LA LEGA DEL BANATO

Il Banato è forse l’unica regione europea dove svariate etnie (almeno 10) non solo convivono assieme senza particolari tensioni, ma addirittura affermano che questa diversità sia il legante dell’identità della regione stessa. La questione regionalista in Banato è una specie di fiume carsico che ogni tanto riaffiora, già negli anni ’20 Sever Bocu promuoveva l’idea di un’organizzazione per tutelare gli interessi del Banato. Negli ultimi anni l’equilibrio di questo ecosistema etnico ha subito dei danni praticamente irreparabili a causa del fenomeno migratorio verso Occidente. In particolare dall’orizzonte banateano è praticamente scomparsa la componente tedesca (svevi/şvabi[1]) che nel giro di qualche decennio è passata da 750.000 a 75.000 individui. Qualche giorno fa a Timisoara si è discusso della creazione della Liga Bănățeană (Lega Banateana) e  ho l’impressione che ne sentiremo parlare  in futuro. Io dovevo andarci poi però sono incappato nei compiti di mio figlio e allora vi posso offrire solo la traduzione un po’ adattata dell’articolo che l’edizione locale del quotidiano Adevarul ha dedicato all’evento. Sono certo che in futuro sentiremo parlare spesso di questa realtà e non sempre in termini elogiativi, per il momento accontentiamoci dell’articolo di Ştefan Both:

