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Vivere e morire nell’Italia di Papi

Petru Barladeanu l’hanno ucciso un mese fa davanti alla metro di Napoli sotto gli occhi terrorizzati della moglie. Nessuno se ne è accorto. L’hanno ammazzato senza motivo, nemmeno a una bestia si farebbe fare questa fine. Ieri un po’ ovunque si sono trasmesse le immagini della morte di questo povero cristo. È l’Italia. È il 2009. Niente Papi. Niente PD. Niente Libero o Repubblica. Solo un cadavere, tanta gente che scappa terrorizzata e una donna che chiede disperatamente aiuto. Qui in Romania stentano a credere che in un paese come l’Italia si possa crepare in questo modo. Non si comprende come in pieno giorno una banda di scalmanati possa ostentare tanta violenza e impunità. In molti hanno parlato di indifferenza della gente. No, era paura, era terrore. Un amico curioso mi ha chiesto quanti  sono stati i morti per Camorra negli ultimi 10  anni. Già quanti saranno stati? Ho cercato qualche informazione: più di mille!!!! Ora se ci sono cose che all’estero non si riescono a spiegare sono proprio queste: un morto ammazzato  ogni tre giorni e parliamo solo della Camorra, un paese in cui  uno svariato numero di regioni, province e comuni   mantengono un profondo sodalizio con feroci organizzazioni  criminali. Pochi giorni fa ho ascoltato un’intervista con Roberto Saviano:   rifletteva sul fatto che a Napoli nessuno (né a destra, né a sinistra)  durante l’ultima campagna elettorale avesse mai pronunciato la parola Camorra. L’Italia della politica ha preferito trastullarsi con le scappatelle vere o presunte del suo premier, con la nerchia di Topolanek, con  ridicoli decaloghi. Si è scelto di discettare su veline e  controveline… e anche questo all’estero non lo capiscono. Petru Barladeanu l-au omorat acu o luna in fata metroului din Napoli sub ochii terorizati ai sotiei sale. Nimeni nu si-a dat seama. L-au asasinat fara noima. Nici o bestie nu se omoara asa. Ieri s-au transmis imaginile mortii acestui biet om. E vorba de Italia. In anul 2009. Nu este vorba de iubirile lui Berlusca sau de opozantii lui. De ziarul Libero sau de Repubblica. Este vorba numai de un cadavru, de multa lume care fuge terorizata si de o femeie care cere in disperare ajutor. Prietenii din Romania le e greu sa inteleaga cum poti intro tara ca Italia sa mori in felul acesta. Nu inteleg cum este cu putinta ca in amiaza mare o banda de derbedei poate sa afiseze atata violenta si atata incredere in imunitatea lor. Multi au vorbit despre nepasarea omenilor din metrou: nu, era vorba de frica, de teroare. Un prieten curios m-a intrebat cati morti a facut Camorra in ultimii 10 ani. Chiar,cati au fost? M-am interesat: au fost peste o mie!!! In strainatate aceste lucruri nu se inteleg: un omor la trei zile (si vorbim numai de Camorra), o tara in care regiuni, judete si orase sunt profund legate de organizatiile criminale. Acum cateva zile am ascultat un interviu cu Roberto Saviano: amintea cum la Napoli in campania pentru ultimele alegeri nimeni (nici la stanga, nici la dreapta) nu a rostit cuvantul „Camorra” . Italia politicenilor a preferat sa se joace cu escapadele (adevarate sau nu) a lui Berlusconi, a preferat sa vorbeasca despre sula lui Topolanek, sau sa publice decaloage timpite. In Italia s-au preferat dispute despre fite si antifite…si acest lucru este greu de inteles in alte tari.

