HIM

“L’Arte della provocazione” è il sintagma-cliché con cui i giornali amano impacchettare  l’opera dell’artista italiano Maurizio Cattelan.  La scelta di piazzare l’immagine di Adolf Hitler, inginocchiato con le mani giunte mentre chiede perdono, per pubblicizzare la sua prossima mostra organizzata in collaborazione con il comune di Milano, quindi non avrebbe dovuto costituire una sorpresa. Il comune meneghino invece ha deciso di rinunciare all’affissione dei manifesti (già stampati), accogliendo le proteste avanzate dalla comunità ebraica che considera l’immagine “un messaggio inopportuno” capace di urtare “la sensibilità nostra e di molti”. Contro il veto si sono espressi Vittorio Sgarbi e Oliviero Toscani che hanno suggerito all’artista di rinunciare alla mostra, perché “o un artista è libero di esprimersi o è un impiegato”[1]. Cattelan precauzionalmente ha invece preferito l’arte del compromesso e la sua personale sarà pubblicizzata attraverso mezzi meno trasgressivi. La vicenda è grottesca, tanto più che l’immagine incriminata riproduce una celebre installazione intitolata Him, che qualche anno fa è stata acquistata per la cifra record di 10 milioni di dollari dall’ebreo americano di origine austriaca Stefan Edlis, a quanto pare sopravvissuto dei campi di concentramento! [2].
L’arte contemporanea è un moloch che divora tutto e tutti, Hitler non fa eccezione.  Anzi, le citazioni hitleriane nelle opere degli ultimi 70 anni abbondano. George Grosz, l’artista “degenerato” della Neue Sachlichkeit, nel 1944 dipinge “Caino, o Hitler all’inferno”, opera in cui il Führer è ritratto seduto in uniforme, con un’espressione triste, mentre si asciuga la fronte con un fazzoletto. Hitler è immerso in un’atmosfera infuocata attorniato da mucchi di scheletri. Per rimanere sempre nello stesso ambiente artistico (e nel medesimo richiamo religioso), si può ricordare il quadro I sette vizi capitali di Otto Dix. Tra le figure allegoriche rappresentate nell’opera spicca un bamboccio con il volto di Hitler (Invidia) che cavalca un’orrida vecchia (Avarizia). Il quadro è del 1933 ma i baffetti sembra che Dix li abbia dipinti solo nel dopoguerra.
Negli stessi anni il fotografo di origine tedesca Erwin Blumenfeld pubblicava in Olanda una serie di fotomontaggi che trasformavano il volto di Hitler in un teschio irreale e spaventoso.

Di tutt’altro genere le suggestioni hitleriane presenti in alcune opere di Salvador Dalì. Il pittore surrealista ha coltivato una vera ossessione/passione per il dittatore tedesco verso cui nutriva una paradossale attrazione erotica, spesso immaginandolo come una donna. “Proclamo lo sguardo e le spalle molli di Hitler dotate di un lirismo poetico irresistibile” scriverà nel 1933, confessando di essere “affascinato dai fianchi bianchi e grassocci di Hitler… la più che divina carne di una donna di pelle bianchissima”, il Führer, infatti,  spesso appariva  nei suoi deliri erotici come una donna. La prima citazione iconica si trova nel quadro L’Enigma di Hitler del 1939: sullo sfondo una spiaggia con delle figure minuscole, in primo piano un arbusto secco su cui poggia un enorme ricevitore telefonico deformato da cui scende una goccia, da un rametto pende un pipistrello minuscolo, all’estremità opposta un ombrello. Sotto la cornetta vi è un piatto, sul lato destro un pipistrello con le ali spiegate trascina il contenuto di un’ostrica, dentro il piatto alcuni fagioli e un microscopico ritratto di Hitler. Distaccata una figura femminile osserva la scena. Il quadro portò quel bacchettone  di André Breton a lanciare contro Dalì un vero anatema con l’accusa di simpatizzare per il dittatore tedesco. Dalì replicò così: “Ho dipinto L’enigma di Hitler che, a prescindere da qualsiasi intento politico, ha riunito tutti gli elementi della mia estasi. Breton era indignato. Egli non era disposto ad ammettere che il signore del nazismo per me non fosse altro  che un oggetto di delirio inconscio, una forza prodigiosa autodistruttiva e catastrofica”. Alcuni critici vedono nell’opera un’allegoria dell’imminente scoppio della guerra preannunciata dagli accordi di Monaco: l’arbusto secco sarebbe un ulivo, la cornetta corrisponderebbe al dialogo impossibile, l’ombrello pendente dal ramo alluderebbe al primo ministro inglese Neville Chamberlain, i pipistrelli all’oscurità ecc. Forse anche in questo caso si esagera. Ma vediamo che dice Dalì: “Ho sentito questo dipinto come profondamente profetico. Ma confesso che non ho ancora capito l’enigma di Hitler. Egli mi ha attratto solo come un oggetto delle mie fantasie folli e perché ho visto in lui un uomo unicamente capace di rivoltare completamente tutto sottosopra”. In altri due dipinti Dalì ritorna sull’immagine di Hiltler. Il primo è Metamorfosi del volto di Hitler in un paesaggio al chiaro di luna con accompagnamento del 1958. In questo quadro Hitler è rappresentato dai soli baffi, ma l’immagine è visibile solo ruotando l’opera. Mantenendo il quadro nella sua posizione normale nello spazio chiaro contornato dagli alberi si ha l’impressione di vedere ancora una mezza faccia. Attraverso questi giochi illusori l’artista sembra sottolineare che la figura di Hitler per lui risiede nella sfera delle allucinazioni, del sogno, dei miraggi. L’ultima apparizione hitleriana è del 1973, il titolo è eloquente: Hitler che si masturba. Si tratta di un acquarello delirante  in cui il Führer in divisa si trastulla stando seduto su una poltrona che pare fondersi in un gruppo di cavalli con gambe di legno che sprofondano nella neve. Il tutto sembra riallacciarsi alle farneticazioni erotiche di Dalì riportate nelle sue  Confessioni inconfessabili: “Hitler mi attizzava al massimo. La sua schiena grassa, soprattutto quando lo vedevo comparire in uniforme con la cintura Sam Browne e con le bretelle che stringevano la sua carne, suscitava in me un delizioso brivido gustativo che partiva della bocca e mi produceva un’estasi wagneriana” (- continua)

