HIM-2

Lo scandalo   Cattelan-Hitler  è stato  anticipato   nel luglio scorso da una vicenda molto simile   che ha coinvolto  l’artista siciliano neo-pop Giuseppe Veneziano e la sua mostra organizzata a Santapietra. Le polemiche questa volta sono scoppiate perché  Veneziano ha deciso di pubblicizzare la sua antologica  patrocinata dal comune lucchese attraverso il quadro “La madonna del Terzo Reich”, ossia un rifacimento di una celebre Madonna con Bambino di Raffaello,  dove però  al posto  di Gesù appare Hitler. Ovviamente anche in questo caso si  è mobilitato il solito armamentario di censori che  si sono spinti fino ad accusare l’artista di blasfemia e di apologia di nazismo  [1]. Veneziano ha replicato  pacatamente: “Ho scelto la Madonna del terzo reich quale simbolo della mia mostra, perché ritengo sia la più rappresentativa delle mie opere. So che parlano di tele blasfeme, ma in tutta sincerità non capisco: ho letto da qualche parte che Gesù non si è mai scandalizzato, ma i farisei sì: a voi le conclusioni”.  Vorrei svolgere due osservazioni. Conoscendo l’amicizia che lega i due artisti, mi viene da pensare che la scelta hitleriana di Cattelan (il cui volto  appare in un ritratto esposto nella mostra di Veneziani ) rappresenti una sorta di citazione scherzosa dello scandalo artistico messo in piedi a Pietrasanta, un gioco nel gioco (tanto più che nella mostra milanese di Cattelan il pupazzo di Hitler non c’è). La seconda questione invece riguarda  i comuni italiani, con i loro sindaci, i loro assessorini alla cultura et similia che smaniano per organizzare  eventi artistici alla moda senza avere la più pallida idea di chi o cosa  stiano patrocinando. Il caso di  Veneziano poi è talmente clamoroso da diventare quasi ridicolo. Nel 2009 la Madonna del terzo Reich era stata pesantemente contestata  (ma anche acquistata) durante  Art Verona. Veneziano imposta tutta la sua opera rivisitando  l’arte del passato, mescolando personaggi storici, sacralità,  cultura pop e cronaca,  inoltre ha una certa  passione per l’iconografia hitleriana manifestata in  quadri come Il segreto di Hitler (il titolo forse richiama l’opera di Dalì) [2], in cui il leader nazista  appare dotato di  due procaci  zinne, oppure Novecento che immortala Mussolini, Stalin, Hitler e Berlusconi mentre partecipano a  un’allegra orgia assieme a Cicciolina, Jessica Rabbit, Biancaneve e altre. Morale:  se  dai il patrocinio a  una mostra di Veneziano sai cosa aspettarti, compresi i manifesti  con il volto di  Hitler-Gesù.
Lontano dallo stile burlesco,   ma sempre sulla scia della citazione,  è l’ottimo The Wandeling di Luc Tuymans   che richiama le atmosfere di Caspar Friedrich.
Rudolf Herz  invece è l’autore dell’installazione ZUGZWANG: una stanza sulle cui pareti si alternano, seguendo  il disegno di una scacchiera, i ritratti fotografici del Führer  e quello di Marcel Duchamps. Ad  accomunare  i ritratti è il loro  autore, il fotografo tedesco Heinrich Hoffmann che a suo tempo immortalò i due personaggi. Secondo  Herz  esiste una collegamento tra queste due  figure:  funziona per contrasto,  come  una partita di scacchi tra l’arte “degenerata” delle avanguardie  e  quella  pura e irregimentata difesa  e interpretata da Hitler.
Già, Hitler era anche un artista,  e allora perché non recuperarne alcuni acquarelli  per reinterpretarli. Detto e fatto:  ci hanno pensato i fratelli Jake e Dinos Chapman che un paio di anni fa  hanno acquistato all’asta 13 opere di Hitler  per poi ritoccarle   con  arcobaleni, stelline, cuoricini e altri interventi scanzonati. Il tutto è stato esposto in una mostra intitolata If Hitler had been a Hippy How Happy Would We Be, una meditazione su  quale sarebbe stata la sorte del mondo se il   leader nazionalsocialista   fosse stato ammesso all’Accademia di Vienna.  I Chapman hanno  sborsato 115000 sterline per i 13 disegni esposti durante la mostra , ma ne hanno recuperate 685.000 vendendoli: miracoli dell’arte degenerata!
Le apparizioni di Hitler sulla scena dell’arte contemporanea prendono le fogge più assurde o deliranti: c’è   Nir Avigad che ha  realizzato ed esposto  150 ritratti-vignette del dittatore tedesco in stile computer-cartoon [3]. Il suo collega Boaz Arad ha  invece esibito un tappeto  umano con il volto di Hitler[4]. Hitler può diventare una teiera per l’artista americano  Charlie Krafft,[5] un feto per Alexandre Nicolas [6],  dulcis in fundo,  se ti capita di avere una madre “creativa” e danese  (ma nata in Norvegia)  potrebbe metterti  in  divisa e baffetti per  trasformarti in un’opera d’arte a forma di Hitler[7].

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