Morire ammazzati come bestie selvatiche


Per chi segue con passione le vicende romene questo è un libro da non perdere. Si tratta della ricostruzione degli ultimi giorni della coppia Ceaușescu realizzata dal giornalista Grigore Cartianu. Il volume fa parte di una triologia dedicata ai retroscena della cosiddetta rivoluzione romena che, oltre a questo corposo saggio, include Crimele Revoluţiei (I crimini della rivoluzione) e Teroriştii printre noi. Adevărul despre ucigaşii Revoluţiei (I terroristi tra di noi. La verità sugli assassini della Rivoluzione). L’opera è dettagliatissima e svela molti particolari inediti, chiarendo in modo difficilmente oppugnabile che la cosiddetta rivoluzione del 1989 fu un colpo di stato organizzato dall’ala gorbaciovista del partito comunista romeno appoggiato direttamente da Mosca con la benedizione di Washington. Cartianu ha il merito di affermare un’altra scomoda verità: gran parte dei circa 1000 morti del Dicembre 1989 non cadde per ordine di Ceaușescu, ma a causa della deliberata opera di disinformazione messa in atto dai vertici del Fronte di Salvezza Popolare che mirò a seminare caos e terrore nel paese per legittimare la propria immagine di salvatori della nazione. Leggere i libri di Cartianu oggi, può aiutare a capire anche quello che sta avvenendo in un paese lontano come la Siria. Si pensi ad esempio all’uso propagandistico della minaccia dei „terroristi” (che paradossalmente si diceva fossero libici e siriani) fatto dal governo rivoluzionario di Bucarest. Questi avrebbero massacrato, stuprato, torturato migliaia di civili inermi, in realtà non ne fu catturato nemmeno uno. Era disinformazione per sparare sulla gente, sulla polizia o per fare accoppare i militari tra loro (come nel caso del massacro dell’Aeroporto Otopeni del 23 dicembre). Lo scopo? Creare terrore e consolidare la propria autorità. Quando ho letto che dietro la strage di Ḥūlāh ci sarebbero gli shabiha, dei fantomatici teppisti al servizio della famiglia di Asad, a me sono tornati in mente i terroristi del dicembre 89 romeno… ma forse sono solo mie allucinazioni, meglio tornare alla Fine dei Ceaușescu. Sull’edizione italiana del libro di Cartianu ho trovato su Rinascita un bell’articolo scritto da Luca Bistolfi (a cui va anche il merito della traduzione del volume), lo riproduco qui sotto:

