Nobel o non nobel?

Herta Müller con Oskar Pastior

Herta Müller con Oskar Pastior

Letto attraverso le lenti della critica culturale romena il premio Nobel assegnato a Herta Müller  anima voci contrastanti. Paul Goma, il più noto tra gli scrittori dissidenti costretti all’esilio durante il comunismo, è tagliente: “Il nobel a Herta Müller non ha nulla a che spartire con la Romania”. Goma, che po’ rompicoglioni lo è per natura, retoricamente si domanda: “Come potrebbe il nobel a Herta Müller significare qualcosa per la Romania? Mi sembra che lei non si definisca una scrittrice romena, ma banateana”. E per rincarare la dose conclude: “Il suo non è stato un esilio, ma un’operazione di recupero da parte della Germania”. In realtà l’interesse della securitate verso Herta Müller e verso molti altri scrittori romeni di lingua tedesca (in primis gli appartenenti all’Aktionsgruppe Banat) fu ossessivo. Per farcene un’idea basta guardare la rassegna di documenti della polizia segreta comunista pubblicata dal cofondatore del Gruppo di azione Banat, William Totok, in Halbjahresschrift, alcuni dei quali riguardano proprio la novella nobel (da uno di questi ricavo di essere stato in qualche modo un vicino “postumo”  della Müller  str. Hebe 15!). Un intervento sulla premiazione  più mansueto è quello di Mircea Cărtărescu che in passato ha più volte ricordato la passione con cui lesse i versi  dei poeti tedeschi di Romania negli anni ’80 e l’importanza di queste letture per la sua poesia. Qui la digressione letteraria è d’obbligo: la svolta poetica della generazione ’80 dei poeti romeni deve moltissimo all’antologia Vant potrivit pana la tare che raccoglieva i versi dei seguenti poeti della minoranza tedesca (sveva e sassone): Anemone Latzina, Franz Hodjac, Rolf Frieder Marmont, Johann Lippet, William Totok, Richard Wagner, Rolf Bossert, Helmut Britz (Herta Müller non c’era). Questa incredibile raccolta poetica la potete acchiappare qui. Ritornando a Cartarescu, lui, che oggi è il più noto scrittore contemporaneo romeno, si sdebita verso la  rappresentante di questa letteratura in limine Romaniae così: “Sono felicissimo per il riconoscimento accordato a Herta Müller. Il premio è in primo luogo suo, ma non possiamo nascondere che proietterà una nuova luce sulla letteratura romena. È un evento gioioso, che dovrebbe renderci molto fieri della nostra compatriota”. Originale, polemico, al solito acido, ma non banale è il commento di Cristian Tudor Popescu, uno dei giornalisti più quotati e caustici di Romania. CTP crede che il premio assegnato a Herta Müller sia soprattutto accordato allo spazio spirituale e culturale tedesco e, a suo avviso, questa scelta porta con sé una forte componente politica. “È un bene che abbia ricevuto questo premio ed è un bene che si possa scrivere sugli schermi dei televisori: «Herta Müller, scrittrice nata in Romania», tuttavia non posso non pensare che non hanno ricevuto il nobel Petru Dumitriu, Marin Preda, Marin Sorescu, Ileana Mălăncioiu, per non parlare di Tudor Arghezi. La signora Herta Müller, una persona assolutamente rispettabile, è una scrittrice di lingua tedesca, non romena. Se non se ne fosse andata nel 1987 dalla Romania, non avrebbe mai ricevuto questo premio. Il contributo della Romania all’opera di Herta Müller è la vita da lei vissuta sotto il regime Ceauşescu negli anni ’70-’80. Si potrebbe dire che il principale fautore del premio assegnato alla Müller è Nicolae Ceauşescu. Ho assistito alla conferenza stampa della neo laureata: per tutto il tempo ha parlato di dittatura, non di letteratura. Sembrava fosse Nelson Mandela. Forse le avrebbero dovuto dare il Nobel per la Pace” (che – aggiungo io – sarebbe stato meglio che darlo ad Obama). Alle affermazioni di CTP va però apportata una precisazione: Herta Müller  in realtà ha scritto anche un libro  in romeno. Si tratta di Este sau nu este Ion, una strana raccolta di poesie scritte attraverso dei collage di ritagli di giornali accompagnata da un cd audio pubblicata qualche anno fa dalla Polirom. Proseguendo nella rassegna  dei pareri passo al barone della critica letteraria romena Nicolae Manolescu, che se la cava con alcune frasi di circostanza ricordando che il premio rappresenta, senza alcun dubbio, un onore anche per la Romania, l’opera per cui è stata premiata la scrittrice, infatti, dimostra che non possono essere ignorate le sue radici romene. Poi aggiunge: “Mi pare straordinario e sono contento per Herta e per la letteratura romena per questo piuttosto inatteso riconoscimento perché quando vedi la lista degli altri candidati, che comprende scrittori come Amos Oz o Philip Roth, ti sembra impossibile che qualcuno possa tenere conto di una scrittrice tedesca ancora giovane che proviene dalla Romania e che affronta problematiche interessanti per entrambi i paesi e per l’intera Europa”. Secondo il presidente dell’Istituto Culturale Romeno Horia Roman Patapievici (con cui lo scorso anno la Muller ebbe una un scambio  di opinioni al vetriolo in merito al “recupero” da parte dell’istituzione romena di alcuni intellettuali – Sorin Antohi e Andrei Corbea – ex-collaboratori della polizia segreta comunista) l’assegnazione del Nobel ad una scrittrice di espressione tedesca nata in Romania costituisce un segnale attraverso il quale il Comitato ha voluto ricordare il  ventennale dalla caduta del comunismo nell’Europa dell’Est. In coda alla rassegna inserisco il commento del filosofo Andrei Pleşu che afferma di ammirare la scrittrice per il suo modo di stare sempre aldilà delle convenzioni e dei modelli, a tal punto che per lei, a suo parere, bisognerebbe inventare un premio Nobel per la qualità umana, ricordando che grazie a lei una parte oscura della storia della Romania entra nel circuito della storia europea”. Per chiudere ricordo un bel quadretto della Müller dipinto dal caro amico Daniel Vighi lo trovate qui, in romeno però!

