In volo

L’altro giorno scorrendo la rivista cinematografica Lo schermo (anno 1942), leggo: «Si gira La squadriglia bianca, il film Italo-romeno dell’eroismo». Incuriosito, mi immergo in una storia che non conoscevo. La Squadriglia Bianca fu un’unità di aeromobili sanitari dell’Aviazione Romena pilotata da sole donne. Grazie alla loro destrezza e al loro coraggio, queste aviatrici salvarono più di 1500 vite durante il secondo conflitto mondiale. L’idea parte dalla principessa Marina Ştirbey, la prima donna pilota di Romania, che, ispirandosi alle volontarie finlandesi del Lotta Svärd, ottiene il permesso di fondare uno squadrone aereo di assistenza medica. Il nucleo costitutivo della „Squadriglia Bianca” è formato da Mariana Drăgescu, Virginia Duţescu, Nadia Russo, Virginia Thomas, Marina Ştirbey e Irene Burnaia, a queste si aggiungeranno qualche anno dopo Victoria Pokol, Maria Nicolae, Stela Huţan Palade, Smaranda Brăescu e altre ancora. L’unica ancora in vita è Mariana Drăgescu. Ha compiuto cent’anni lo scorso settembre. Con quest’occasione, dopo decenni di oblio, le autorità romene si sono ricordate di lei: l’hanno promossa capitano. Ora potrà realizzare il suoultimo desiderio: essere ammessa al Cimitero Militare Ghencea, accanto ai suoi commilitoni. Mariana Drăgescu riassume con tono calmo lo scorrere tumultuoso della sua vita: “Ci sono stati molti momenti spaventosi e molti momenti di gloria, tanti da bastare per 10 vite intere. Dopo Stalingrado, dove si contarono centocinquemila soldati romeni morti o dispersi, si pensò che tutto dovesse finire. Ma non fu così, arrivò anche la campagna di Crimea. E poi andai nel Kuban e nel Caucaso, dove vidi romeni e tedeschi cadere come mosche”. Ma partiamo dall’inizio. Figlia di colonnello, Mariana è attratta da sempre dall’attività fisica: “A Lugoj si nuotava sul Timis. Là ho fatto anche canotaggio. Più tardi, una volta arrivata a Bucarest, mi sono iscritta alla scuola di equitazione del 4° Reggimento Roşiori. Ero fatta così!” Lei  però voleva volare e per realizzare il suo sogno si iscrive alla scuola di pilotaggio di Ioana Cantacuzino, un’altra nobildonna con la passione degli aerei. Qui conoscerà Marina Ştirbey : “Mi sembra di vedere ancora Marina mentre scende dal suo Messerschmitt e attraversa la pista. Era splendida. Quella fu per me la più lunga e luminosa estate della mia vita: un’incredibile continuo librarsi in volo.” Tra le allieve della scuola aeronautica c’è anche Nadia Russo con cui stringerà un’amicizia indissolubile. Era una russa bellissima, figlia del generale zarista Brjozovski. Allo scoppio della Rivoluzione bolscevica perderà entrambi i genitori. Riuscirà a riparare fortunosamente a Chişinău, dove sposerà un possidente locale, da cui divorzierà ben presto. Arrivata a Bucarest s’iscrive a Belle Arti, studia da infermiera e impara a volare. È la prima donna ad essere ammessa ai concorsi di volo più prestigiosi. Alla vigilia della guerra è già una celebrità. “Questa era la mia amata Nadia Russo, l’amica di una vita”.
Dal 22 giugno 1941 anche la “squadriglia bianca” fa il suo ingresso nel conflitto. Ogni giorno i piccoli aerei sanitari bianchi raggiungono il fronte per evacuare i feriti. Atterraggi di emergenza, voli notturni, raffiche di mitraglia schivate per un pelo, ma soprattutto vite salvate. La guerra non fa sconti a nessuno, brucia corpi ed anime. Mariana in una lettera scritta nel 1942 da Plodovitoye, nella lontana Calmucchia, confessa: “Sì, siamo dei bersagli senza difesa. Né la contraerea, né i caccia, ci possono aiutare. Siamo in balia della sorte. A proteggerci ci ha pensato ancora una volta Dio. (…) Nadia dice che non ce la fa più. È troppo per noi! Io non le ho detto nulla, ma sento il cuore farsi debole. Ho riposato per due giorni al villaggio, ogni volta che sentivo arrivare un aereo russo, avevo delle fitte al cuore. Il dottore mi ha dato del Bromural e per la notte prendo il Phenobarbital, per non essere tormentata dagli incubi. Ora sono tranquilla, non tremo, sono in uno stato di perfetta calma, però sento di non avere più le forze, di avere un blocco di ghiaccio allo stomaco”. A chi oggi le chiede se non ha mai avuto paura, risponde senza battere ciglio: “Certo! Se non hai paura, sei incosciente. Essere incoscienti non significa avere coraggio. Non c’è alcun merito nello sconfiggere un sentimento