ULTRAS, ROMANIA E PROTESTE

Dietro la fumea lasciata sulle strade di Bucarest dai lacrimogeni appaiono i profili di nuovi protagonisti dello scontro sociale nella Romania di inizio millennio: gli ultras. Dipinti da tutti i commentatori ufficiali come il peggior nemico in assoluto, relegati da tristi politicanti al confine dell’umanità tra i banditi, i selvaggi o le bestie, i supporter delle curve romene escono allo scoperto e spiegano, molto meglio di altri, le mille sfaccettature delle proteste. Certo, parlare di ultras come se si trattasse di una realtà omogenea è sbagliato, a me semplicemente interessa riportare le voci di chi è sceso in piazza prendendosi le randellate dei celerini e gli insulti del mainstream mediatico. Le loro sono testimonianze scritte o raccolte a volo, che non lasciano spazio a molti fronzoli stilistici e a vuota supponenza accademica. Si tratta di frammenti semplici e lucidi che contribuiscono a dipanare il groviglio di rabbia e frustrazione presente nella piazza e a fare il punto sullo stato della scalcinata nazione romena. Ho raccolto un po’ di materiale che può servire a capire meglio questa realtà. Iniziamo con la traduzione dell’intervista a S., un ultras della Dinamo, pubblicata sul sito Vice da di Flavia Constantin. Ho eliminato solo un paio di passaggi per rendere più scorrevole il testo.

Cosa ti infastidisce di più?

L’infelicità diffusa. Non possono essere più concreto, ci sarebbe troppo da dire.

Il 15 gennaio ti sei sentito ultras o teppista?

Il 15, a commettere gli atti di vandalici sono stati solo dei romeni che hanno agito in modo teppistico. Il vandalismo non è appartenuto strettamente agli ultras. Il teppismo si è diffuso tra tutti i rumeni che conoscono le loro rivendicazioni. Le panchine sul viale Bratianu non le abbiamo spaccate né noi, né quelli della Steaua, né quelli del Rapid, ma gente presa dall’adrenalina del momento. Forse ora più persone comprendono le nostre motivazioni.

Il vandalismo era necessario?

Potremmo classificarlo nella categoria del “male necessario.” Non basta avere opinioni. Qualcuno deve assumersi il ruolo dell’istigatore. E non è un termine con connotazioni negative.

Cioè la violenza legittima la protesta?

In nessun caso. Le rivendicazioni legittimano la protesta. La violenza è solo un altro modo di comunicare, quando gli altri mezzi sono stati ignorati o non hanno avuto successo.

Pensi che tutte le persone coinvolte abbiano le stesse rivendicazioni?

No. Purtroppo molti non sanno nemmeno perché sono lì. Bisognerebbe precisare … penso che sia una cosa molta delicata.

Beh, lo è ​​…

 Ero lì perché mi sento preso per il culo da quelli che ho eletto. Ci sono stato perché ho visto che non sono l’unico che si sente in questo modo. Quindi, forse, non sono io il pazzo.

Pazzi o no, le persone hanno reagito insieme. Quella notte non c’erano solo sostenitori della Dinamo, Steaua e Rapid.

No, assolutamente. Questa è stata la cosa più bella. Eravamo tutti assieme. Disillusi e illusi oltre misura. Anche dalle proprie scelte.

Non sei furioso perché le tue aspettative sono state disattese? È come alla partita quando insulti la squadra del cuore, no?

I colpevoli, non la squadra. Li insulto quando vedo che non danno il meglio di sé nel compito che hanno giurato di affrontare nel modo migliore, spero che abbia un senso. L’avversione è contro chi ha dimenticato che sta alla guida la Romania per servire gli interessi di tutti i rumeni. Una vecchia avversione … Arafat [1] è stato solo una scintilla che non sembrava non dovesse più apparire…

Arafat è un eroe anche per gli ultras?

Non è un eroe, è un uomo che ha saputo presentare il suo disappunto per attirare l’attenzione della gente.

Qual è stata la scintilla il 15 notte? Chi ha lanciato il primo petardo?

È stato incredibile. È vero la scintilla siamo stati noi ultras. Abbiamo portato l’atmosfera degli stadi in strada. Con tutta l’adrenalina.

E la miccia?

La mancanza di risposte corrette agli eventi del giorno precedente, le distorsioni dei media che presentavano i celerini come vittime e non come aggressori, i vari discorsi delle “personalità” politiche. Oppure il primo ministro Boc che visita all’ospedale Floreasca un celerino ricoverato durante la notte per motivi non specificati, bloccando l’ingresso in ospedale per la gente che veniva da casa con il cibo per i parenti ricoverati.

Cosa è venuto prima, i lacrimogeni o i roghi, la celere o gli ultras?

I lacrimogeni. Noi abbiamo sfruttato lo spazio con i roghi. Ma non abbiamo appiccato il fuoco per difenderci, lo scopo è stato lo stesso dei lacrimogeni, cioè intimidire i gendarmi.
[…]

Pensi che le proteste avrebbero avuto una eco senza violenza, senza lo spettacolo?

No. Molto probabilmente, senza la violenza tutto si sarebbe limitato agli slogan gridati da quelli che stavano sul marciapiede ed ignorati da chi siede al potere. La circolazione del traffico era normale in un momento anomalo. Il traffico doveva essere bloccato su Boulevard Magheru. La gente voleva uscire in strada, non camminare sui marciapiedi. Si doveva capire che la folla aveva il controllo. È stato incredibile vedere lanciare delle pietre da gente che non ne aveva mai presa in mano una. In quel momento comprendi che non hai nulla da perdere, che sei già nella merda.

Come ha replicato la stampa?

So che è stato picchiato anche un giornalista. Gli ultras l’hanno aiutato. Bisogna cooperare con i media, per influenzarli e cambiare qualcosa. Ma anche la stampa, come la politica, va distrutta e poi ricostruita.

Prossimamente, si farà ancora qualcosa?

Fare qualcosa? Noi facciamo tutto il possibile.

Note:
[1] Raed Arafat è un medico di origine siriana che ha creato da zero il sistema pubblico del servizio ambulanze in Romania. Nominato sottosegretario alla Sanità nel 2007, all’inizio di gennaio si è opposto al diktat presidenziale sulla privatizzazione totale della sanità rassegnando le dimissioni e riscuotendo una vasta solidarietà da parte di migliaia di persone scese in piazza a suo sostegno.

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