Lo sguardo di Willy

Fanculo amici, famiglia, studenti, fanculo. Per due giorni mi immergo nelle 11.000 fotografie che Willy Pragher ha lasciato all’archivio pinco-pallino del Baden-Wuerttemberg. Pragher nasce a Berlino nel 1908, è mezzo romeno e mezzo tedesco e tra Romania e Germania cresce. Negli anni trenta si trasferisce a Bucarest, fa il fotografo per un’azienda ma soprattutto per sé stesso e per noi che oggi guardiamo i suoi scatti. Lo attraggono i contrasti e in Romania ne trova una fonte di infinita bellezza. C’è proprio tutto questo paese splendido e matto nelle immagini di Pragher: la Bucarest delle ebbrezze moderniste e delle periferie pezzenti, i suoi artisti, la ressa sui marciapiedi, i balletti e le ballerine, i fasti, lo scazzo del meriggio in riva ai laghi o sui tetti dei grand hotel, l’afrore dei mercati e della strada, la sublime banalità del quotidiano. Poi stadi, sport, calcio, industria, Benito, Adolfo e Re Michele. Il Danubio e le sue inondazioni, la fluitazione, il mondo anfibio del Delta, i Carpazi, la Moldavia, il Banato con il suo groviglio di etnie, la Transilvania e le fortezze sassoni. Ma anche guerra, i fronti dell’est,i soldati tedeschi nella capitale e Harald Kreutzberg che danza per loro, la rivolta dei legionari, i voli di Irina Burnaia e le bombe di quelli che oggi chiamiamo alleati. Eppoi Odessa, Cernăuți e tutto il resto. Il fiume in piena delle sue immagini ovviamente non ci racconta nulla dei quattro anni (1945-1949) passati, in quanto tedesco di Romania, in un lager in Siberia. Se per assurdo là avesse trovato una macchina fotografica col suo sguardo Willy avrebbe fiutato anche l’ultima usma di vita per stanarla e ammirarla, senza piagnistei, senza risentimenti: ad occhi spalancati.

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2 Responses to “Lo sguardo di Willy”


  1. 1 attilio 25 marzo, 2012 alle 12:29 pm

    incredibile de frumoase si proaspete aceste poze. e cert ca nu e tara pe care o cunoastem noi,

    • 2 catrafuse 25 marzo, 2012 alle 4:43 pm

      da si nu Attila, Romania “mea” este destul de asemanatoare cu ceea a lui Pergher: Un roman fara sfarsit plin de personaje incredibile si de situatii absurde. E clar totusi ca perioada comunista a produs un hiat enorm in istoria acestei tarii, despre comedia postdecembrista prefer sa nu spun nimica.


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