Archive for the 'PERSONAGGI' Category

Io canto

Vreau să-l cinstesc pe Hugo Chavez aṣa:

JR contro JR

Ieri sul Corsera hanno celebrato la morte di JR scrivendo così:

Immagine

L’aneddoto sul fantomatico incontro tra Ceausescu e Larry Hangman a me pare una bufala giornalistica in piena regola, ma si sa il giornalismo del copia incolla non ammette verifiche o dubbi ispirati dalla semplice logica. Però è   anche vero che tutta l’esistenza (in fondo pure la morte) dell’ex Conducator romeno può essere letta come un garbuglio di episodi assurdi, paradossali che rendono automaticamente possibile qualsiasi affermazione che lo riguardi. Basta pensare ai titoli accademici o ai riconoscimenti riscossi in Europa da Ceausescu e signora, per comprendere che a volte la realtà va oltre a qualsiasi immaginazione possibile (clic  per rinfrescarsi la memoria). Anche in Romania la notizia su JR è stata ripresa pari pari, come se si trattasse di una verità assodata. L’unica voce dissonante è quella dello storico Cioroianu che pacatamente spiega: “Uno scenario di questo tipo mi sembra poco credibile. A Bucarest, in quel periodo, non è esistito nemmeno un manifesto con J.R. Nessun bucarestino ricorda di averlo visto, è più probabile che si tratti di uno scherzo fatto da Hagman ad un giornalista americano. È vero che Dallas è stato trasmesso in Romania negli anni 80, diventando molto popolare, ma non riesco a capire come il regime Ceauşescu avrebbe potuto utilizzare l’immagine di Hagman. Propendo per lo scherzo, anche perché sul conto di Ceauşescu si può dire qualsiasi cosa”. All’attore americano, inoltre, è sempre piaciuto vantarsi del ruolo svolto da Dallas nella caduta del regime Ceausescu, ingigantendo a dismisura il contributo avuto dal telefilm nell’immaginario dei “rivoluzionari” romeni. Non sarebbe molto strano, dunque, pensare che Hangman abbia inventato di sana pianta la vicenda dell’incontro con Ceausescu o ancor meglio che abbia romanzato una visita avvenuta 10 anni dopo la morte del dittatore comunista. L’attore americano, infatti, in Romania c’è stato davvero. Nel 1999 partecipò alla campagna pubblicitaria della Luckoil (come si vede  nella foto tratta dal Corriere) e sempre in quell’occasione fu ospitato assieme alla moglie nel ranch Southfork, non in Texas, ma dalle parti di Slobozia, nel profondo sud romeno dove esiste una copia fedele (un po’ più grande) della tenuta resa celebre dal telefilm americano. La riproduzione  di Dallas fu costruita  da Ilie Alexandru, un traffichino come molti altri che nei primi anni novanta si trasformò, nottetempo, in miliardario. Qui, oltre Hangman e consorte, soggiorneranno anche il fratello di George Bush Jr., l’ex premier Nastase, l’ex presidente Constantinescu e altri tipetti del genere. Per non farsi mancare nulla, Alexandru mise vicino al Southfork ranch anche una copia della Torre Eiffel. Ilie Alexandru, non c’è più, è morto un paio di anni fa. Era finito sul lastrico dopo svariate “sventure” giudiziarie. La sua “Dallas” invece sembra resistere e da  qui se ne può gustare qualche scorcio. Chissà è forse con lui che si consumò la transazione citata dal Corsera, poi romanzata dal vero JR in un incontro con Ceausescu. Qualche anno fa Eugen Nistodor raccolse nel suo inconfondibile stile le confessioni del JR romeno dalla prigione in cui era rinchiuso: buona lettura (la traduzione è mia).

Immagine

Ilie Alexandru: Torre Eiffel e Dallas a Slobozia, 12 anni di galera

(da Academia Catavencu, 5 luglio 2005)

