GERONIMO

Lascio ad altri commentare le contraddizioni e i lati poco chiari della vicenda Bin Laden, mi limito solo a svolgere alcune considerazioni sulla scelta da parte delle forze statunitensi di utilizzare in questa  esecuzione  il nome in codice “Geronimo” per il   loro vecchio amico Osama. È un gesto che ben illustra l’orizzonte mentale di questi eterni liberatori che considerano la loro l’unica memoria possibile e  la loro l’unica giustizia possibile. Mi è difficile comprendere come il mondo s’incanti innanzi all’omicidio  di un uomo disarmato,  fosse anche un  sanguinario, ma pensare che un  manipolo di democratici esaltati assegni ad  un altro esaltato,   presunto  demolitore di torri gemelle,   imperituro  fuggiasco   e  probabile rimestatore di vari servizi e servizietti,  il nome di uno dei più gloriosi capi indiani  mi da veramente il voltastomaco. Per  lenire il fastidio riporto un estratto di un articolo apparso sul sito  indian country:

“La rabbia nella nazione  indiana per l’associazione di Osama Bin Laden con Geronimo è palpabile, ed è giusto che sia così. Accostare il capo Apache Geronimo, che lottò valorosamente per la per patria  della sua tribù e per la sua gente  contro delle forze incredibili – con un vile assassino  come Osama Bin Laden è  più che offensivo. Tale insulto  oltrepassa  la figura di Geronimo poiché egli è  un simbolo del guerriero  Indiano americano. Dipingere Geronimo con gli stessi tratti di  un terrorista globale come Bin Laden suggerisce che gli indiani americani siano dei selvaggi sanguinari. Questo stereotipo è totalmente falso. L’onore di un guerriero indigeno  non si è mai  basato su atti violenti commessi in tempo di guerra, anzi, risiedeva  nel fatto di avere  scelto di rischiare la propria vita  per salvare altri dal male.

I guerrieri Indiano-americani  non combattevano solo per uccidere. Tra  molte tribù delle pianure, il combattimento tra le nazioni tribali comprendeva il conteggio dei colpi,  con  cui un guerriero umiliava il suo avversario toccandolo con un bastone, senza  ucciderlo. In tal modo, l’onore di un guerriero veniva  elevato,  mentre il suo nemico veniva screditato, vivendo  per combattere   un altro giorno.

Il guerriero indiano americano era  un difensore e protettore della sua gente sopra ogni altra cosa e non c’era nessun limite a ciò che un guerriero avrebbe fatto  per salvare il suo popolo. Un certo numero di Tribù possedeva  un gruppo scelto di guerrieri che rimanevano  a terra ancorati a dei  pali per far fronte  all’invasione da parte del nemico e permettere al resto resto della tribù di mettersi in salvo.

Anche quando nel 1800  le tribù  si opposero alla Cavalleria statunitense, lo scopo principale della guerra non fu   di uccidere, ma  di rimanere liberi  sulle  terre degli avi, e di proteggere  anziani innocenti, donne e bambini. La loro sfida era  una dichiarazione:  le genti native hanno il diritto di esistere.

Da allora, le nazioni native hanno sofferto molto. Tuttavia, i valori di coraggio e audacia sopravvissero.  Durante la prima guerra mondiale, gli indiani americani non erano coscritti, perché non avevano la cittadinanza. Non ebbe  importanza. Moltissimi  indiani si presentarono come volontari comunque. Il Congresso degli Stati Uniti fu  così impressionato dal coraggio dimostrato durante la prima guerra mondiale  da questi indiani americani che nel 1919  diede loro  la cittadinanza. L’attitudine  degli Indiani d’America nella prima guerra mondiale  influenzò in seguito la decisione del governo federale di rendere tutti gli indiani cittadini  degli Stati Uniti nel 1924. Il nostro contributo alle   forze militari americane non  si esaurisce qui. Nella seconda guerra mondiale, soldati indigeni contribuirono alla sconfitta delle potenze dell’Asse anche grazie agli  American Indian codetalkers che usarono  le loro  lingue per trasmettere  ai militari messaggi in codice che non furono mai  decifrati dal nemico.

Da allora in tutti i conflitti cui   gli Stati Uniti hanno preso parte, i Nativi americani  hanno continuato a rispondere  alla chiamata del servizio militare. Sul totale della  popolazione, gli indiani americani hanno servito  nell’esercito degli Stati Uniti con   un numero maggiore pro capite di individui  rispetto  a qualsiasi altro gruppo razziale  […]”  Il resto dell’articolo può essere letto qui (in inglese però).

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