La gente del Banato si organizza per sostenere dal punto di vista culturale, storico e sociale e per promuovere gli interessi di questa regione, anticipando così la futura introduzione in Romania del sistema regionale in ambito economico e amministrativo come chiesto dalla UE. La società civica banateana ha deciso di accelerare i tempi e creare un’organizzazione che porterà il nome di Liga Bănățeană (Lega Banateana). Con questa iniziativa in primo luogo si vuole smuovere il Banato dal torpore in cui sprofonda giorno dopo giorno. L’intenzione è quella di risvegliare la tradizione multietnica della zona, anch’essa in via di estinzione, di promuovere i valori e la storia locale, di riallacciare i rapporti con i banateni della diaspora, con gli svevi che hanno lasciato il Banat, ma anche con i banateni di Serbia e Ungaria. Il primo incontro dedicato alla fondazione della Liga Bănățeana si può definire un successo. Numerose personalità di Timisoara che sono intervenute all’incontro organizzato dall’associazione Sara Banateana hanno sottolineato che la nascita della Liga trova le sue origini nel punto 11 del Proclama di Timisoara letto dal balcone dell’Opera l’11 marzo 1990, in cui si affermava:
“Timișoara intende tenere in seria considerazione e utilizzare il principio del decentramento economico e amministrativo. Si è anche proposto di sperimentare nella provincia Timis un modello di economia di mercato, che parta dalle grandi capacità e competenze degli specialisti locali …”.
Al tempo questo passaggio del Proclama venne accusato di secessionismo. Oggi la regionalizzazione è solo questione di tempo e il governo romeno ipotizza varie soluzioni per suddividere il paese in nuove entità amministrative.
“L’ideea di una Lega Bănățeană esiste da più di un anno. Vogliamo tornare ad essere l’orgoglio del paese. Per questa ragione dobbiamo fare lobby a livello nazionale e internazionale. Vogliamo far uscire il Banato dalla letargia in cui è piombato. In Romania esistono già realtà che riescono a promuoversi bene senza possedere una storia come la nostra”, ha dichiarato Bogdan Herzog, uno dei promotori della Liga Bănățena e organizzatore della serata. Lo storico Sorin Forțiu ha ricordato che il decadimento del Banato parte dal livellamento regionale imposto dal regime comunista e ha chiesto ai futuri iscritti alla Lega di avere una mentalità aperta, spiegando: “L’organizzazione sarà aperta a tutti, a prescindere dalle differenze di etnia, confessione o orientamento politico. Non ci rivolgiamo a una cerchia ristretta di persone. Chiediamo solo apertura mentale nei nostri confronti. Vogliamo vigilare sugli eletti locali, vogliamo che ci rendano conto sulle cose che non vanno nella giusta direzione”. Entusiasta rispetto all’iniziativa è anche il professor Nicolae Țăran “Mi compiaccio che finalmente ci si schieri. C’era bisogno di un’organizzazione di questo genere. Il Banato ha bisogno di organizzazione e struttura. Ceaușescu organizzò una vera epurazione etnica in Banato, di cui non si hanno altri esempi nella storia. Nimeni nu a făcut o dezbatere publică pe tema astassuttito su questo tema. C’è del malcontento. Bisogna ristabilire la verità storica. Fortunatamente, il Banato possiede ancora documenti, anche se alcuni sono a Vienna o Budapest. Farò tutto il possibile per aiutare questa associazione, per difendere i nostri interessi, per ricostruire la solidarietà di un tempo tra romeni, ungheresi, tedeschi, serbi e le altre etnie”.
Lo scrittore Daniel Vighi, presidente del gruppo Ariergarda e membro della Società Timișoara, ha identificato due direzioni per la Lega Banateana: una politica e l’altra civico-culturale.
“La politica è molto importante. Il presidente e Băsescu, il premier, i partit più importanti sono favorevoli alla regionalizzazione. Ce lo chiede l’Europa. Ma questa regionalizzazione romena la si vuole senza identità storiche, senza nomi, come al tempo di Ceaușescu: regiune ovest, est, sud, nord. Dobbiamo negoziare con i partiti, incontrarli e chiedere: Noi vogliamo una capoluogo di regione, autogoverno, decentralizzazione, parlamento regionale”, ha dichiarato Daniel Vighi. Relativamente all’aspetto culturale, Daniel Vighi sostiene che bisogna preservare il patrimonio della città, oggi infatti sono troppi gli edifici in rovina, i monumenti occultati, troppa la storia amputata: „La nostra storia è diversa da quella della Transilvania. Dobbiamo sapere chi siamo. L’importante è evitare lo sciovinismo, perché Timisoara è una città aperta che accolto persone da Basarabia, Oltenia, Bihor, Moldavia, Maramureş. Non si spaventino a Bucarest non siamo secessionisti. Vogliamo solo decentramento e regionalizzazione”, ha aggiunto Vighi.
All’incontro si è puntata l’attenzione anche sull’annosa questione delle tasse “prodotte” in Banato che ritornano solo in minima parte in questa regione ricordando che, sebbene il distretto Timiş sia al secondo posto, preceduto solo da Bucarest, tra i contribuenti fiscali, poi riceve solo il 20 per cento di quanto raccolto. Anche Lucian Ristea, ex diplomatico presso l’ Ambasciata della Romania a Belgrado, è disposto a sostenere la Lega Banateana. “Ho lavorato a Bucarest e vi avverto: là non vi guarderanno con simpatia. Non ci stenderanno un tappeto rosso. Nessuno accetterà un Banato con una tradizione che desidera affermarsi in modo naturale. Questa non è mai stata una regione qualunque e mai lo sarà. Non vogliamo separarci. È giusto che la Lega voglia riportare a casa le persone che se ne sono andate dal Banato. Non ho mai incontrato un banateano partito da qui che non sia fiero delle sue origini”, ha detto Lucian Ristea.
Un’altra priorità sarà la promozione della bandiera del Banato, assieme allo stemma e al vessillo di Timișoara, che ancor oggi Bucarest non ha approvato, ancorché esistano regioni in Romania che fanno sventolare la propria bandiera presso le istituzioni pubbliche. Durante l’incontro si è anche proposto di celebrare la Giornata del Banato il 18 ottobre, per ricordare la liberazione di Timişoara dalla dominazione ottomana avvenuta nel 1716 con l’ingresso a Timişoara delle truppe guidate da Eugenio di Savoia.

[1]: gli şvabi (svevi) sono gruppi di tedescofoni (di varia origine) che si sono installati in Banato a partire dal 1718.

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