L’Introduzione di Ilie Alexandru:
“Ho una brutta notizia per lei: è venuto fin qui, nella prigione di Slobozia, dove sconto una condanna a 12 anni per truffa. So che sul suo suo giornale si scherza ma io non vorrei essere preso in giro. Ora la mia situazione è la seguente: non sono più il capo, nella mia camerata ci sono 30 persone. Grazie al mio nome però posso ancora stare da solo nel letto.”
Il sommario di Ilie Alexandru
“Nel 1989 abitavo a Slobozia, facevo il pugile a Calarasi. Bene. È arrivata la rivoluzione o quello che è stato. Mi sono informato sui viaggi in Turchia. Avevo una Lada e ho portato da Istanbul tenaglie, pinze, seghetti, cioccolate, quaderni, carta assorbente. Quei sacchetti di plastica pieni di soldi. Io! Il primo negozio privato di Slobozia! Di sera, che paura! Decine e decine di secchi pieni di soldi. In un anno, sigarette dalla Grecia, merce da Budapest, cento secchi, un milione di dollari. Senza alcuna esperienza. Al lavoro ho studiato dei libri, dando una svolta al mio commercio. C’era di tutto da me. Forzato dalle circostanze, inizio ad assumere, apro una catena di pasticcerie, una di allevamenti di animali, una sfilza di terreni, grandi allevamenti equini, esporto quantità enormi di animali vivi e carcasse, catene di fabbriche: televisori, confezioni, latticini, un parco auto di 300 macchine, filiali a Istanbul e Mosca, 2.500 dipendenti. |Ho avuto poca lungimiranza e mi sono affidato a cattivi consiglieri. Avevo soldi a palate, ero malaccorto, ero sfinito dalle visite degli uomini del governo, dei partiti politici, delle ambasciate. Lavoravo anche di notte. Questi arrivavano con le macchine vuote e ripartivano con i fari all’insù, verso Dio! I miei televisori? Mah, ho dovuto chiudere la fabbrica che tutti pretendevano che glieli dessi gratis. Credevano che per questo mi facevo pubblicità alla trasmissione Robingo.
Il parco Dallas
Sono stato in un luna-park a Copenhagen. La verità è che, sissignore, come dicono molti romeni, sono tutti kitsch. Poteva dare dei frutti però, e un bel profitto. Ho pensato di fare lo stesso. Dallas! Ma ho avuto la pessima idea di portarci Emil Constantinescu, nel 1995, con Zoe Petre, Mona Musca, Ion Diaconescu, Catarama [*]. Questo poi mi è sembrato un incapace. Si è infuriato per non so che cosa gli avrei fatto. Sissignore, certo, a causa degli interessi bancari, ho sempre dato alle banche, ma non potevo stare al passo. Fino al 1997, quando mi hanno arrestato, ho avuto 300 milioni di dollari. Dalle mie conoscenze tra la polizia ho saputo che mi avrebbero arrestato, ma ero un uomo, no? Mi hanno arrestato. Me, quello da cui erano venuti tutti i miliardari del mondo, il fratello di Bush, Larry Hagman. Il parco Dallas andava una meraviglia! Mi hanno tenuto dentro 2 anni, per 22 milioni di lei di IVA, quanto ne davo in un giorno ai poveri. Poi mi hanno affibbiato altri 2 anni per non non ho ben capito che donna e il grano sovvenzionato, che ne sapevo io da dove prendeva quella il grano. Ho scontato un anno e mezzo. Poi sono uscito, non avevo più nulla, ho aiutato mio fratello in piccoli affari e mi sono rivolto a un tedesco per il commercio di colza. Mi hanno arrestato per truffa, 12 anni, anche se il tedesco non aveva sporto denuncia.
Dallas
Me lo permetteva la posizione dell’allevamento. Nel telefilm Dallas si entrava in una strada secondaria, poi a destra. Da me si girava a sinistra, la sola differenza rispetto al telefilm. Il luogo mi permetteva di ricostruire lo stesso scenario dalle nostre parti. Non c’erano montagne, cascate, nessuna attrazione, nemmeno un lago, dovevo riempire questo posto con una trovata. Erano le condizioni di vita del posto che mi attraevano. Mi piaceva quando in Dallas facevano il loro apprendistato nelle stalle. Anch’io allevavo cavalli. Nel telefilm fin da piccoli li mandavano a raccogliere il letame, sissignore ! Io ho sempre amato i cavalli e questo telefilm mi ha colpito anche perché era l’unico al tempo di Ceausescu. Io tenevo per JR, aveva uno stile reale, dopo un’esperienza come la mia mi sono reso conto che se ti comporti come Bobby, perdi. Io ammiravo JR, ma sono stato come Bobby. Il Bobby dentro di me mi ha distrutto. Con le donne era più strano, a me piaceva una che stava con JR, le aveva comprato JR un appartamento, aveva quegli occhi verdi, brillavano da quanto erano verdi, ma non ricordo come si chiamava. Sono stato contento quando Almasanu ci ha fatto una trasmissione: Chi assomiglia ai personaggi di Dallas.
E quando è venuto JR da me, a Dallas, JR la mine, la Dallas, ci sono rimasto male. Era avvizzito, molliccio, con una moglie di quelle che non se la sposerebbe nemmeno un attore romeno. Uno dei miei figli a tavola mi ha chiesto: «Come, papà, questo sarebbe JR?».

