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Io sto con il cane di Vîntu

La galera non si augura a nessuno. Eppure non mi sembra il caso di solidarizzare con Sorin Ovidiu Vîntu (SOV), il faccendiere romeno arrestato ieri a Bucarest. Vîntu è uno degli uomini d’affari più chiacchierati del paese. Gli inizi della sua “carriera” si intrecciano con i destini di diversi ex appartenenti alla vecchia Securitate e con spregiudicate operazioni finanziarie. Il suo nome sale alla ribalta nel maggio 2000 quando il Fondo Nazionale di Investimenti, una struttura piramidale creata da Vîntu con l’avallo di un’importante banca statale (la CEC), crolla portando con sé i risparmi di centinaia di migliaia di persone. L’inchiesta e il successivo processo si chiuderanno con delle condanne pesanti per i suoi collaboratori, ma con una sentenza mite per SOV. Negli anni successivi, SOV si ricostruirà un’immagine investendo nei mass media. Nel suo carniere spiccano il canale di news Realitatea TV, quello finanziario Money Channel, alcune radio, il quotidiano Cotidianul, il settimanale satirico Academia Caţavencu e altri ancora. Nei primi anni Realitatea TV appare come un canale d’informazione indipendente, forse più vicino all’opposizione (allora PD e PNL), che al partito di governo (PSD). Numerosi nomi di spicco dell’intellighentia romena si alterneranno sugli schermi di questa TV: Stelian Tănăse, Cristian Tudor Popescu, Emil Hurezeanu, Mircea Dinescu ecc. L’impero di SOV sembra imporsi senza troppi ostacoli nel mondo dell’informazione, almeno fino a quando non cominceranno gli scontri con l’attuale presidente Băsescu che mal sopporta le critiche e l’appoggio dato dalla TV ad alcune iniziative dell’opposizione. Realitatea TV nel corso dell’ultima campagna elettorale diventa uno strumento di propaganda anti Băsescu e il suo patron Sorin Ovidiu Vîntu entra nella lista dei nemici personali del presidente. Ieri SOV è stato arrestato con l’accusa di avere favorito la latitanza del suo ex braccio destro Nicolae Popa (“esule” in Indonesia per sfuggire a una condanna a 15 anni nel caso FNI). L’arresto di Vantu, come ho già detto, non mi commuove, mi lasciano perplesso però le circostanze in cui la sua casa è stata perquisita. Alle sei del mattino una banda di agenti speciali coordinati da un pubblico ministero si presenta nella villa dell’uomo d’affari. Apre loro la porta un cameriere. In giardino gironzola un vecchio cane lupo mezzo orbo. Il primo ad entrare è un marcantonio delle squadre speciali mascherato e armato di fucile che inizia a sparare pallottole di gomma sul cane di Vantu! Ma che razza di procedura seguono i magistrati? Permettono a un buzzurro armato di fucile di tirare a destra e a manca senza motivo, azzoppando un povero cane. Tanto più che non si trattava di catturare un feroce killer, ma al massimo un abile truffatore. Sempre a livello di procedura va ricordato come in Romania esista ancora l’abominevole pratica di ammanettare gli inquisiti, a prescindere dalla reale colpevolezza e pericolosità di queste persone. Sì, insomma Vîntu avrà molti peccati da farsi perdonare, ma il povero cane vittima di quattro buffoni coperti dal passamontagna che colpe ha? Tra l’altro Vîntu non era manco in casa! Io mi schiero dalla parte del cane.