Per la prima volta dopo oltre vent’anni dal crollo del regime comunista romeno, l’Italia ha a disposizione la prima e più completa ricostruzione, precisa sin nel dettaglio, di quel lontano dicembre 1989. Si tratta de La fine dei Ceausescu. Morire ammazzati come bestie selvatiche, del giornalista romeno Grigore, tradotto e curato dallo scrivente.
Nemmeno in Romania, nonostante il profluvio di saggi composti dopo quell’anno e che ancora si stanno scrivendo e pubblicando, nessuno ha rivelato così tante notizie e sollevato così tante domande, come ha fatto Cartianu. Il quale – vale la pena ricordarlo – ha proseguito la sua indagine in altri due libri, cui ne seguirà un quarto, intitolati Crimele revoluției (I crimini della rivoluzione) e Teroriștii printre noi (I terroristi tra di noi), che ci auguriamo anch’essi potranno vedere la luce nel nostro Paese.
I primi due lavori, usciti entrambi nel 2010 presso le edizioni del quotidiano “Adevărul” di cui Cartianu è caporedattore, hanno venduto circa duecentomila copie, partecipando alle più importanti rassegne librarie della Romania e il libro appena apparso in Italia è già stato tradotto in diversi Paesi, tra cui Francia e Germania.
Dopo l’uscita del volume, l’autore si è trovato davanti, oltreché a un ingente sostegno da parte dei lettori, al fuoco di sbarramento di buona parte dei politici romeni protagonisti, diretti e indiretti, di quel lontano dicembre. Anzitutto di Ion Iliescu, primo presidente della Romania cosiddetta democratica, e tra i principali artefici di quello che ormai moltissimi definiscono non già rivoluzione bensì colpo di Stato.
Il lettore appassionato di storia e politica il quale però sia stato costretto a bere menzogne scritte e ripetute a ufo in questi oltre vent’anni, si avvedrà sin dalle prime pagine dell’inganno cui ogni mezzo di comunicazione, storici e giornalisti lo hanno imbrigliato e imbrogliato. La verità, ancorché infossata negli ipogei della storia dai vincitori, a poco a poco tende, come un corpo gettato in mare, a riemergere, ed esser così restituita ai legittimi proprietari per degna sepoltura.
Tra i molti risvolti inediti, veniamo a scoprire, per esempio, che la fine truculenta del dittatore era stata decisa da George Bush e Mihail Gorbaciov all’inizio di dicembre e contestualmente l’immagine dello statista sovietico sarà ridotta di molto e riportata, almeno in parte, alla sua giusta dimensione, politica e umana. Scopriremo inoltre che Ceauşescu, in realtà, non fuggì mai dalla sede del Comitato centrale, ma fu costretto a scappare per poi essere incastrato e arrestato, così come verremo a sapere che Ion Iliescu, il socialista dal volto umano ma dall’animo diabolico, ricevette precisi ordini da Mosca, la quale, alla sua volta, prese direttive da Washington. E sorpresa nella sorpresa: il sanguinario dittatore, come è ancora definito, non era affatto sanguinario, anzi: pagò cara la sua tolleranza nei confronti degli oppositori politici interni. Ma di più: il lettore conoscerà molto da vicino anche i protagonisti nascosti della truce avventura decembrista, quali militari e dirigenti del Partito comunista romeno i cui nomi, presso il grande pubblico italiano, non hanno mai avuto corso legale. Il libro è inoltre arricchito da una folta serie di Appendici in cui sono presenti tutti i documenti essenziali di quei tempestosi giorni, quali per esempio le riunioni d’emergenza del Comitato politico esecutivo, gli ultimi discorsi del Conducator e la trascrizione completa dello stenogramma del cosiddetto processo. La fine dei Ceausescu è in buona sostanza un’inchiesta giornalistica che mette a punto e in chiaro una torbida faccenda che, di chiaro e preciso, non ebbe mai niente sin dall’inizio. Il libro non è affatto una difesa politica di Nicolae Ceauşescu (Cartianu al contrario è spietato nei confronti del Conducator) perché, invero, non si tratta nemmeno di condannare o assolvere Ceauşescu: bensì di fare in modo che studiosi e semplici lettori possano avere a disposizione tutti gli elementi necessari per giudicare ciò che per venti e più anni i magliari della storia occidentale hanno gabellato come verità e che scopriamo oggi per la prima volta essere una brutale menzogna. O, per esprimerci con la parola che lo stesso Conducator ebbe il coraggio e la lucidità di pronunciare durante il «processo stalinista» cui fu sottoposto, una mascaradă, ovvero una pagliacciata.
Il testo è completato da una mia Postfazione intitolata “Il fango e la neve. Romania 1989-Duemila”, in cui amplio e integro le testimonianze portate da Cartianu con una notevole serie d’ulteriori documenti e informazioni. Racconterò, per esempio, come e perché un notissimo giornalista italiano d’una grande testata nazionale, se ne andò via proprio a causa d’una pesante censura voluta da alcuni poteri forti e quale ruolo giocò la finanza mondiale nell’estromissione di Ceauşescu.
Questo lavoro nel suo complesso costituisce il quadro definitivo di quegli eventi, che hanno segnato, in molteplici sensi, non solo la storia della Romania, ma altresì dell’Italia e di tutto il continente eurasiatico e le cui conseguenze viviamo e subiamo ancora oggi. Alla fine della lettura, inoltre, non avremo incontrato solo il coté politico della faccenda, bensì anche quello umano, ché scoprire la verità su quegli accadimenti così centrali nella vita del Paese carpatico, sarà d’aiuto anche per comprendere la sofferenza d’un popolo costretto a emigrare in massa, abbandonando affetti e radici per cercare fortuna all’Ovest. Si stava meglio quando si stava peggio? Sì, no, forse, non tocca noi dare una risposta. Limitiamoci ad apprendere la verità dei fatti e a raccontarla con onestà. Gli animi onesti trarranno le loro dovute conclusioni.

“La fine dei Ceausescu. Morire ammazzati come bestie selvatiche” di Grigore Cartianu
Edizione Aliberti, 2012

2 Responses to “Morire ammazzati come bestie selvatiche”


  1. 1 Alina 5 luglio, 2014 alle 4:18 am

    Grazie per quello che ho letto …grazie per il suo interessamento di raccontare la nostra storia…forse l’italiano non giudicherà più così doloroso..e imparerà a fare la differenza…Romania non ha solo delle “bestie”..che vi ha fatto tanto male!!!…esiste anche “il bene” ,ma in 12 anni di Italia ho capito che, il male e facile di accettarlo, il bene e per persone intelligente….grazie è tanto rispetto !!!!

  2. 2 catrafuse 13 gennaio, 2015 alle 10:40 pm

    Grazie a te e scusa per il ritardo con cui rispondo. Siamo in qualche modo fratelli anche se molti non lo accettano.


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