che non conosci”. Nelle sue missioni ebbe modo di attraversare luoghi incredibili e incontrare persone straordinarie, brevi bagliori che illuminavano l’atmosfera tetra del conflitto. A Simferopol, in Crimea, conosce Katerina Dostoevskaja, la nuora del grande scrittore russo, e sua sorella Nina Falz-Fein. “Delle vere signore, che magnifico passato si intravedeva attraverso la modestia in cui vivevano. Da  loro c’era una vera oasi, dove la guerra non esisteva più, in cui ho trascorso delle ore irreali. Raccontavano delle enorme ricchezze un tempo possedute, della vita precedente, dei loro palazzi e dei loro abiti in crinolina, dei nobili russi e del parco zoologico di cui un tempo erano state proprietarie. Io portavo loro libri, medicine e cioccolata e in cambio mi offrivano un’evasione dal mondo della guerra. La casa era stata requisita dai tedeschi, a loro due rimaneva una sola stanza. I tedeschi però avevano appeso sull’abitazione un cartello su cui si scriveva: “Qui vive la nuora del grande Dostoevskij. Vi preghiamo di rispettarla!”
La guerra continua, la Romania cambia alleati, ora i sovietici sono “amici”. Mariana vola ancora, questa volta verso Vienna. “Sorvolando la Valle della Moravia, passai sopra il Mausoleo di Austerlitz. Rimasi impressionata, mi sembrava di volare sulla storia. Una volta arrivata in Austria, la prima immagine che vidi fu quella di carri carichi di quadri, suppellettili e mobili sequestrati dai sovietici. A trainarli però non c’erano dei cavalli, ma  soldati tedeschi imbrigliati come animali, al loro fianco un russo con la frusta. Mi venne allora in mente  un’immagine vista sull’Illustration, subito dopo la fine della prima guerra mondiale: il generale Petain dopo la battaglia di Verdun passava in rassegna i prigionieri tedeschi saltandoli portando la mano destra alla visiera. Non bisognava umiliare  i nemici,  anche loro avevano fatto il loro dovere”. L’immagine dei prigionieri tedeschi ridotti a bestie da soma sembra  una premonizione su ciò che attenderà le pluridecorate ragazze della Squadriglia Bianca alla fine della guerra. Le più fortunate, come ad esempio Irina Burnaia e Virginia Thomas, riuscirono a scappare all’estero. Anche a Mariana, in fondo, andò bene, gli sgherri del regime comunista le sequestrano tutte le decorazioni ufficiali, i brevetti di volo, la tuta, la bussola, poi la sottopongono ad interrogatori improvvisati, ma alla fine la lasciano perdere. Smaranda Brăescu, una leggenda dell’aviazione e del paracadutismo internazionali ( nel 1932 aveva stabilito a Sacramento in California il record mondiale di salto lanciandosi dall’altezza di 7400 metri), prenderà parte alla resistenza anticomunista, aderendo all’organizzazione delle Casacche Nere (Sumane Negre). Braccata, riuscirà a nascondersi fino alla fine. Marina Ştirbey e Ioana Cantacuzino furono ridotte alla fame. Per Nadia Russo, la “sorella maggiore”, che era stata sempre accanto a Mariana, le cose andarono molto peggio. Nel 1951, dopo un processo farsa viene condannata a 6 anni di prigione per spionaggio. “Nadia è rimasta sei anni  in prigione, perché è stata così folle da recuperare i feriti dal fronte, invece di elogi si è presa sei anni di galera… ma non è finita lì, perché nel ’57 l’hanno deportata in Baragan assieme agli altri moldavi fuggiti dall’URSS, tutti colpevoli di avere voluto riunirsi ai romeni. Sono riuscita a vederla, viveva nella miseria più nera, accanto a Maria Antonescu, la moglie del Maresciallo, e a Elena Codreanu, la povera consorte del Capitano. Abitavano in casupole con il tetto di paglia e il pavimento d’argilla. In quel momento capii che tutto era finito, che le nostre medaglie non servivano più a nulla, che noi non contavamo più nulla”.

Il materiale per questo articolo è stato liberamente tradotto e rimaneggiato attingendo alle seguenti fonti:
Horia Ţurcanu, Zburatoarea, Formula AS, 2003, nr. 579;
ESCADRILA ALBA – SINGURELE AVIOANE SANITARE DIN LUME PILOTATE DE FEMEI IN AL DOILEA RAZBOI MONDIAL;
Escadrila albă, documentario.

2 Responses to “In volo”


    • 2 catrafuse 12 novembre, 2012 alle 12:25 pm

      Oh Anna, che piacere incontrarti tra le mie carabattole romene. Magari un giorno poi ci vedremo in carne e ossa, così finalmente potrò comprare il tuo libro Romeni e magari anche quello su Omar.


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