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5 Responses to “HIM”


  1. 1 maria luisa 16 ottobre, 2010 alle 10:52 pm

    Questo post mi è piaciuto molto! Bravo!Lo girerò, col tuo permesso, a dei miei amici.
    🙂

    • 2 catrafuse 22 ottobre, 2010 alle 8:39 pm

      Ciao Marilu,

      Come sta Rikke? Dove siete Sicilia? Spagna?

      • 3 maria luisa 30 ottobre, 2010 alle 11:44 pm

        Ciao Dani
        siamo in Spagna. Rikke ha iniziato l’asilo nido e si è già beccata i primi virus. Così per una settimana se n’è stata a casa. ieri però l’ho mandata a scuola per la festa di halloween. Si è divertita molto.
        Domani organizziamo una festicciola di Halloween a casa mia per i bimbi delle caserma e ho appena finito di ricoprire di cioccolato le bare (pan di Spagna ricoperto di cioccolato a forma di bara) e ho sfornato le dita delle streghe. ler ricette le ho trovato cercando qua e là sui siti internet di cucina.
        Dopo questa parentesi di malattie infantili e dolcetti e scherzetti spero di rimettermi a tradurre.
        Voi come state?
        Un abbraccio
        Maria Luisa
        PS. Ti mando le foto della festa all’asilo al tuo indirizzo di posta elettronica 🙂

      • 4 maria luisa 30 ottobre, 2010 alle 11:55 pm

        Ciao Daniele,
        siamo a Valencia. Rikke a fine settembre ha iniziato a frequentare l’asilo nido e si trova molto bene. Frequenta la classe degli ippopotami. Ovviamente s’è anche beccata i primi virus ed è dovuta staresene a casa per più di una settimana, così che mamma ha dovuto nuovamaente fermare il suo lavoro di traduttrice (lavoro che segue strettamente i ritmi del bebè). Ieri l’ho mandaa a scuola però, perché celebravano la festa di halloween.
        Domani, invece, la festa si sposta a casa nostra e verranno i bambini della caserma. Appena adesso ho finito di ricoprire le bare con il cioccolato e poco prima ho preparato le dita della strega (ricette trovate su siti di cucina).
        Ti mando delle foto della festa a scuola sul tuo indirizzo di posta elettronica.
        Voi cosa mi raccontate? Che combinano Xenia e Antim.
        Un abbraccio a tutti voi
        Maria Luisa

        PS. Il vocabolario di Rikke:
        bau bau= qualsiasi animale, compresa la nostra gatta
        au= acqua, ma anche mia sorella, zia Laura
        a= abuelo e/o abuela
        nenà= bimbo o bimba
        mamà= mamma o papà
        ek-ke= Rikke
        per ora dice solo questo, ma comprende l’italiano, lo spagnolo e il valenciano alla perfezione.

  2. 5 maria luisa 31 ottobre, 2010 alle 12:02 am

    meglio due che niente! sembrava che la prima volta la lettera non poteva essere “postata”… invece. Comunque sono due lettere leggermente diverse, così non ti annoi.
    🙂


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