Immagine

La Torre Eiffel
Devo dirle una cosa, certo la gente è così com’è, kitsch o no, ma lei crede che tutta sta gente ha i soldi per andare a Parigi? Sissignore, non è kitsch, è una copia di quella autentica.
Romania
Anche Constantinescu mi si è rigirato contro. Mi hanno detto: «Scappa!». Ma io no, perché questa miseria romena è l’alimento della mia anima. Si rende conto, sono stato in 40 paesi. Ma quando, il giorno dell’inaugurazione, ho innalzato a Dallas la bandiera del mio paese, quel giorno mi sono sentito un uomo, deve credermi. Allora ho pianto come un bambino, ecco come mi sono sentito. Sì! Ero ingenuo! Sì! Ero megalomane! Ma amavo il mio paese!
Toffler
Ho letto, durante la seconda condanna che mi hanno rifilato, La terza ondata e Lo shock del futuro. Se legge quei libri, capirà cosa mi è capitato. Questo passaggio da una vita aspra , senza carne, cioccolata, ad una in cui avevo 25 Mercedes  e tutte le macchine del mondo dai 30.000 dollari in su, e completi, che cambiava una volta al giorno e qualsiasi ora e non finivano mai. Quanta roba da mangiare, quante roba da bere! Mi aveva travolto l’ ondata, la terza ondata. Una cosa è essere figlio di un riccone, altra è studiare.
Sono stato in Austria, in Germania e rimanevo sorpreso nel vedere un imprenditore con una Toyota così piccola. Ero contrariato. Esisteva una stupida diceria, che al tempo, quando è venuto il fratello di Bush da me, c’era solo un bagno funzionante, gli altri erano tutti in fondo al giardino. Lì, avrei pagato qualcuno per rimanere chiuso nel WC e dire: «Ocupation» affinché gli ospiti americani usassero solo il gabinetto buono. Sono tutte menzogne! Ci tengo a dire che avevo più gabinetti che a i Dallas!
La conclusione di Ilie Alexandru
Le chiedo una cortesia. La prego, in questa circostanza, di inviare un vero giornalista, come Popeanga del Gardian[**]. Voglio parlare della mafia del PSD.”

[*] Si tratta dell’ex presidente romeno (Constantinescu) e di politici a lui legati.

[**] Si tratta della giornalista Lidia Popeangă-Mitchievici.

George Acsinteanu: Escadrila albă (1942)

Ieri am scris un articolaș în limba italiană despre Escadrila albă, astăzi revin despre acest subiect cu un material din vremurile respective, de data aceasta în limba română. Este vorba de o cărticică scrisă de George Acsinteanu în 1942. Opera are multe limite, totuși ne ajută să zărim Zeitgeist-ul de atunci.

materialul l-am cules aici, eu m-am limitat să-l transform într-un singur pdf.