Petru Barladeanu l’hanno ucciso un mese fa davanti alla metro di Napoli sotto gli occhi terrorizzati della moglie. Nessuno se ne è accorto. L’hanno ammazzato senza motivo, nemmeno a una bestia si farebbe fare questa fine. Ieri un po’ ovunque si sono trasmesse le immagini della morte di questo povero cristo. È l’Italia. È il 2009. Niente Papi. Niente PD. Niente Libero o Repubblica. Solo un cadavere, tanta gente che scappa terrorizzata e una donna che chiede disperatamente aiuto. Qui in Romania stentano a credere che in un paese come l’Italia si possa crepare in questo modo. Non si comprende come in pieno giorno una banda di scalmanati possa ostentare tanta violenza e impunità. In molti hanno parlato di indifferenza della gente. No, era paura, era terrore. Un amico curioso mi ha chiesto quanti  sono stati i morti per Camorra negli ultimi 10  anni. Già quanti saranno stati? Ho cercato qualche informazione: più di mille!!!! Ora se ci sono cose che all’estero non si riescono a spiegare sono proprio queste: un morto ammazzato  ogni tre giorni e parliamo solo della Camorra, un paese in cui  uno svariato numero di regioni, province e comuni   mantengono un profondo sodalizio con feroci organizzazioni  criminali. Pochi giorni fa ho ascoltato un’intervista con Saviano:   rifletteva sul fatto che a Napoli nessuno (né a destra, né a sinistra)  durante l’ultima campagna elettorale avesse mai pronunciato la parola Camorra. L’Italia della politica ha preferito trastullarsi con le scappatelle vere o presunte del suo premier, con la nerchia di Topolanek, con  ridicoli decaloghi. Si è scelto di discettare su veline e  controveline… e anche questo all’estero non lo capiscono. Petru Barladeanu l-au omorat acu o luna in fata metroului din Napoli sub ochii terorizati ai sotiei sale. Nimeni nu si-a dat seama. L-au asasinat fara noima. Nici o bestie nu se omoara asa. Ieri s-au transmis imaginile mortii acestui biet om. E vorba de Italia. In anul 2009. Nu este vorba de iubirile lui Berlusca sau de opozantii lui. De ziarul Libero sau de Repubblica. Este vorba numai de un cadavru, de multa lume care fuge terorizata si de o femeie care cere in disperare ajutor. Prietenii din Romania le e greu sa inteleaga cum poti intro tara ca Italia sa mori in felul acesta. Nu inteleg cum este cu putinta ca in amiaza mare o banda de derbedei poate sa afiseze atata violenta si atata incredere in imunitatea lor. Multi au vorbit despre nepasarea omenilor din metrou: nu era vorba de frica, de teroare. Un prieten curios m-a intrebat cati morti a facut Camorra in ultimii 10 ani. Chiar cati au fost? M-am interesat au fost peste o mie!!! In strainatate aceste lucruri nu se inteleg: un omor la trei zile (si vorbim numai de Camorra), o tara in care regiuni, judete si orase sunt profund legate de organizatiile criminale. Acum cateva zile am ascultat un interviu cu Saviano: amintea cum la Napoli in campania pentru ultimele alegeri nimeni (nici la stanga, nici la dreapta) nu a rostit cuvantul „Camorra” . Italia politicenilor a preferat sa se joace cu escapadele (adevarate sau nu) a lui Berlusconi, a preferat sa vorbeasca despre sula lui Topolanek, sau sa publice decaloage timpite. In Italia s-au preferat dispute despre fite si antifite…si acest lucru este greu de inteles in alte tari.

CRONACA NERA

VECCHIONEGuardo poco la tv, quella italiana quasi nulla. Domenica però mi è capitato di imbattermi nel TG1 e di sentire una lunga e trionfalistica tirata sui respingimenti in mare accoppiata ad arte con la solita nota di cronaca nerissima: Due romeni uccidono un pensionato napoletano. Di primo acchito mi è sembrato il solito fattaccio di cronaca che, in quanto commesso da cittadini di passaporto romeno, ha il permesso di risiedere al TG1.  Poi ascoltando il pezzo scopro che i due presunti assassini hanno 22 e 14 anni (appena compiuti) e che il pensionato aveva avuto delle relazioni sessuali con il più giovane. In poche parole il povero pensionato dei titoli del TG1 s’era tramutato all’improvviso in un vecchio sporcaccione: un pedofilo. È strano come questo termine, che solitamente viene usato con estrema leggerezza dai cronisti italioti (vedi il delirio di Rignano), sia stato totalmente rimosso da questa notizia. Lo stesso hanno fatto parecchi giornali, su Repubblica ad esempio si legge: “Gli inquirenti hanno riferito che il quattordicenne, già sposato, in Italia da poco più di un anno, si prestava ad avere rapporti sessuali con uomini in cambio di qualche regalo. Il ragazzino frequentava sistematicamente anche la casa della vittima; la sua presenza nell’alloggio di Marechiaro, dove faceva piccoli servizi in casa e aiutava l’anziano nelle pulizie, risalirebbe anche al periodo in cui non aveva ancora compiuto 14 anni (il che è accaduto solo due mesi fa)”. Del pezzo colpiscono due cose: la prima, che si dica che il neoquattordicenne fosse sposato; la seconda che il giovinetto “si prestava” agli appetiti morbosi del vecchio e di altri. Andiamo per ordine. Sposato? Ma da chi? Da Rosa Iervolino Russo? A 13 anni? Ma l’articolista dà i numeri? Forse si riferiva al fatto che gli zingari spesso organizzano dei matrimoni tradizionali (non ho trovato un aggettivo migliore) tra adolescenti? Ne dubito, e comunque questi riti non hanno alcun valore, né giuridico né religioso. L’espressione “si prestava ad avere rapporti sessuali”, invece rende bene l’idea di una certa paraculaggine dell’informazione nazionale che – poveretta – deve mettere d’accordo l’ormai “classica” sete di reati violenti commessi dalle orede barbare balcaniche e le tipiche maialate di una fetta di italiani – sdoganate per distillazione dall’affaire Berlusca-Noemi. Mi domando: se le parti fossero state invertite, cioè assassini due italiani – un tredicenne italiano con il fratello maggiore, ad esempio – e la vittima (un punto di domanda posso mettercelo?) un vecchio pedofilo romeno, i titoli e gli articoli avrebbero avuto gli stessi toni? Per i cronisti il tredicenne si sarebbe ancora “prestato” alle voglie del vecchione? Non credo.

