo che rende particolarmente detestabile questo tentativo di dissanguamento di milioni di persone è il cinismo con cui gli attuali governanti difendono con i denti il folle sistema di tassazione applicato in Romania: la flat tax (aliquota unica) al 16%, una pratica fiscale aberrante che ha già dato chiare prove di inefficienza (che di iniquità non serviva) in paesi come la Lituania, la Lettonia o l’Islanda. La protervia dei cleptocrati di Bucarest nel difendere questo sistema fiscale sconosciuto alla stragrande maggioranza dei paesi civili ha addirittura fatto scattare le critiche del presidente del Fondo Monetario Internazionale Strauss-Kahn, noto per non essere proprio un difensore dei diritti sociali dei popoli oppressi. Ovviamente dal dibattito sulle possibili misure alternative per rimettere in sesto il paese mancano i riferimenti a possibili verifiche patrimoniali sui nuovi ricchi, a tagli per i servizi segreti messi in piedi negli ultimi anni (che succhiano allo stato circa 500 milioni di euro l’anno), all’inutile e sanguinosa missione in Afghanistan, a misure efficaci contro la corruzione e per la trasparenza sulle spese della politica, a imposte e royalty serie da applicare nel settore petrolifero ed energetico… no, meglio far morire di fame qualche pensionato.

Davanti a prospettive così tragiche ti aspetteresti di sentire risuonare in modo chiaro e netto le voci di protesta dell’intellettualità romena, anche perché sarà proprio il già malridotto campo della scuola (e di riflesso della cultura) a bruciare per primo a causa di questi tagli dissennati…invece nulla o quasi. Anzi, può perfino capitare di leggere uno stolto articolo di Mircea Cărtărescu, forse l’autore contemporaneo romeno più tradotto all’estero, che in mancanza di idee e di coraggio invita i suoi colleghi professori e gli altri lavoratori a non scioperare, a non protestare, insomma a morire senza disturbare il manovratore. La logica sarebbe più o meno questa: siccome prima di questo governo si è fatto di peggio, siccome i partiti di opposizione non saprebbero fare di meglio, allora tanto vale stendersi a mo’ di zerbino davanti a ogni sopruso ordinato dall’attuale potere ed accettare, come se si trattasse di un inesorabile destino,  la grande purga che ci viene propinata dai “grandi specialisti” dell’attuale coalizione. Non può mancare uno j’accuse lanciato contro l’intera nazione romena (ormai un “classico” negli articoli di questo scrittore), ecco come la pensa il prof. Cărtărescu: “Volete dei colpevoli? Ne troverete a bizzeffe. Non c’è nemmeno bisogno di capri espiatori. Si può puntare il dito su chiunque, a caso, tra i parlamentari di ieri e quelli di oggi della Romania: è quasi impossibile sbagliare. Puoi puntare il dito su uno qualsiasi dei nostri miliardari di ieri e di oggi: nel novanta per cento dei casi non si sbaglierà. E potresti puntare il dito anche sul tuo petto di semplice salariato: non hai mai lavorato alla carlona? Come mai, se tutti lavoriamo con impegno, abbiamo la più disastrosa economia di questa parte di mondo? E tu, pensionato, che hai lavorato una vita intera per non riuscire oggi nemmeno a comprare le medicine, forse almeno una volta al mese potrai domandarti se, oltre che vittima, non sei stato a volte anche complice di un regime che hai sostenuto e che ora rimpiangi… Certo, esistono colpevoli maggiori e colpevoli minori (praticamente, ognuno di noi, con la nostra eredità orientale). Certo, i colpevoli maggiori dovrebbero pagare. Ma non dimentichiamo, miei cari: ora ciò che conta è uscire dal vicolo cieco in cui ci troviamo. I colpevoli li possiamo punire anche più tardi”.
Ma questo uomo sta bene? Insomma, i romeni sarebbero tutti ladri, profittatori, sfaticati, capaci solo di accusare politici e governanti! Ripeto la domanda: Ma questo uomo sta bene? Crede davvero che si possa applicare una specie di aliquota unica per distribuire le colpe della sistematica distruzione dell’economia del paese? Per calcolo o per pavidità qualche riga più sotto il nostro autore riesce a esporre questo capolavoro: “Gli enormi scioperi e le dimostrazioni annunciate per l’inizio del mese rappresentano un errore immane. Non ci faranno uscire dalla crisi, anzi ci daranno il colpo di grazia. Le proteste sociali nei paesi poveri sono state sempre delle grosse manipolazioni che hanno portato alla crescita del marasma generale”. Dunque, secondo questo crumiro postmoderno, il destino della Romania sarebbe cucito a doppio filo a una logica inesorabile: Băsescu o muerte! O anche tutte e due, ossia: Băsescu y muerte! una sorta di sindrome di Stoccolma in salsa bucarestina, in cui la vittima si prende una cotta per il suo carnefice. Leggere questo articolo mi ha provocato una sensazione sgradevole, la stessa che provi quando scopri che la fiducia riposta in un amico è stata tradita. Non c’è dubbio, per uscire da questa crisi economica in primo luogo c’è da risolvere una profonda crisi delle coscienze di intellettuali incapaci di immaginare una società basata sulla solidarietà, sul riscatto sociale e nazionale…di ipotizzare la storia e il presente come regno del possibile e non come una fatalità.