In volo

L’altro giorno scorrendo la rivista cinematografica Lo schermo (anno 1942), leggo: «Si gira La squadriglia bianca, il film Italo-romeno dell’eroismo». Incuriosito, mi immergo in una storia che non conoscevo. La Squadriglia Bianca fu un’unità di aeromobili sanitari dell’Aviazione Romena pilotata da sole donne. Grazie alla loro destrezza e al loro coraggio, queste aviatrici salvarono più di 1500 vite durante il secondo conflitto mondiale. L’idea parte dalla principessa Marina Ştirbey, la prima donna pilota di Romania, che, ispirandosi alle volontarie finlandesi del Lotta Svärd, ottiene il permesso di fondare uno squadrone aereo di assistenza medica. Il nucleo costitutivo della „Squadriglia Bianca” è formato da Mariana Drăgescu, Virginia Duţescu, Nadia Russo, Virginia Thomas, Marina Ştirbey e Irene Burnaia, a queste si aggiungeranno qualche anno dopo Victoria Pokol, Maria Nicolae, Stela Huţan Palade, Smaranda Brăescu e altre ancora. L’unica ancora in vita è Mariana Drăgescu. Ha compiuto cent’anni lo scorso settembre. Con quest’occasione, dopo decenni di oblio, le autorità romene si sono ricordate di lei: l’hanno promossa capitano. Ora potrà realizzare il suoultimo desiderio: essere ammessa al Cimitero Militare Ghencea, accanto ai suoi commilitoni. Mariana Drăgescu riassume con tono calmo lo scorrere tumultuoso della sua vita: “Ci sono stati molti momenti spaventosi e molti momenti di gloria, tanti da bastare per 10 vite intere. Dopo Stalingrado, dove si contarono centocinquemila soldati romeni morti o dispersi, si pensò che tutto dovesse finire. Ma non fu così, arrivò anche la campagna di Crimea. E poi andai nel Kuban e nel Caucaso, dove vidi romeni e tedeschi cadere come mosche”. Ma partiamo dall’inizio. Figlia di colonnello, Mariana è attratta da sempre dall’attività fisica: “A Lugoj si nuotava sul Timis. Là ho fatto anche canotaggio. Più tardi, una volta arrivata a Bucarest, mi sono iscritta alla scuola di equitazione del 4° Reggimento Roşiori. Ero fatta così!” Lei  però voleva volare e per realizzare il suo sogno si iscrive alla scuola di pilotaggio di Ioana Cantacuzino, un’altra nobildonna con la passione degli aerei. Qui conoscerà Marina Ştirbey : “Mi sembra di vedere ancora Marina mentre scende dal suo Messerschmitt e attraversa la pista. Era splendida. Quella fu per me la più lunga e luminosa estate della mia vita: un’incredibile continuo librarsi in volo.” Tra le allieve della scuola aeronautica c’è anche Nadia Russo con cui stringerà un’amicizia indissolubile. Era una russa bellissima, figlia del generale zarista Brjozovski. Allo scoppio della Rivoluzione bolscevica perderà entrambi i genitori. Riuscirà a riparare fortunosamente a Chişinău, dove sposerà un possidente locale, da cui divorzierà ben presto. Arrivata a Bucarest s’iscrive a Belle Arti, studia da infermiera e impara a volare. È la prima donna ad essere ammessa ai concorsi di volo più prestigiosi. Alla vigilia della guerra è già una celebrità. “Questa era la mia amata Nadia Russo, l’amica di una vita”.
Dal 22 giugno 1941 anche la “squadriglia bianca” fa il suo ingresso nel conflitto. Ogni giorno i piccoli aerei sanitari bianchi raggiungono il fronte per evacuare i feriti. Atterraggi di emergenza, voli notturni, raffiche di mitraglia schivate per un pelo, ma soprattutto vite salvate. La guerra non fa sconti a nessuno, brucia corpi ed anime. Mariana in una lettera scritta nel 1942 da Plodovitoye, nella lontana Calmucchia, confessa: “Sì, siamo dei bersagli senza difesa. Né la contraerea, né i caccia, ci possono aiutare. Siamo in balia della sorte. A proteggerci ci ha pensato ancora una volta Dio. (…) Nadia dice che non ce la fa più. È troppo per noi! Io non le ho detto nulla, ma sento il cuore farsi debole. Ho riposato per due giorni al villaggio, ogni volta che sentivo arrivare un aereo russo, avevo delle fitte al cuore. Il dottore mi ha dato del Bromural e per la notte prendo il Phenobarbital, per non essere tormentata dagli incubi. Ora sono tranquilla, non tremo, sono in uno stato di perfetta calma, però sento di non avere più le forze, di avere un blocco di ghiaccio allo stomaco”. A chi oggi le chiede se non ha mai avuto paura, risponde senza battere ciglio: “Certo! Se non hai paura, sei incosciente. Essere incoscienti non significa avere coraggio. Non c’è alcun merito nello sconfiggere un sentimento che non conosci”. Nelle sue missioni ebbe modo di attraversare luoghi incredibili e incontrare persone straordinarie, brevi bagliori che illuminavano l’atmosfera tetra del conflitto. A Simferopol, in Crimea, conosce Katerina Dostoevskaja, la nuora del grande scrittore russo, e sua sorella Nina Falz-Fein. “Delle vere signore, che magnifico passato si intravedeva attraverso la modestia in cui vivevano. Da  loro c’era una vera oasi, dove la guerra non esisteva più, in cui ho trascorso delle ore irreali. Raccontavano delle enorme ricchezze un tempo possedute, della vita precedente, dei loro palazzi e dei loro abiti in crinolina, dei nobili russi e del parco zoologico di cui un tempo erano state proprietarie. Io portavo loro libri, medicine e cioccolata e in cambio mi offrivano un’evasione dal mondo della guerra. La casa era stata requisita dai tedeschi, a loro due rimaneva una sola stanza. I tedeschi però avevano appeso sull’abitazione un cartello su cui si scriveva: “Qui vive la nuora del grande Dostoevskij. Vi preghiamo di rispettarla!”
La guerra continua, la Romania cambia alleati, ora i sovietici sono “amici”. Mariana vola ancora, questa volta verso Vienna. “Sorvolando la Valle della Moravia, passai sopra il Mausoleo di Austerlitz. Rimasi impressionata, mi sembrava di volare sulla storia. Una volta arrivata in Austria, la prima immagine che vidi fu quella di carri carichi di quadri, suppellettili e mobili sequestrati dai sovietici. A trainarli però non c’erano dei cavalli, ma  soldati tedeschi imbrigliati come animali, al loro fianco un russo con la frusta. Mi venne allora in mente  un’immagine vista sull’Illustration, subito dopo la fine della prima guerra mondiale: il generale Petain dopo la battaglia di Verdun passava in rassegna i prigionieri tedeschi saltandoli portando la mano destra alla visiera. Non bisognava umiliare  i nemici,  anche loro avevano fatto il loro dovere”. L’immagine dei prigionieri tedeschi ridotti a bestie da soma sembra  una premonizione su ciò che attenderà le pluridecorate ragazze della Squadriglia Bianca alla fine della guerra. Le più fortunate, come ad esempio Irina Burnaia e Virginia Thomas, riuscirono a scappare all’estero. Anche a Mariana, in fondo, andò bene, gli sgherri del regime comunista le sequestrano tutte le decorazioni ufficiali, i brevetti di volo, la tuta, la bussola, poi la sottopongono ad interrogatori improvvisati, ma alla fine la lasciano perdere. Smaranda Brăescu, una leggenda dell’aviazione e del paracadutismo internazionali ( nel 1932 aveva stabilito a Sacramento in California il record mondiale di salto lanciandosi dall’altezza di 7400 metri), prenderà parte alla resistenza anticomunista, aderendo all’organizzazione delle Casacche Nere (Sumane Negre). Braccata, riuscirà a nascondersi fino alla fine. Marina Ştirbey e Ioana Cantacuzino furono ridotte alla fame. Per Nadia Russo, la “sorella maggiore”, che era stata sempre accanto a Mariana, le cose andarono molto peggio. Nel 1951, dopo un processo farsa viene condannata a 6 anni di prigione per spionaggio. “Nadia è rimasta sei anni  in prigione, perché è stata così folle da recuperare i feriti dal fronte, invece di elogi si è presa sei anni di galera… ma non è finita lì, perché nel ’57 l’hanno deportata in Baragan assieme agli altri moldavi fuggiti dall’URSS, tutti colpevoli di avere voluto riunirsi ai romeni. Sono riuscita a vederla, viveva nella miseria più nera, accanto a Maria Antonescu, la moglie del Maresciallo, e a Elena Codreanu, la povera consorte del Capitano. Abitavano in casupole con il tetto di paglia e il pavimento d’argilla. In quel momento capii che tutto era finito, che le nostre medaglie non servivano più a nulla, che noi non contavamo più nulla”.

