Perché detesto la globalizzazione

imagesEreno li anni del rosario calcistico: Della Corna, Bonora, Fanesi, Leonarduzzi, Apostoli, Riva, De bernardi, Gustinetti, Pellegrini, Vriz, Ulivieri. Li anni della Junior Casale, della Pro Patria, della Clodia – o Crodia – Sottomarina, della Provercelli, della Pergocrema, del Derthona…delle mutande vergate da Teofilo Sanson e della Mitropacup (Zentropa!). Dall’altra parte della barricata, nel bunker del Primo Carnera si esibiva la Mobian (e sulla Tassan-Zanin non fatemi dire alcunché) contro la Pagnossin.  C’erano Cagnazzo, Otello Savio, Andreani e Bettarini … Lontano, oltre ogni possibile cortina ferrosa, se ne stava comodamente seduto Nicolae, Nicolae Ceausescu… benediceva le Fabbriche Socialiste: la ARO, l’OLCIT ma sopratutto la DACIA…dacia1Io, muletto di Parenzo strasse, della Romania annusavo solo i francobolli, la Nadia Comaneci, quel dadaista del tennis chiamato Nastase e un terremoto quasi simile al mio… Semplice e chiaro… Oggi mi ritrovo in una Romania italianizzata, con un’Italia romenizzata e con la Dacia (non  Valent, per fortuna), comprata per un bianco e un nero dalla Renault, che mi sponsorizza un’Udinese infarcita con Handanovic; Ferronetti, Coda, Domizzi, Lukovic; Inler, D’Agostino, Isla; Pepe, Floro Flores, Sanchez…

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4 Responses to “Perché detesto la globalizzazione”


  1. 1 HH 23 marzo, 2009 alle 9:00 am

    Hai proprio ragione, viviamo tempi orribili, detestabili, in mano a degli stupidi senz’anima. Un nanismo morale ed intellettuale assoluto, oltrechè fisico.
    E’ vero erano altri tempi, un altro mondo.
    La globalizzazione porterà alla catastrofe finale.

  2. 2 HH 23 marzo, 2009 alle 9:07 am

    Ah! l’autarchia, l’austerity…che bei ricordi, le strade deserte di auto…i miracoli calcistici di provincia…l’attacamento ai colori come a un ideale. allora il calcio era una cosa ancora pulita, adesso è solo una grande sporca finzione senza valore, senz’anima. Come tutto il resto…

  3. 3 catrafuse 23 marzo, 2009 alle 11:54 pm

    forse anche ai tempi che furono c’era parecchio letame, però lo si chiamava per nome…oggi si vive nella società dell’eufemismo e delle caricature

  4. 4 lorenzo cairoli 27 marzo, 2009 alle 11:22 pm

    Ilie era veramente un dadaista. Mi ricordo la finale di Davis con Stan Smith. Ilie sembrava Geronimo, Smith, Pat Garret.


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