I loro e i nostri dati

Qualche giorno fa il tribunale di Milano ha reso pubblica la sentenza di primo grado con cui si condanna 4 responsabili di Google a sei mesi di reclusione (pena sospesa) per la violazione della legge sulla privacy in relazione alla diffusione tramite google video di un filmato in cui un ragazzo autistico veniva sottoposto a vari maltrattamenti da parte di alcuni squallidi minus habentes. In sostanza il giudice di Milano ha condannato “google” non per avere ospitato il video incriminato, ma per non avere informato chi lo ha effettivamente caricato che l’utilizzazione di materiale sensibile appartenente a terzi vìola la legge e per avere ottenuto un vantaggio economico attraverso questa violazione. Il tribunale ha invece assolto i quattro dall’accusa di concorso in diffamazione. La sentenza si srotola per più di 100 pagine, tracciando non solo le fasi della vicenda del video, ma anche alcuni aspetti interessanti, nonché sorprendenti, della struttura interna e delle strategie di Google. Con una curiosa sincronia, sempre negli stessi giorni, Google ha messo in rete un nuovo strumento, Government requests , che illustra in modo sintetico i rapporti del gigante informatico con i dipartimenti di giustizia di vari paesi. Si tratta una mappa in cui si indicano, paese per paese, le istanze inviate a google da governi o da organi giudiziari, dal primo luglio al 31 dicembre 2009, per cancellare blog, conti di posta elettronica o su reti sociali (tipo orkut), video su YouTube, immagini ecc. oppure per ottenere dati personali sui possessori di account o sulla corrispondenza da questi inviata. La mappa è coadiuvata da alcune spiegazioni che servono ad interpretare, parzialmente, i dati e lo scopo di questa iniziativa. I paesi con il maggiore numero di richieste di dati su utenti dei servizi google sono Brasile (3663) Stati Uniti (3580) Regno Unito (1166), India (1061) Francia (846) Italia (550) Germania (458) Spagna (324). Per quanto riguarda La cancellazione di blog, filmati e iscrizioni al primo posto troviamo sempre il Brasile (291) seguito da Germania (188), India (142), Stati Uniti (123), Corea del Sud (64), Regno Unito (59), Italia (57), Argentina (42), Spagna (32). La lista non include la Cina che considera i dati riguardanti la censura alla stregua di un segreto di stato. La casistica delle eliminazioni varia da paese a paese. Brasile e India, ad esempio, dominano per le richieste di cancellazione di contenuti dalla rete sociale orkut (una specie di feisbuc made in google molto diffuso in questi due paesi), in particolare per vicende legate alla sostituzione di identità e alla diffamazione. La Germania chiede a Google di applicare i parametri del Dipartimento Federale per i Media dannosi alla Gioventù (BpjM) in particolare per evitare la diffusione tra i minori della pornografia e della violenza. Circa l’11% delle censure applicate in Germania riguarda  siti o blog che diffondono contenuti sul revisionismo storico (considerato reato in questo paese). Per quanto attiene l’Italia i dati nel dettaglio comprendono 550 richieste di dati, 57 domande di rimozione -eseguite in toto o parzialmente nel 75.4% dei casi, 8 blog eliminati -7 su ordine di un tribunale e uno da altra autorità, un filmato da Google video, un Gruppo di discussione a seguito di sentenza di un tribunale, 2 risultati da ricerca, 45 filmati su You tube. Purtroppo le statistiche di Government requests non offrono maggiori dettagli riguardo, ad esempio, il tipo di blog o video eliminati in Italia o sulle richieste riguardanti i dati degli utenti. In ogni caso l’iniziativa di google è decisamente interessante e sarebbe auspicabile che anche altri “colossi” della rete (feisbuc, in primis) condividessero con il pubblico dati di questo genere.
la mappa della censura

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