Il materiale per questo articolo è stato liberamente tradotto e rimaneggiato attingendo alle seguenti fonti:
Horia Ţurcanu, Zburatoarea, Formula AS, 2003, nr. 579;
ESCADRILA ALBA – SINGURELE AVIOANE SANITARE DIN LUME PILOTATE DE FEMEI IN AL DOILEA RAZBOI MONDIAL;
Escadrila albă, documentario.

La nave dei folli – Corabia Nebunilor

LA NAVE DEI FOLLIL’altro ieri su kelebekler (un blog mai banale che seguo da parecchio tempo) è stata pubblicata la traduzione di The ship of fools, un racconto che Theodore Kaczynski aveva inviato, nel 1999, dalla sezione di massima sicurezza del carcere di Florence a una piccola rivista studentesca che ne aveva fatto richiesta. Del racconto di Kaczynski esiste anche una versione animata con pupazzetti lego, realizzata da Danny Ledonne. Mi sono preso la briga di sottotitolarla in italiano e in romeno: Buona visione! (per attivare i sottotitoli cliccare sull’icona rossa con la scritta „cc”

La prima edizione italiana del racconto La Nave dei Folli
è stata pubblicata nel novembre 2000 dalla rivista di critica sociale Il diavolo in corpo

CORABIA NEBUNILORAltăieri  pe blogul kelebekler (un sait niciodată banal pe care îl urmăresc de mult timp) s-a publicat traducerea italiană după The ship o fools, o poveste scrisă de Theodore Kaczynski, în 1999 din închisoarea de maximă siguranță din Florence, pentru o revistă studenţească care i-o ceruse. După povestea lui Kaczynski a fost realizată şi o animaţie cu figurine lego sub regia lui Danny Ledonne. M/am străduit să-o subtitrez în italiană şi în română: vizionare plăcută! (pentru activa subtitrarea daţi clic pe „cc”)

Corabia nebunilor am fost publicată în limbă româna în cartea lui Ovidiu Hurduzeu, Unabomber: profetul ucigaș.