Viaggio al termine della Romania

Il governo romeno taglierà gli stipendi degli statali del 25% e le pensioni del 15%, lo ha dichiarato qualche settimana fa Traian Basescu, il caudillo balcanico che regge le sorti (o per meglio dire la malasorte) di questo paese. Tutto ciò in uno stato in cui lo stipendio medio è ben sotto i 500 euro e le pensioni di norma non raggiungono i 200. La manovra vampiresca è coadiuvata da altre misure di austerità come la cancellazione di alcune sovvenzioni e aiuti sociali. Nei propositi del governo il salasso dovrebbe servire a contrarre un nuovo prestito dal Fondo Monetario Internazionale e a sanare le voragini create nei conti pubblici negli ultimi vent’anni di cleptocrazia. In realtà, l’adozione di restrizioni salariali che colpiscono allo stesso modo il dipendente statale che guadagna 200 euro al mese e quello che ne intasca 5000 o 6000, chi lavora e chi ruba, chi sgobba e chi non fa nulla, delinea l’essenza odiosa di questo esperimento di bassa macelleria sociale. Lo stesso trattamento „paritario” è affibbiato anche ai pensionati tutti inseriti nello stesso calderone come se nulla fosse.
Un altro motivo che rende particolarmente detestabile questo tentativo di dissanguamento di milioni di persone è il cinismo con cui gli attuali governanti difendono con i denti il folle sistema di tassazione applicato in Romania: la flat tax (aliquota unica) al 16%, una pratica fiscale aberrante che ha già dato chiare prove di inefficienza (che di iniquità non serviva) in paesi come la Lituania, la Lettonia o l’Islanda. La protervia dei cleptocrati di Bucarest nel difendere questo sistema fiscale sconosciuto alla stragrande maggioranza dei paesi civili ha addirittura fatto scattare le critiche del presidente del Fondo Monetario Internazionale Strauss-Kahn, noto per non essere proprio un difensore dei diritti sociali dei popoli oppressi. Ovviamente dal dibattito sulle possibili misure alternative per rimettere in sesto il paese mancano i riferimenti a possibili verifiche patrimoniali sui nuovi ricchi, a tagli per i servizi segreti messi in piedi negli ultimi anni (che succhiano allo stato circa 500 milioni di euro l’anno), all’inutile e sanguinosa missione in Afghanistan, a misure efficaci contro la corruzione e per la trasparenza sulle spese della politica, a imposte e royalty serie da applicare nel settore petrolifero ed energetico… no, meglio far morire di fame qualche pensionato.

