Archive for the 'MEDIA E DINTORNI' Category

La stessa storia

Nel mondo del tweet, del like feisbucchiano, andarsi a rileggere articoli scritti due o tre anni fa sembra essere eresia pura. Da eretico per vocazione, ripropongo delle vecchie catrafuse a commento di quanto sta accadendo a GAZA. Qui si può capire (dati alla mano) che danni creano i “famigerati” razzi sparati dai palestinesi. Il secondo contributo è una riflessione di Chris Hedges, la lascio in inglese, per pigrizia e con la speranza che venga letta dai vari lettori sparsi un po’ in tutto il pianeta.

The incursion and bombardment of Gaza is not about destroying Hamas. It is not about stopping rocket fire into Israel, it is not about achieving peace. The Israeli decision to rain death and destruction on Gaza, to use lethal weapons of the modern battlefield on a largely defenseless civilian population, is the final phase in a decades-long campaign to ethnically-cleanse Palestinians. Israel uses sophisticated attack jets and naval vessels to bomb densely rowded refugee camps, schools, apartment blocks, mosques, and slums to attack a population that has no air force, no air defense, no navy, no heavy weapons, no artillery units, no mechanized armor, no command in control, no army… and calls it a war. It is not a war, it is murder.

Jan 12, 2009 Chris Hedges

P.S. Un livello decente di informazione si trova qui

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Cineforum

La madre e la morte (1911) di Arrigo Frusta è un film che mi ha sorpreso per densità narrativa, per lo sperimentalismo pionieristico di alcune immagini e soprattutto per la capacità di trasformare una storiella moraleggiante in un fantasy dalle atmosfere inquietanti.

Stampa del Capitano

Oggi ascoltando alla radio la rassegna stampa dei quotidiani italiani, mi è rimbalzato all’orecchio il nome di Corneliu Zelea Codreanu. Era associato a quello di Chiara Colosimo. Codreanu so chi è, mentre della Colosimo non sapevo nulla. Alla fine ho capito che è giovane, è una ex pugile, è una ex cubista, è la nuova capogruppo del PDL alla regione Lazio, ma soprattutto ho compreso che qualche anno fa ha concesso un’intervista durante la quale, alle sue spalle, appariva un “affresco” su cui si poteva leggere una citazione tratta da un libro di Codreanu e ammirare una riproduzione un po’ maldestra del suo volto. La frase appiccicata alla parete recitava così:

Per noi non esiste sconfitta e capitolazione, giacché la forza di cui vogliamo essere gli strumenti è invincibile per l’eternità

Sull’incontro fortuito tra la pugilatrice del PDL e il Capitano ha ritenuto opportuno esprimere la sua opinione Riccardo Pacifici, il rabbino capo di Roma, che sul Corriere di oggi esordisce alla grande: «Non ho visto quelle immagini, ma su Codreanu non ci sono dubbi: i movimenti a lui ispirati, che stanno prendendo piede in Romania, Ungheria e Grecia rappresentano un serio pericolo per la libertà e l’Europa». Pacifici non ha dubbi, io invece ho una una certezza: non sa chi è Codreanu. Sarebbe interessante avere delucidazioni sui fantomatici movimenti politici in ascesa che si ispirano a Codreanu, in particolare su quelli ungheresi! Ancora più intrigante sarebbe se Pacifici spiegasse quali sono le fonti delle sue informazioni storiche, soprattutto quando afferma: «Codreanu era un fanatico cattolico che propagandava una visione del Cristianesimo preconciliare che prevedeva una sudditanza anacronistica verso (sic) la religione ebraica…» Peccato che Codreanu fosse ortodosso (come il 90% della popolazione romena del resto) e che l’Ortodossia sia l’elemento centrale della “dottrina” della Legione dell’Arcangelo Michele. A voler essere precisi poi, il testo “incriminato” non appartiene nemmeno a Corneliu Codreanu, ma a un articolo di Ion Moţa, intitolato “La Icoana” (All’Icona) pubblicato sul primo numero della rivista “Pământul Strămoşesc” nell’Agosto 1927, in cui si tratta appunto del primato dell’esperienza spirituale ortodossa sulla militanza politica [1]. Ora la domanda sorge spontanea: perché la gente parla di cose che non conosce? Perché nel nome della lotta all’antisemitismo una persona può sciorinare dotte idiozie senza timore di essere corretto o contraddetto?