Il Jazz di Sergiu Celibidache

Nei giorni scorsi mi è capitato tra le mani un libro che mi ero ripromesso di leggere da parecchio tempo: “Sergiu Celibidache, scrisori către Eugen Trancu-Iaşi”[1]. Il volume raccoglie le lettere inviate nel corso  di quarant’anni (dal 1939 al ’79) dal grande  direttore d’orchestra romeno all’amico di gioventù  Eugen Trancu-Iaşi e una corposa addenda che include varie testimonianze sugli anni romeni del maestro.
ImmagineSu Sergiu Celibidache si è scritto e detto moltissimo. Gli aneddoti attorno al suo ossessivo perfezionismo, le polemiche  sferzanti con i colleghi, l’avversione  verso le   incisioni discografiche o l’intransigenza caratteriale nel bene e nel male ne accompagnano immancabilmente  il ricordo.  Come  dire,  agiografia e maldicenza  sono gli esiti scontati della biografia del genio  e questo volume lo conferma  ampiamente. Meno noti, anzi  sconosciuti, sono gli albori musicali di Celibidache nella Bucarest interbellica. Il  libro  di Trancu-Iaşi  permette di abbozzare una   parzialmente ricostruzione degli anni “romeni”  del maestro, offrendo dei dettagli a volte sorprendenti.  Celibidache era di  Roman, come  Max Blecher e mia suocera,  una cittadina di provincia colta ma distante dall’agitazione intellettuale bucarestina.  Una volta  giunto  nella capitale, questo  giovane   dall’aspetto  singolare    bazzica   nei caffè di Calea Victoriei,   tira a far tardi con    tutti i ribelli della musica, dell’arte, della letteratura e  con loro sogna e progetta nuovi orizzonti.  Sete di gloria ma anche  fame vera, per vivere Celibidache di giorno  suona il pianoforte nella  scuola di danza del suo primo grande amore: Iris Barbura, ballerina  espressionista nata ad Arad nel 1912, formata  alla scuola  di Vera Karalli negli anni ’30, suicida a Ithaca nel 1969. Di notte si esibisce improvvisando  jazz al caffè  Atlantis e in altre bettole. Ha talento e  un impresario lo vorrebbe  ingaggiare per  un’orchestrina di musica leggera al grand hotel La Fayette.  Rifiuta. I soldi    non contano, a lui   interessa il jazz.  In questa musica scopre un punto di partenza verso composizioni più complesse.  “Celibidache  –  come ricorda l’amico Petru Comarnescu [2] – possedeva qualcosa in più rispetto ai giovani snob della capitale. Dalle  sue discussioni si comprendeva  immediatamente come affrontava  le formule  di composizione jazzistiche.  Era  ossessionato da melodie che  improvvisava in stile hot, per poi svilupparle in polifonia”. Parecchi anni dopo qualcuno  ricorderà  ancora le sue performance  a Balcic sul Mar Nero nell’osteria del turco  Mahmut, il covo estivo  della vivace  e squattrinata bohème bucarestina: “Nella taverna   ci avvolgevano delle strane melodie jazz. Al piano malandato suonava un giovane compositore, silenzioso, elegante e sobrio, caro a tutti gli artisti di Balcic. Si chiamava Sergiu Celibidache”[3] .  “Suonava il piano usando molto il pedale, colpendo con con forza i tasti, creando effetti che miravano a strabigliare l’ascoltatore”[4] . Le radici del jazz per lui allignavano nella musica di Bach e riusciva a dimostralo nelle notti trascorse a   pigiare  i tasti dei più scassati pianoforti delle bettole di Bucarest.  È ancora Petru Comarnescu a fornire dettagli  sull’esperienza jazzistica del futuro direttore d’orchestra: “Sono diventato amico di Celibidache  grazie al jazz colto  che entrambi ammiravamo,  poi Johann Sebastian Bach avrebbe  ben presto cementato ed elevato questa amicizia e la nostra stima reciproca.  […] Mi aveva raccontato che un giorno, mentre passeggiava per Iasi, canticchiando  una  melodia jazz  semisconosciuta, un signore inglese o americano gli chiese come faceva a conoscere quel pezzo,  per niente noto, ma di grande fattura artistica.  Di fatto non era un pezzo ma un’armonizzazione  in stile hot che riproduceva il gusto del tempo. Ma più di tutte le nuove armonie, dei brani che mi suonava e commentava, fu la lettera di Duke Elligton a rilevarmi la competenza musicale di Sergiu. Aveva composto  un pezzo jazz e lo aveva inviato a New York al Duca”. Ellington gli rispose: non solo era   rimasto colpito dalle sue intuizioni musicali, ma gli sarebbe addirittura piaciuto   sperimentarle in qualche nuovo pezzo. “Si trattava una composizione che  partiva dal jazz e arrivava a Johann Sebastian Bach. Era qualcosa di insolito che mi faceva pensare molto.  Ogni volta che incontravo Sergiu Celibidache  comprendevo che il jazz per lui era solo un punto di partenza,  si preoccupava  continuamente  dei problemi della musica polifonica, della grande arte della sinfonia cui voleva apportare nuove espressioni e modalità”.
Della  passione jazzistica di Celibidache dovrebbe esistere addirittura un disco.  In una lettera spedita  nel febbraio 1941 da  Berlino all’amico Ginel Trancu-Iaşi  si legge: “Qui tutto va bene. Musica perfetto. Ti ho inciso un disco, te lo  spedirò alla prima occasione. Non so che ne farai è assolutamente strampalato”. In nota il destinatario della missiva precisa: “Si tratta del primo disco inciso da Sergiu Celibidache . Conteneva  dei ritratti  musicali a ritmo di jazz composti  per  i suoi amici”. Il disco è menzionato  anche  nell’articolo già citato  di  Petru  Cormanescu: “Ho sentito che ha composto una serie di “ritratti musicali” , in cui rappresentava noi, gli amici romeni, Iris Barbura, me e  gli altri. Mi hanno detto che sono eccezionali. Non li ho ascoltati, anche se, a quanto pare, li ha pubblicati su un disco che avrei dovuto ricevere”. Lo stesso Celibidache ritornerà  su queste composizioni  in una lettera del 1945 (quindi  a quattro anni dall’incisione del disco): “desidero, prima di tutto, rivelarti un segreto di cui ti prego di non farne alcun uso. I miei  Dummenlieder  non si riferiscono a nessuno, non sono scritti con l’intenzione  di  fare delle caricature o di metter in note  personalità oppure qualità spirituali. Attraverso le mie domande ho solo  tentato di fissare la fantasia di chi ascolta. Non c’è nessun personaggio. Li ho inviati solo con l’intento di abituare il vostro udito a materiale un po’ più astratto. Come un’arte visiva che  non cerca parole per esprimersi, anzi proviene dall’esterno, dalla sfera  in cui gli uomini non possono più implicarsi e intervenire.  Rispetto alla musica, Ginel, devi imparare solo una cosa. La musica è un’arte con leggi proprie: Eigen Gesetzmäßigkeit. Chi non conosce le leggi della musica  (non su carta o dai libri, ma attraverso intuito e perspicacia) non può scrivere musica”.  
Quest’anno cade il centenario  della nascita di Sergiu Celibidache, mi piacerebbe se  le varie manifestazioni che gli saranno dedicate   potessero aprirsi  con il crepitio di questo vecchio disco fantasma e delle sue canzoni sciocche.
[1] Sergiu Celibidache, scrisori către Eugen Trancu-Iaşi a cura di Fabian Anton, Cluj-Napoca, Eikon 2003.
[2] Petru Cormanescu (Iași, 23 novembre 1905 – București 27 novembre 1970) è stato  un saggista, scrittore e un noto anglista nella Romania interbellica. I ricordi relativi all’amicizia con Celibidache si trovano nell’articolo Cariera excepţională a lui Sergiu Celibidache, pubblicato in  Timpul il 9 novembre 1945 e nel volume Chipurile şi priveliştile Europei, Cluj 1988, entrambi riprodotti in addenda alla raccolta epistolare.
[3] Il ricordo è contenuto nel libro di Alexandru  Baciu, Din amintirile unei secretar de redacție, Bucarest, 1997.
[4] Il ricordo appartiene a Lucia  Dem. Bălăceanu.