6 Responses to “Nobel o non nobel?”


  1. 1 Cico 12 ottobre, 2009 alle 11:30 am

    Le reazioni sono tutte interessanti, compresa quella cinica di CTP. Secondo me, i commenti di Plesu, HRP e di Cartarescu sono i più azzeccati, dal punto di vista degli stimoli positivi che la recente nomina potrà esercitare sulla conoscenza in Occidente della letteratura dei Paesi est-europei, ma anche sul dibattito che riguarda il comunismo di Stato e in particolare il ceausismo.
    Vighi fa bene a richiamare l’attenzione su zone a lungo osteggiate o trascurate dalla cultura “ufficiale” o “nazionale”.

    • 2 catrafuse 13 ottobre, 2009 alle 12:45 pm

      A me sembra che questo nobel sia un po’ anche di Cornel Ungureanu, un critico che da anni ha riletto la letteratura romena attraverso la geografia ricavandone un paesaggio complesso, in particolare per quanto attiene alle zone periferiche della Romania. Per quanto riguarda la cancellazione delle comunità dei tedeschi di Romania resta un retrogusto amaro: nemmeno Ceausescu era riuscito a fare quello che si è verificato in una decina d’anni di postcomunismo. Non so che ne pensi Herta Muller su questo punto.

  2. 3 rata dorina 15 ottobre, 2009 alle 10:16 am

    IO credo che la ROMANIA merita questo onore,dato di Sig.ra HERTA,datto il fatto che LEI,e nata e formata in ROMANIA,e che il nosto paese ha dei valori grandissime non conosciutti,uscite dal paese durante la dictatura comunista.BUONA FORTUNA ROMANIA!

  3. 4 catrafuse 15 ottobre, 2009 alle 8:14 pm

    cara Dorina,
    in effetti devo ammettere che un filo di orgoglio l’ho avuto quando ho realizzato che insegno nell’Università in cui si è laureata Herta Muller…

    • 5 Anonimo 2 settembre, 2013 alle 12:30 am

      Auguro a tutti i romeni con la potenzialita di materia griggia di metterla tutta-nel onore del nostro bel’paese!Ti amo ROMANIA-Ori unde-MA VOI AFLA!


  1. 1 Nobel o non Nobel? « FIRI Trackback su 12 ottobre, 2009 alle 10:49 am

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