NEL NOME DEL PADRE


eluana-12Ai prigionieri che lo vogliono è concesso rifiutare cibo ed acqua,  fino alla fine. Gli operatori sanitari non possono procedere alla loro alimentazione forzata, lo dice l’articolo 6 della dichiarazione di Tokyo dell’Associazione mondiale dei medici del 1975.
Eluana Englaro oggi è prigioniera di un involucro biologico chiamato corpo: vigilato, violato, tormentato da un governo di carcerieri. Ha scelto razionalmente più di sedici anni fa di rifiutare la non vita prospettata dallo stato vegetativo permanente. Oggi non può più ribadire questa scelta. A parlare per lei c’è il padre. Rimettere la volontà della figlia nelle mani del padre, mi è sembrata una soluzione dignitosa, in un certo senso cristiana. Se malauguratamente dovessi cadere in uno stato vegetativo di quel tipo vorrei che a decidere su di me fosse proprio la mia famiglia: libera di sperare in un miracolo o altrettanto libera di lasciarmi scivolare verso l’altrove. A me costerebbe sì poco. Purtroppo oggi in Italia ciò non può succedere e probabilmente non potrà succedere mai. Come scrivevo qualche giorno fa, i nostri governanti e i loro lacchè hanno deciso di accanirsi con colpi di mano giuridici, irruzioni maldestre e pietismo di bassa lega (si pensi all’affermazione del primo ministro secondo cui potenzialmente Eluana potrebbe partorire) puntando il mirino solo contro un padre e una figlia. In questa itaglietta dell’eterna emergenza e da questo grottesco annaspare nelle acque del diritto non poteva non spuntare un collaboratore di giustizia o, in termini più schietti e meno edulcorati, l’infame di turno pronto a giurare in tribunale che il suo grande amico (poteva essere altrimenti?) Beppino Englaro si è inventato tutto. La firma in calce alla delazione è di tal Pietro Crisafulli. «È il più basso livello umano che si possa raggiungere», ha commentato laconico il padre di Eluana. Ovviamente in questo clima inquisitorio non potevano mancare i “cattivi maestri”. Uno di questi è un mio fraterno amico: Tommaso Cerno che è così additato tommy-due2in un ruvido e un po’ sgrammaticato articolo apparso sul Foglio a firma di Giulio Meotti: “Chi ha avuto un ruolo importante nell’arrivo di Eluana è stato certamente il giornalista Tommaso Cerno, che si è occupato del caso Englaro per il Messaggero Veneto, gruppo Espresso-Repubblica, che ha raccontato la vicenda con piglio ideologico, da grande lotta per i diritti desideranti (sic) dell’individuo, tanta è stata la pressione dei suoi articoli in questa vicenda”. Ora se Tommy ha avuto qualche merito nel rientro di Eluana te Patrie dal Friûl io gliene sono grato, tuttavia mi pare singolare che un “collega” insinui che i suoi articoli facciano parte di una sorta di lobby politico – giornalistica che sta dettando le sorti ultime di Eluana… Caro Meotti, glielo assicuro Tommy va dove lo porta il cuore…Per chiudere  innanzi al balletto macabro dei finti moralizzatori italioti scelgo  un’asciutta massima di Carmelo Bene: “La democrazia garantisce solo l’invivibilità della vita, non risolve la vita”, che applicata al caso di Eluana suona come una strana premonizione.

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