VIITORUL DUPĂ GIORGIO AGAMBEN

În data de 25 ianuarie, pe RadioTre, filosoful italian Giorgio Agamben a citit un scurt text intitulat ”Viitorul” . L-am tradus.

Pentru a înţelege ce înseamnă cuvântul “viitor”, trebuie să înţelegem mai întâi ce înseamnă un alt cuvânt pe care nu mai suntem obişnuiţi să-l folosim în afară de domeniul religios: cuvântul “credinţă”. Fără credinţă sau încredere, viitorul nu este posibil, viitorul există numai dacă putem să speram sau să credem în ceva. Dar ce este credinţa? David Flusser, un mare învăţat a ştiinţei religiilor (chiar există o disciplină cu un asemenea nume), a studiat cuvântul Pistis, care este forma grecească folosită de Isus şi apostoli pentru “credinţă”, în acea zi el se află într-o piaţă din Atena şi la un moment dat, ridicând ochii a văzut scris în litere mari în faţa lui Trapeza tes pisteos. Uimit de la coincidenţă, s-a uitat mai bine şi după câteva secunde, şi-a dat seama că se află pur şi simplu în faţa unei băncii: Trapeza tes pisteos în greacă înseamnă “bancă de credit”. Iată sensul cuvântului Pistis, pe care încerca să-l înțeleagă de luni de zile: Pistis, “credinţa”, este pur şi simplu creditul de care ne bucurăm la Dumnezeu şi de care cuvântul lui Dumnezeu se bucura la noi, deoarece noi avem încredere în el. Din acest motiv, Pavel poate să spună într-o frază celebră: “credinţa este încredinţarea celor nedăjduite”, este ceea ce dă realitatate lucrurilor încă neexistente, dar în care noi credem şi avem încredere, în care am pus creditul nostru şi cuvântul nostru. Altfel spus, un viitor există, în măsura în care credinţa noastră poate da substanţă, adică realitate, speranţelor noastre. Dar a noastră, se ştie, este o epocă cu puţină credinţă, sau, cum spunea Nicola Chiaromonte, de rea-credinţă, adică de credinţă care este menţinută prin forţă şi fără convingere. Deci, o epocă, cu nici un viitor şi fără speranţe sau una cu un viitor gol şi speranţe false. Dar, în această epocă prea veche pentru a crede cu adevărat în ceva şi prea smecheră pentru a fi într-adevăr disperată, ce se întâmplă cu creditul nostru, ce este cu viitorul nostru? Dacă ne uităm cu atenţie, există încă o sferă care se învârte în jurul creditului, o sferă în care s-a refugiat toată pistis, a noastră, toată credinţa noastră. Aceasta este sfera banului şi banca, trapeza tes pisteos, este templul ei. Banul nu este altceva decât un credit şi pe multe bancnote (pe lira sterlină, pe dolar, dar nu pe euro, şi acest fapt ar fi trebuit să ne trezească bănuieli) se mai scrie că banca centrală promite să fie într-un fel garantă a acestui credit.
Aşa-numita “criză” pe care o traversăm, dar ceea ce se numeşte “criză”, acum este clar, nu este altceva decât modul normal de a funcționa al capitalismului din vremea noastră, a început cu o serie de operaţiuni nesăbuite pe credit, pe credite care au fost scontate şi revândute de zeci de ori înainte de a fi încasate. Aceasta înseamnă, în alte cuvinte, că capitalismul financiar şi băncile care sunt principalul lui organ funcţionează pariind pe credit, adică pe credința oamenilor.
Dar aceasta semnifică, de asemenea, că ipoteza lui Walter Benjamin, potrivit căreia capitalismul este, într-adevăr, o religie şi cea mai feroce şi inexorabilă care a existat vreodată, pentru că nu cunoaşte nici mântuire nici răgaz, trebuie asumată ca atare. Banca cu funcţionarii şi experţii ei cenuşii le au luat locul Bisericii şi preoţilor şi, administrând creditul, manipulează şi gestionează credinţa, aceea încredere sărăcăcioasă şi șubredă pe care vremea noastră o mai are în sine însăși. Şi o face în modul cel mai iresponsabil şi lipsit de scrupule, încercând să câştige bani din încrederea şi speranțele ființelor umane, hotărând creditul fiecărei persoane şi prețul pe care trebuie să-l plătească pentru aceasta (chiar creditul statelor, care au abdicat cu blândețe de la suveranitatea lor). Astfel, administrând creditul, se guvernează nu numai asupra lumii, ci, de asemenea, asupra viitorului omenirii, un viitor pe care criza îl face tot mai scurt şi la termen. Şi dacă astăzi politica nu ni se mai pare posibilă, acest lucru se datorează faptului că puterea financiară a sechestrat toată credința şi tot viitorul, tot timpul şi toate așteptările. Atâta timp cât această situaţie durează, atâta timp cât societatea noastră care se consideră laică va fi aservită religiei celei mai obscure şi iraționale, eu vă sfătuiesc să recuperați creditul şi viitorul vostru din mâinile acestor posomorâți, discreditați pseudo-sacerdoţi, bancheri, profesori şi funcționari ai diferitelor agenții de rating precum Moodys, Standard and Poors sau cum se numesc ele. Şi, probabil, primul lucru de făcut este să nu ne mai uităm doar spre viitor, aşa cum ei ne îndemnă să facem, ci să ne îndreptăm privirea spre trecut. Numai prin înţelegerea a ceea ce s-a întâmplat şi în special a modului sau a motivelor în care s-au întâmplat evenimentele trecute, va fi posibilă, poate, regăsirea libertății. Arheologia şi nu futurologia este singura cale de acces la prezent.