Davanti a prospettive così tragiche ti aspetteresti di sentire risuonare in modo chiaro e netto le voci di protesta dell’intellettualità romena, anche perché sarà proprio il già malridotto campo della scuola (e di riflesso della cultura) a bruciare per primo a causa di questi tagli dissennati…invece nulla o quasi. Anzi, può perfino capitare di leggere uno stolto articolo di Mircea Cărtărescu, forse l’autore contemporaneo romeno più tradotto all’estero, che in mancanza di idee e di coraggio invita i suoi colleghi professori e gli altri lavoratori a non scioperare, a non protestare, insomma a morire senza disturbare il manovratore. La logica sarebbe più o meno questa: siccome prima di questo governo si è fatto di peggio, siccome i partiti di opposizione non saprebbero fare di meglio, allora tanto vale stendersi a mo’ di zerbino davanti a ogni sopruso ordinato dall’attuale potere ed accettare, come se si trattasse di un inesorabile destino,  la grande purga che ci viene propinata dai “grandi specialisti” dell’attuale coalizione. Non può mancare uno j’accuse lanciato contro l’intera nazione romena (ormai un “classico” negli articoli di questo scrittore), ecco come la pensa il prof. Cărtărescu: “Volete dei colpevoli? Ne troverete a bizzeffe. Non c’è nemmeno bisogno di capri espiatori. Si può puntare il dito su chiunque, a caso, tra i parlamentari di ieri e quelli di oggi della Romania: è quasi impossibile sbagliare. Puoi puntare il dito su uno qualsiasi dei nostri miliardari di ieri e di oggi: nel novanta per cento dei casi non si sbaglierà. E potresti puntare il dito anche sul tuo petto di semplice salariato: non hai mai lavorato alla carlona? Come mai, se tutti lavoriamo con impegno, abbiamo la più disastrosa economia di questa parte di mondo? E tu, pensionato, che hai lavorato una vita intera per non riuscire oggi nemmeno a comprare le medicine, forse almeno una volta al mese potrai domandarti se, oltre che vittima, non sei stato a volte anche complice di un regime che hai sostenuto e che ora rimpiangi… Certo, esistono colpevoli maggiori e colpevoli minori (praticamente, ognuno di noi, con la nostra eredità orientale). Certo, i colpevoli maggiori dovrebbero pagare. Ma non dimentichiamo, miei cari: ora ciò che conta è uscire dal vicolo cieco in cui ci troviamo. I colpevoli li possiamo punire anche più tardi”.
Ma questo uomo sta bene? Insomma, i romeni sarebbero tutti ladri, profittatori, sfaticati, capaci solo di accusare politici e governanti! Ripeto la domanda: Ma questo uomo sta bene? Crede davvero che si possa applicare una specie di aliquota unica per distribuire le colpe della sistematica distruzione dell’economia del paese? Per calcolo o per pavidità qualche riga più sotto il nostro autore riesce a esporre questo capolavoro: “Gli enormi scioperi e le dimostrazioni annunciate per l’inizio del mese rappresentano un errore immane. Non ci faranno uscire dalla crisi, anzi ci daranno il colpo di grazia. Le proteste sociali nei paesi poveri sono state sempre delle grosse manipolazioni che hanno portato alla crescita del marasma generale”. Dunque, secondo questo crumiro postmoderno, il destino della Romania sarebbe cucito a doppio filo a una logica inesorabile: Băsescu o muerte! O anche tutte e due, ossia: Băsescu y muerte! una sorta di sindrome di Stoccolma in salsa bucarestina, in cui la vittima si prende una cotta per il suo carnefice. Leggere questo articolo mi ha provocato una sensazione sgradevole, la stessa che provi quando scopri che la fiducia riposta in un amico è stata tradita. Non c’è dubbio, per uscire da questa crisi economica in primo luogo c’è da risolvere una profonda crisi delle coscienze di intellettuali incapaci di immaginare una società basata sulla solidarietà, sul riscatto sociale e nazionale…di ipotizzare la storia e il presente come regno del possibile e non come una fatalità.