Ladri di picciriddi

Ancora una volta per i giornali italiani – ma anche per molti politici – i rom rubano i bambini (a noi gagé ovviamente). A maggio in un quartiere di Napoli – Ponticelli – si  denuncia l’irruzione di una zingara in un appartamento dove tenta di prelevare un neonato.


“Abbietta zingara, fosca vegliarda!
Cingeva i simboli di una maliarda!
E sul fanciullo, con viso arcigno,
L’occhio affiggeva torvo, sanguigno!…
D’orror compresa è la nutrice…
Acuto un grido all’aura scioglie;”

Ad evitare lo scempio ci pensano familiari e amici

Ed ecco, in meno che il labbro il dice,
I servi accorrono in quelle soglie;
E fra minacce, urli e percosse
La rea discacciano ch’entrarvi osò”.

La zingaraccia prova  a difendersi:

Asserì che tirar del fanciullino
L’oroscopo volea…
Bugiarda! Lenta febbre del meschino
La salute struggea!
Coverto di pallor, languido, affranto
Ei tremava la sera.
Il dì traeva in lamentevol pianto…
Ammaliato egli era!”

Ah scellerata!… oh donna infame!
Del par m’investe odio ed orror!

Per la ricostruzione dei fatti ho usato il testo del Trovatore, tanto per chiarire che il pregiudizio della zingara che ruba i bambini alligna nella letteratura (nel caso dei libretti d’opera nella pessima letteratura) da Cervantes a Hugo e oltre. Nel Trovatore la zingara rapitrice finisce al rogo, a Napoli ci si limita a dare fuoco al campo nomadi più vicino…che poi questi stanziamenti siano dei veri ghetti e non  l’eden dei gitani liberi e scanzonati è un altro discorso. Oggi, più che nei romanzi, il motivo della zingara che ruba i bambini circola nelle cosiddette leggende metropolitane e, fatto un po’ più inquietante, sui titoli d’apertura dei telegiornali e sulle prime pagine dei quotidiani. Poco meno di tre settimane fa nel parcheggio dell’ Auchan di Catania una zingara, con l’aiuto del suo compagno, avrebbe tentato di rapire una bambina di tre anni mentre la madre della piccola riponeva gli acquisti nel bagagliaio della macchina. La notizia è uscita in prima pagina su tutti i giornali e qui si può rivedere come è stata presenta sul TG DUE. Pochi giorni dopo però qualcuno va a sentire i lavoratori del supermercato: “Vediamo spesso scene di questo genere. Di solito i rom seguono i clienti fino alla macchina per chiedere l’euro del carrello. Sarà almeno un anno e mezzo che si usa così. Se poi sul carrello c’è un bambino, può capitare che siano loro stessi a tirarlo giù…” spiegano. “È tutto un equivoco, c’è stato tanto scalpore per nulla. Il fatto è stato gonfiato”, risponde la maggior parte dei dipendenti e qualcuno aggiunge “probabilmente questa voltadi fronte al rifiuto della signora, hanno provato lo stesso a prendere la moneta spostando la bambina”. Ma questo al TG o sulle prime pagine nessuno l’ha detto…

L’opera di controinformazione la concludo rubando, non un bambino, ma una foto di Luiza Puiu sottratta da questo bel supermercato inzingherata


 

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