Aici puteţi să ascultaţi originalul:


agosto: 2017
L M M G V S D
« Gen    
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031  

Contatti

anzianità di servizio

Blog Stats

  • 60,544 hits

Catrafuse Photos

RSS la rinascita balcanica

  • Bypass di Fier e Valona: Governo riaprirà appalti entro settembre di quest'anno 22 agosto, 2017
    Tirana - Dopo lo scioglimento del contratto con la società che doveva costruire il bypass di Valona e quello di Fier nel mese di aprile, pare che il Governo sia pronto a riaprire gli appalti per la costruzione di questi segmenti. Secondo la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS), la quale ha finanziato i progetti originali, il rilancio dei l […]
  • Mandija introduce il report sulle elezioni ai funzionari internazionali 22 agosto, 2017
    Tirana - Il Vice Premier, Ledina Mandija, ha realizzato una riunione con i rappresentanti dell'ufficio dell'Unione Europea in Albania, l'ufficio del Consiglio d'Europa e l'OSCE. Durante l'incontro, il vice Premier al termine del mandato della Task-Forze ha consegnato personalmente ai partner internazionali il materiale conclusiv […]
  • Opificio dei fili, rimossa concessione, Ministero: Si sta ammortizzando, azienda turca non ha rispettato contratto 22 agosto, 2017
    Tirana - Il Governo ha avviato le procedure per lo scioglimento del contratto di concessione dell'Opificio dei Fili e dei Cavi di Scutari. Dal 2004 questo impianto è stato dato in concessione alla società turca "Yilmaz kabllo", la quale, secondo il Ministero dell'Energia non è riuscita a realizzare i parametri del contratto e non ha inves […]
  • Lanciata offerta su industria del rame, Ministero: Concessioni a lungo termine, investimento di 119 mln di $ 22 agosto, 2017
    Tirana - Il Governo ha messo in offerta l'intera industria della trasformazione e produzione del rame, alla ricerca di investitori esteri o nazionali.  Dal mese di maggio di quest'anno, il Ministero dell'Energia e dell'Industria ha reso pubblica un'offerta tecnico-commerciale per la fornitura di strutture minerarie libere e l'el […]
  • Knezevic: Dietro all'attacco contro di me vi è un uomo d'affari dall'Azerbaigian 22 agosto, 2017
    Podgorica - Il presidente dell'Atlas Banka, Dusko Knezavic, ha dichiarato che dietro alle pressioni su di lui e la causa presentata da parte della società Kaspia Property Holdings Limited proveniente dagli Emirati Arabi Uniti (EAU) vi sono i tentativi del proprietario di un gruppo aziendale dall'Azerbaijan, ha riferito lunedì 21 agosto, il portale […]