IL SILENZIO È D’ORO

Tra le varie stranezze delle ultime elezioni romene una cosa su tutte mi ha messo sul chi va là: Il 18 dicembre scorso a urne “ancora calde” il ministro dell’economia (al tempo ad interim) Adriean Videanu se ne è uscito – senza che nessuno l’avesse interpellato sull’argomento – con una promessa inquietante: “Il Progetto Rosia Montana sarà incluso nel programma di Governo, vogliamo avviarlo il più presto possibile, perché il mercato dell’oro favorisce simili iniziative.” Andiamo per ordine. Rosia Montana è una cittadina di circa 3000 abitanti situata nei Monti Apuseni in Transilvania, la cui storia è strettamente legata allo sfruttamento delle miniere d’oro. I romani la chiamarono Alburnus Maior e qui iniziarono a estrarre oro e argento, lasciando molte tracce della loro presenza. Le miniere continuarono ad essere sfruttate fino al 2006, quando gli impianti furono chiusi perché economicamente fallimentari. La serrata, se da un lato diede vita a dei problemi sociali cui il governo romeno, more solito, non seppe rispondere, dall’altro aprì uno spiraglio di speranza per un futuro sviluppo della zona sganciato da questo tipo di industria tossica e attento alla natura (e che natura).
Rosia Montana da qualche anno è minacciata dal progetto di un dubbio consorzio romeno-canadese la Gold Corporation che ha ottenuto la concessione di questa e altre miniere. In grosse linee ecco il futuro dorato ipotizzato per Rosia Montana: si aprirebbe la più grande miniera a cielo aperto d’Europa da dove verrebbero estratte, in 15 anni, circa 300 tonnellate d’oro e 1600 tonnellate d’argento in quattro giacimenti ciascuno esteso su 100 ettari. Questa produzione comporterebbe l’estrazione di una quantità di oltre 220 milioni di tonnellate di minerale grezzo. La roccia sterile andrebbe a costituire due zone di deposito di circa 70 ettari ciascuna. I fanghi risultanti dal processo di estrazione dell’oro e dell’argento – processo realizzato utilizzando cianuro – verrebbero accumulati in un bacino di decantazione (una sorta di lago artificiale) con una capacità di 250 milioni di tonnellate e una superficie di 100 ettari (600 secondo altre fonti). Il tutto sarebbe contenuto da una diga alta 180 metri costruita con la roccia sterile. Il progetto coinvolgerebbe il 38% della superficie del comune di Rosia Montana. 1800 persone dovrebbero essere trasferite, ma potremmo dire deportate. Più di 700 abitazioni sarebbero demolite. Lo stesso accadrebbe a chiese, cimiteri e agli importanti scavi archeologici della zona. Va ricordato che l’affare dovrebbe funzionare per circa 15 anni, poi, una volta seccati i giacimenti, i canadesi se ne andrebbero a casa loro e il cianuro rimarrebbe a casa nostra. Un altro aspetto curioso della vicenda è che tutti i contratti di concessione sono coperti dal segreto di stato. A guardare il sito della compagnia canadese sembra che sui mirifici Monti Apuseni non si debba aprire un’allucinante miniera, ma il paradiso. Certo un paradiso simile a quello promesso dalla ditta australiana che nel 2000, in quel di Baia Mare, si lasciò scappare al fiume 100.000 metri cubi di fanghi al cianuro scivolati da un bacino di decantazione. La storia di Rosia Montana l’ha raccontata meglio di me Tibor Kocsis in un bel documentario intitolato Nuovo Eldorado (Uj Eldorado). Per capire la dichiarazione cursoria del ministro Videanu invece basta leggere che scrive Mihai Gotiu: in sostanza c’è un conto post elettorale da pagare per il presidente Basescu, il resto non conta.

Messaggini elettorali

Come saprete domenica in Romania si sono svolte le elezioni presidenziali. Dopo una settimana di zuffe mediatiche grottesche e ridicoli scoop televisivi, dalle urne è uscito vincitore il presidente in carica Traian Basescu che ha sbaragliato, anche se per una sola manciata di voti, l’ambigua Grosse Koalition guidata dal socialdemocratico (e qui mettiamoci pure un chilo di punti di domanda) Mircea Geoana. Che entrambi i candidati mi fossero indigesti non serve dirlo, in fondo non conta, grave e ridicolo invece mi sembra il fatto che ora la ghenga politico-mediatica di Geoana insinui senza pudore che le elezioni sono state truccate. Truccate da chi? visto che persino io, senza diritto e senza voglia di voto, ho ricevuto ad urne aperte, quindi in flagrante violazione della legge, un sms che mi invitava a recarmi al seggio per sostenere quel babbeo – Iliescu docet – di Geoana. In onore del commissario Moldovan ne ho ricavato un filmetto:

Non è Francesca?