[1] Se ne parla anche qui

Il silenzio è d’oro-2

Circa due anni fa, avevo scritto del progetto minerario di Rosia Montana che la società romeno-canadese Gold Corporation vuole avviare nel cuore dei Monti Apuseni, per estrarre oro e argento attraverso una tecnica che prevede l’impiego del cianuro. I fanghi residui verrebbero accumulati in un bacino di decantazione con una capacità di 250 milioni di tonnellate e una superficie di centinaia di ettari.
Da allora la propaganda allestita a favore di questo scempio è cresciuta in modo esponenziale. I “cacciatori d’oro” canadesi e il loro codazzo di politici corrotti hanno letteralmente invaso televisioni, giornali, con articoli e ossessive campagne pubblicitarie. Si è giunti fino alla sposorizzazione di viaggi e soggiorni “istruttivi” a vari giornalisti e blogger romeni e all’organizzazione di potenti pressioni lobbistiche tra i parlamentari (capitanate in Europa dalla figlia del presidente Basescu). L’attrice Maia Morgenstern ha offerto un piccolo contributo contro questo mostruoso dispiego di forze, la ringrazio (per i sottotitoli icona rossa CC in basso a destra). Per ulteriori informazioni clic qui.

GIORNALISMO DI RAZZA

Ieri sul Corsera ho letto questo:

Per qualche secondo ho tentato di capire: ispanici, neri, asiatici = gruppi etnici, bianchi = gruppone non etnico. Non ce l’ho fatta. Ho deciso di leggere l’articolo. È andata peggio. Poi ho scoperto che l’autore del pezzo è tal Elmar Burchia, un giornalista dal curriculum impressionante che riassumo qui di seguito:

uno

due

tre

quattro

cinque

sei

sette

otto

nove

dieci

etc.

Qui invece si può accedere all’opera omnia del Burchia.

Il Vocabolario della Lingua Italiana dell’abate Manuzzi (Firenze 1833) ci aiuta invece a interpretare l’omen del nome Burchia:

ACTA LA VISTA, BABY!

ACTA LA VISTA, BABY![1]

Nonostante il freddo polare, anche in Romania si è scesi in piazza contro l’ACTA, l’ACCORDO COMMERCIALE ANTICONTRAFFAZIONE che prevede, tra l’altro, misure restrittive sull’uso del web e sulla libera circolazione dei materiali. Il dibattito attorno a questa intesa cresce, tant’è che uno dei maggiori quotidiani del paese (Adevarul) si è fatto promotore di una petizione anti-Acta da consegnare al parlamento romeno. Chi fosse interessato a capire meglio i contenuti di questo patto può visitare il sito della Commissione Europea da dove si accede al testo finale dell’accordo tradotto nelle varie lingue dell’UE. La stessa commissione ha provveduto a creare una sorta di task-force informativa per smentire tutte le accuse che circolano attorno all’ACTA, redigendo dei brevi testi in stile catechistico intitolati “Che cos’è l’ACTA”, “Che cosa non è l’ACTA”, “10 miti attorno all’ATCA” e, dulcis in fundo, istituendo una rubrica per le FAQ.
Sorpreso dalla portata dei mezzi messi in campo mi sono armato di pazienza e ho cominciato a leggere il tutto. In sostanza, la Commissione Europea tenta di convincere che l’ACTA non modifica nulla della legislazione vigente nei paesi europei (con la precisazione paradossale che alcuni però dovranno adeguare le proprie leggi alla normativa comunitaria) e non restringe i diritti di nessuno, ma si limita ad applicare i meccanismi di protezione dei diritti d’autore.
L’unica domanda cui si evita di rispondere in modo chiaro in questa ostinata difesa dell’ACTA è la seguente: Che bisogno c’è di questo accordo, quando rispetto al diritto d’autore esiste una normativa già consolidata, sia a livello comunitario, sia a livello mondiale… a questo punto è legittimo diventare maliziosi. A me pare che la vicenda ACTA abbia delle ricadute che vanno al di là della libertà della rete e che coinvolgono la struttura stessa delle istituzioni europee. È emblematico che davanti alle prime proteste popolari, soprattutto virtuali, siano sempre più numerosi i rappresentanti europei, i governi e i politici che prendono le distanze dall’ACTA. Si arriva al paradosso della slovena Helena Drnovsek Zorko che afferma di avere firmato l’accordo per distrazione e superficialità. Più dignitosa sembra la “ribellione” di Kader Arif, membro della Commissione sul commercio internazionale e relatore europeo per l’ACTA, che il giorno della firma dell’accordo ha annunciato dal suo blog di rassegnare le dimissioni a causa delle pressioni subite per accelerare i tempi di discussione dell’ACTA, da lui definito una pagliacciata. Nei giorni scorsi in Polonia, Bulgaria e Slovenia sono stati gli stessi governi ad esprimere dei dubbi sull’utilità di questa intesa e qualche riserva sta apparendo anche in Germania. L’immagine che se ne ricava è quella di una politica europea distante anni luce dai cittadini e piuttosto opaca anche per i governi nazionali. Scandagliando questa realtà aliena mi sono imbattuto in un interessante duello tra la popolare Marielle Gallo [2] e la piratessa svedese Amelia Andersdotter [3] sulla questione ACTA trasmesso dalla TV del parlamento europeo:


Per meglio comprendere la complessità della faccenda ACTA val la pena leggere la dichiarazione pubblicata dalla stessa Amalia Andersdotter lo scorso 31 gennaio sul quotidiano romeno Adevarul, eccone un succoso sunto:
“L’accordo ACTA è passato attraverso tutte le tappe di sensibilizzazione delle istituzioni. Tra il 2007 e il 2010, le sole persone che hanno avuto accesso e hanno potuto influenzare il suo contenuto sono stati i rappresentanti dell’industria del copyright. Poi alcune bozze sono iniziate a trapelare, rendendo impossibile ai negoziatori di proteggersi contro le critiche di altri settori industriali, come ad esempio le telecomunicazioni, e della società civile. Ora, che Secondo uno studio realizzato lo scorso anno per conto del Parlamento europeo, la firma dell’accordo vorrebbe dire che gli stati membri e il Parlamento europeo permettono ai rappresentanti della Commissione europea di andare oltre al loro mandato nelle negoziazioni. L’ACTA forza i confini attuali della cooperazione europea in materia doganale e la Commissione non possiede formalmente la delega di rinegoziare le leggi europee relative agli accordi commerciali internazionali. Pertanto, la scelta è se soprassedere o no sull’elusione da parte della Commissione europea delle normali procedure legislative.
Secondariamente, alcune tra le maggiori economie emergenti, come l’India e la Cina, sono contrariate per non avere preso parte ai negoziati. Questi paesi non sono d’accordo relativamente ai contenuti, allo scopo e al fatto che è stato negato loro la possibilità di contribuire ai negoziati. In sostanza, dobbiamo decidere se vogliamo presentarci come un’Unione che agisce, senza scrupoli, alle spalle dei suoi maggiori partner commerciali oppure no. Terzo, si tratta di una scelta di piattaforma della rete. Attualmente abbiamo un solo internet, un luogo dinamico che si basa sulle interazioni transfrontaliere commerciali e non commerciali. L’imposizione di misure di autoregolamentazione per le piattaforme online e per i fornitori di servizi internet porterà a una armonizzazione al minimo comune denominatore tra il materiale consentito e le differenze tra paese e paese. In primo luogo perché tutto ciò che non sarà permesso in una giurisdizione sarà rimosso dalle piattaforme di tutte le giurisdizioni, con un impatto simile a quello della chiusura di MegaUpload avvenuta due settimane fa. Secondariamente, i fornitori dovranno unire i loro pacchetti di servizi con le piattaforme online di distribuzione: in pratica, significa che ogni provider sarà trasformato in una rete di contenuti separata dalla rete di contenuti degli altri internet service provider . Che ne sarà del futuro dell’innovazione o dell’imprenditoria online ? Virtualmente, diventerà impossibile”.
In chiosa una domanda retorica: ma i vari Vittorio Prodi[4], Iva Zanicchi[5] o Fiorello Provera[6] che rappresentano l’Italia al PE, per non parlare dei romeni Eba Basescu[7], Traian Ungureanu[8] e Gigi Becali[9], hanno sentito parlare dell’ACTA?

[1]Lo slogan l’ho rubato ai manifestanti bulgari anti-ACTA, sono disposto a pagare tutti i diritti d’autore in birra!
[2] Parlamentare francese iscritta al gruppo dei Popolari Europei.
[3] È la più giovane parlamentare europea, è stta eletta in Svezia dal Partito Pirata.
[4] Parlamentare europeo italiano del PD, sì è il fratello di Romano.
[5] Sì è la famosa cantante e sta in Europa per il PDL.
[6] Fa capo alla Lega Nord.
[7] Sarebbe una parlamentare europea indipendente, in realtà è la figlia dell’atuale capo dello stato romeno.
[8] Si tratta di un semplice euroleccaculo.
[9] Presidente della squadra di calcio Steaua, eletto alle europee nelle file del Partito Grande Romania (PRM).

Fanculoni

Ogni tanto faccio delle cazzate! Ieri ad esempio sono andato sul sito del Messaggero Vento, dove si scriveva: “In regione fannullone un giovane su 7”! Ma che cazzo di gente scrive in questo giornale? Cioè adesso i disoccupati si chiamano fannulloni? Ma andate a fanculo voi e il gruppo espresso  e occupatevi della pagina de li mortacci de padoa schioppa e del campinato carnico.

http://messaggeroveneto.gelocal.it/cronaca/2011/11/29/news/in-regione-fannullone-un-giovane-su-7-1.1707917


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