Vecchi sciacalli e nuovi arditi

György Schwartz, detto Soros,  l’icona decrepita ma purtroppo vivente di tutti gli speculatori finanziari, ha  ricevuto a Udine,  nel contesto della manifestazione culturale Vicino-Lontano,   il Premio Terzani. “Finanziere di successo, Soros ha realizzato grazie alla sua attività ingentissimi guadagni, ma non si è mai sottratto a una sistematica assunzione di responsabilità in campo sociale, e anche indirettamente politico, con il fine di realizzare la “società aperta” teorizzata da Karl Popper, suo maestro alla London School of Economics. La rete delle Open Society Foundations opera infatti in tutto il mondo per promuovere la democrazia e le cause progressiste, finanziando movimenti di riscatto sociale e di opposizione, intellettuali, scrittori, artisti e media indipendenti”. Così  ha decretato una giuria “popolare” composta da:
Giulio ANSELMI, Toni CAPUOZZO, Andrea FILIPPI, Milena GABANELLI, Ettore MO, Omar MONESTIER, Paolo PECILE, Valerio PELLIZZARI, Peter POPHAM, Paolo RUMIZ e Marino SINIBALDI.  Commovente  foto di famiglia, davvero,  che ben illustra  il pensiero profondo delle  anime belle dell’intellighenzia italiana e non solo. Li vedo tutti i giorni gli esiti della  società aperta propagandata dalla Fondazione Soros in Romania. In due parole: sfascio della solidarietà sociale e  svendita del patrimonio nazionale. Ho volutamente semplificato, ma la sostanza è questa. Polemisti, giovani politici di grido, influenti think   tank à la page tutti arruolati alla scuola del peggiore liberismo. Davanti al teatrone udinese, unica voce fuori dal coro,  un gruppo di militanti di Casapound Friuli Venezia-Giulia che ha protestato contro la decisione di premiare lo squalo dell’alta finanza internazionale. Li ringrazio per avere dato la sveglia a quella che anche a 900 chilometri di distanza rimane la mia città. Per chi vuole approfondire l’argometo Soros consiglio questo articolo.

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4 Responses to “Vecchi sciacalli e nuovi arditi”


  1. 1 maxmauro 30 novembre, 2013 alle 10:19 am

    Caro Daniele, era da un po’ che non passavo da queste parti e sono stato accolto con i “botti’, mi verrebbe da dire. Il tuo commento su Soros non fa una grinza, ma sarebbe utile che tu spiegassi almeno un po’ come realmente funziona il tanto propagandato progetto “culturale” del miliardario statunitense. Le ricadute e le implicazioni dell’operato della sua fondazione su società come quella romena sono poco note. Credo che tu ne abbia conoscenza diretta, a differenza di altri (inclusi gli illuminati/accecati premiatori udinesi). Il motivo principale che mi ha spinto a scrivere queste righe è tuttavia un altro. Mi ha lasciato basito e anche un po’ sconvolto leggere il tuo “ringraziamento” a Casa Pound. Ora, sono circa quindici anni che non ci vediamo e tutto può succedere, ma veramente puoi dare credito e visibilità a dei neofascisti come questi? Come è possibile? La loro è stata solo una piccola operazione propagandistica per farsi notare a livello locale e nazionale. E’ fuor di dubbio che questi ceffi come gli altri di Forza Nuova e consorti abbiano pochi e chiari riferimenti “valoriali”, per altro mai nascosti: xenofobia, nazionalismo, violenza (con il corollario di razzismo, omofobia, antisemitismo). Non posso credere che tu condivida una sola, dico una sola, di queste posizioni. O sbaglio? Certo, sei lontano dall’Italia da molti anni, ma non così lontano da non capire quello che movimenti come Casa Pound stanno portando avanti. Basta vedere quella città orribile che è diventata Roma negli anni di Alemanno, quando realtà immonde come queste hanno avuto mano libera di agire e proliferare: attacchi agli immigrati in strada in pieno giorno, pestaggi di omosessuali, messaggi di odio e violenza diffusi a piene mani. E’ di questo che vuoi ringraziarli? O devo credere che la tua visione del mondo non sia così distante dalla loro, visto che difendi apertamente Corneliu Cordeanu, il sommo fascista romeno.
    Un saluto,
    Max

    • 2 catrafuse 6 gennaio, 2014 alle 8:04 pm

      Mandi Max,
      ti rispondo con notevole ritardo perché anch’io ultimamente bazzico poco da queste parti. Mi fai tornare indietro di vent’anni e più, quando Sabu ed io si leggeva e si dialogava con la rivista Orion di Milano. Più o meno le critiche che ci rivolgevano i „compagni” erano le stesse, stessa confusione, stessa superficialità. Abbiamo anche ispirato una specie di vademecum contro le infiltrazioni fasiste che tempo fa circolava ancora sulla rete, quindi capirai che il rosario di misfatti che elargisci a destra e a manca non suona nuovo. Comunque andiamo al punto, a protestare contro quel bavoso di Soros c’erano i poundisti e non altri, indi chi avrei dovuto ringraziare? Poi che vuol dire che si è trattato solo di „piccola operazione propagandistica”? Tutti fanno manifestazioni per farsi conoscere e farsi sentire, se no che cazzo manifesti a fare, stai a casa. Piuttosto domandati perché l’abbiano fatto solo loro. Glisso su antisemitismo, Alemagno, Forza Nuova, Roma ecc. perché è evidente che a te piace questa narrazione e da lì non hai voglia di uscire. Di Codreanu ti consiglierei Diario dal carcere, aiuta a capire parecchie cose.
      Ciao, alla prossima.

  2. 3 maxmauro 10 gennaio, 2014 alle 12:29 am

    Daniele, è buffo che tacci di confusione una critica circostanziata mentre tu, sì, con questa accozzaglia di riferimenti abbietti inseriti in ragionamenti semi-accettabili crei artatamente un castello di fandonie. Mi sa tanto di frustrazione intellettuale protratta nel tempo, troppo tempo. E poi di che narrazione parli? Vuoi negare che razzismo, xenofobia etc siano elementi fondanti delle pratiche dei soggetti di cui ami “infiorare” il tuo blog? Questi stessi soggetti hanno biografie e storie che parlano da sé, eccome se parlano, altro che narrazione! Ora smetto, perché perdere altro tempo qui, a parlare di questo, mi fa star male. Una lettura realmente istruttiva? ‘L’Africa a testa alta’ di Cheikh Anta Diop (Emi 2012).

    • 4 catrafuse 29 gennaio, 2014 alle 12:11 am

      Orche Madocje, che stile! Che toni!. Di castelli, di fandonie, di accozzaglie, di abbietti, di frustrazioni. E poi? A me non piace granché fare il polemista da tastiera, tuttavia: sì, il tuo presupposto filotto è semplicemente una narrazione che traccia un segno di identità dove invece ci sono sincopi, fratture, antinomie. Ma avrebbe senso entrare nel dettaglio? Giocando l’asso piglia tutto della xenofobia, del razzismo, dell’antisemitismo ecc. mi pare che hai voluto chiuderla li. Un’unica aggiunta: Cheikh Anta Diop lo conosco solo per il tentativo di inventarsi una nuova e improbabile classificazione delle lingue africane a sostegno delle sue teorie antropologiche e per questo ha qualcosa di simpatico.

      alla prossima

      d.


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