francescaOggi mi è capitato di leggere un’intervista con Bobby Păunescu, il regista del film in cui per 1,5 secondi si dice che la Mussolini è una tîrfă, ossia una troia, „che vuole uccidere tutti i romeni”…Mi si è aperto un mondo. L’uomo è singolare: ha spiegato che in realtà il film per lui è nato come un gioco, anche perché quella del regista fino all’altro ieri non è stata la sua professione. Anzi per prepararsi alla nuova esperienza si è sorbito un corso accelerato di sei settimane, non alla Scuola Radio Elettra, ma alla School of Cinematic Arts di Los Angeles, dove ha appreso i trucchi del mestiere. Certo, poi  l’hanno aiutato l’amico, regista “vero”,  Cristi Puiu  e l’amica – attrice Bârlădeanu (che non ho capito se nella vita normale fa coppia con Păunescu o Salman Rushdie). Il film, secondo Bobby,  non è costato  un granché: 700.000 euro. Fondi pubblici? Risposta (testuali parole): „Dai, sulle riviste si scrive che sono milionario, miliardario e poi  vado a chiedere dei fondi pubblici? Non sarebbe  corretto e nemmeno morale. In più all’inizio,  fare il regista per me era un hobby”. A questo punto sorge spontanea una domanda: ma chi cazzo è Bobby Păunescu? In Romania di Păunescu famosi ce ne sono due (o meglio tre): Adrian Păunescu, poeta nazionalcomunista molto in auge nel periodo del Conducator che però la faccia del miliardario non ce l’ha, e i Fratelli George Constantin und Viorel Păunescu, due delle figure più controverse della Romania post-comunista specializzati in operazioni economiche piuttosto allegre. George Constantin Păunescu è il padre del regista. In saccoccia vanta un patrimonio di circa 20 miliardi di dollari. Sulla provenienza di cotanta fortuna si sono interrogati in molti, giornali e soprattutto numerosi  tribunali. Risultato: fuffa!  Paunescu Senior per molti osservatori starebbe  dietro a parecchi  dei grandi saccheggi perpetuati nella Romania post-rivoluzionaria. Il suo nome ricorre spesso in merito a operazioni economiche oscure, o meglio mai chiarite, come il fallimento del colosso bancario Bancorex o l’acquisto dell’Hotel Lido di Bucarest. Curiosamente anche le vicende biografiche di George Constantin Păunescu si intersecano con l’Italia, il Festival di Venezia però non c’entra. Il magnate ai tempi di Ceausescu era responsabile dell’Ufficio Commerciale Romeno di Milano, insomma una posizione che non sarebbe mai stata assegnata a un pirla  qualunque, tenendo conto soprattutto dei proficui rapporti intessuti  dal regime Ceaușescu con personaggi della caratura di un Giancarlo Elia Valori o dell’ineffabile Licio Gelli. Oggi il vecchio sembra andare a braccetto con il presidente Traian Băsescu che ospita spesso nella televisione di famiglia B1 TV creata dal figlio Bobby e attualmente associata alla News Corp di Rupert Murdoch. Singolare che un uomo straricco come Păunescu, e per giunta con il figlio artista, abbia un sito internet che ricorda l’atmosfera stantia e pacchiana dell’Agenzia Viaggi Tarom di Timisoara…Dando un’occhiata a questo concentrato di kitsch (a partire dalla foto con i Clinton) sono arrivato a una porticina dove mi si dice che George Păunescu ha recitato nel 1993 in Trahir un film di Radu Mihăileanu (quello di Train de vie, per intenderci). Ma George Păunescu chi? Il vecchio campione delle privatizzazioni a ufo? L’ex-uomo di fiducia di Ceausescu a Milano? Il figlio di papà? Boh, non ci capisco più nulla…Tornando al regista Bobby: va precisato che, poerello, i genitori non se li è mica scelti lui, e poi, chissà, forse un giorno ad ispirare un film del neo regista miliardario potrebbero essere le origini occulte del capitale di famiglia, un tema senza dubbio palpitante.

P.S.