IL SILENZIO È D’ORO

Tra le varie stranezze delle ultime elezioni romene una cosa su tutte mi ha messo sul chi va là: Il 18 dicembre scorso a urne “ancora calde” il ministro dell’economia (al tempo ad interim) Adriean Videanu se ne è uscito – senza che nessuno l’avesse interpellato sull’argomento – con una promessa inquietante: “Il Progetto Rosia Montana sarà incluso nel programma di Governo, vogliamo avviarlo il più presto possibile, perché il mercato dell’oro favorisce simili iniziative.” Andiamo per ordine. Rosia Montana è una cittadina di circa 3000 abitanti situata nei Monti Apuseni in Transilvania, la cui storia è strettamente legata allo sfruttamento delle miniere d’oro. I romani la chiamarono Alburnus Maior e qui iniziarono a estrarre oro e argento, lasciando molte tracce della loro presenza. Le miniere continuarono ad essere sfruttate fino al 2006, quando gli impianti furono chiusi perché economicamente fallimentari. La serrata, se da un lato diede vita a dei problemi sociali cui il governo romeno, more solito, non seppe rispondere, dall’altro aprì uno spiraglio di speranza per un futuro sviluppo della zona sganciato da questo tipo di industria tossica e attento alla natura (e che natura).
Rosia Montana da qualche anno è minacciata dal progetto di un dubbio consorzio romeno-canadese la Gold Corporation che ha ottenuto la concessione di questa e altre miniere. In grosse linee ecco il futuro dorato ipotizzato per Rosia Montana: si aprirebbe la più grande miniera a cielo aperto d’Europa da dove verrebbero estratte, in 15 anni, circa 300 tonnellate d’oro e 1600 tonnellate d’argento in quattro giacimenti ciascuno esteso su 100 ettari. Questa produzione comporterebbe l’estrazione di una quantità di oltre 220 milioni di tonnellate di minerale grezzo. La roccia sterile andrebbe a costituire due zone di deposito di circa 70 ettari ciascuna. I fanghi risultanti dal processo di estrazione dell’oro e dell’argento – processo realizzato utilizzando cianuro – verrebbero accumulati in un bacino di decantazione (una sorta di lago artificiale) con una capacità di 250 milioni di tonnellate e una superficie di 100 ettari (600 secondo altre fonti). Il tutto sarebbe contenuto da una diga alta 180 metri costruita con la roccia sterile. Il progetto coinvolgerebbe il 38% della superficie del comune di Rosia Montana. 1800 persone dovrebbero essere trasferite, ma potremmo dire deportate. Più di 700 abitazioni sarebbero demolite. Lo stesso accadrebbe a chiese, cimiteri e agli importanti scavi archeologici della zona. Va ricordato che l’affare dovrebbe funzionare per circa 15 anni, poi, una volta seccati i giacimenti, i canadesi se ne andrebbero a casa loro e il cianuro rimarrebbe a casa nostra. Un altro aspetto curioso della vicenda è che tutti i contratti di concessione sono coperti dal segreto di stato. A guardare il sito della compagnia canadese sembra che sui mirifici Monti Apuseni non si debba aprire un’allucinante miniera, ma il paradiso. Certo un paradiso simile a quello promesso dalla ditta australiana che nel 2000, in quel di Baia Mare, si lasciò scappare al fiume 100.000 metri cubi di fanghi al cianuro scivolati da un bacino di decantazione. La storia di Rosia Montana l’ha raccontata meglio di me Tibor Kocsis in un bel documentario intitolato Nuovo Eldorado (Uj Eldorado). Per capire la dichiarazione cursoria del ministro Videanu invece basta leggere che scrive Mihai Gotiu: in sostanza c’è un conto post elettorale da pagare per il presidente Basescu, il resto non conta.

Messaggini elettorali

Come saprete domenica in Romania si sono svolte le elezioni presidenziali. Dopo una settimana di zuffe mediatiche grottesche e ridicoli scoop televisivi, dalle urne è uscito vincitore il presidente in carica Traian Basescu che ha sbaragliato, anche se per una sola manciata di voti, l’ambigua Grosse Koalition guidata dal socialdemocratico (e qui mettiamoci pure un chilo di punti di domanda) Mircea Geoana. Che entrambi i candidati mi fossero indigesti non serve dirlo, in fondo non conta, grave e ridicolo invece mi sembra il fatto che ora la ghenga politico-mediatica di Geoana insinui senza pudore che le elezioni sono state truccate. Truccate da chi? visto che persino io, senza diritto e senza voglia di voto, ho ricevuto ad urne aperte, quindi in flagrante violazione della legge, un sms che mi invitava a recarmi al seggio per sostenere quel babbeo – Iliescu docet – di Geoana. In onore del commissario Moldovan ne ho ricavato un filmetto:

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