(via Catavencu) il critico più acido di Romania, ALS, dice che  il film Francesca è più che decente, insomma da vedere, se in Italia non ce la farete vi ospiterò  da me…

VOTO O NON VOTO

Tempo di elezioni qui in Romania. Ieri nell’indifferenza più totale si sono svolte le politiche. Alla fine della giornata ne è uscito un encefalogramma piatto: presenza alle urne 39%!!!!!!!!!!!!! Mi ricordo che ai miei tempi dopo ogni astensione dal voto mi  arrivava  a casa una cartolina  che mi intimava di presentarmi al mio  comune per giustificare l’assenza alle urne…Io non ci sono mai andato e quindi non ho idea a chi si sarebbe dovuto confessare il peccato di astensionismo. Non so manco se e quando sia stata   abolita questa pratica. Certo che se l’usanza italiana fosse adottata qui in Romania in alcuni comuni si dovrebbero fare gli straordinari per scrivere le cartoline destinate agli impenitenti astensionisti. Non oso immaginare cosa accadrebbe se si dovesse anche stare ad ascoltare   le loro giustificazioni. A Timisoara ad esempio l’astensionismo viaggia attorno al 70%! votatCon queste cifre  è  grottesco vedere  i leader dei vari partiti esultare, rivendicare trionfi e future  posizioni di comando. Ma in che sistema solare  vive questa gente? Comunque sia,  le  statistiche uscite  dalle urne romene danno al primo posto  un ibrido composto da Partito Sociale Democratico e Partito Conservatore con circa il 33% (cioè  con il 33% del 39%, ossia poco più del 10% dei voti potenziali!) segue il Partito Democratico Liberale del presidente Basescu con circa il 32%,   al terzo posto il Partito Nazionale Liberale del premier uscente Tariceanu più o meno al 19%, in quarta posizione gli ungheresi dell’UDMR attestati all’incirca al 6%, tutti gli altri rimangono sotto  la soglia di sbarramento del 5%. Le tre “maggiori”  formazioni mimano una pretesa collocazione compresa tra il centrodestra (PNL e PDL) e il centrosinistra (PSD),  in realtà le differenze  tra questi  partiti  non sono ideologiche ma  pragmatiche, dipendenti dai feudi di provenienza e dai gruppetti di vassalli, valvassori e valvassini loro connessi.  La tanto strombazzata riforma elettorale (dal voto di lista al voto uninominale) non è servita a  riconquistare la fiducia degli elettori, anzi ha dimostrato che in realtà il problema non sta nel sistema elettorale ma in quello politico nel suo insieme, in quella cittadella di arroganza, incapacità e malaffare che omogeneamente ingloba tutte le  formazioni parlamentari romene. Per la prossima tornata elettorale  propongo un sistema a lotteria con cui  di certo  si riuscirà a creare un parlamento  più rappresentativo di quello uscito dall’ultimo scrutinio. Mi chiedo infatti che  legittimità   possa avere una maggioranza    (se si riuscirà a formare) che rappresenterà, ad essere ottimisti, meno di un quinto del paese… se sottoposti al giudizio del libero suffragio, nemmeno i governi partoriti da   Ceausescu avrebbero  ottenuto una debacle di questo genere, manco  nel periodo più nero della  dittatura…

o svastica pe poponetul unui ponei

“Vandali. Ci hanno sempre chiamato così. A ragione spesso. Non c’è niente da fare, ci piace così, una sensazione adrenalinica di un’intensità difficile da spiegare. Il gusto della trasgressione fa parte di tutti noi, il metterlo in pratica è una scelta di pochi”.

Dumbo ex writer

Nell’ultima settimana  in Romania si è fatto un gran spettegolare su una mostra oraganizzata presso il Centro Culturale Romeno di New York. Al centro dell’attenzione un tris di artisti: Linda “Nuclear Fairy” Barkasz, Laurentiu “IRLO” Alexandrescu and Marwan “Omar” Anbaki, una ratatouille onomastica sintetizzata con buon gusto – almeno gastronomico – in una denominazione  collettiva:  Zacuska Senzual.

L’accusa che plana sui tre moschettieri è di avere dato vita ad uno spettacolo grottesco farcito di pornografia e, udite udite, suggestioni antisemite. Quest’ultima imputazione, che per i critici più virulenti sembra essere la più grave, si riferisce in particolare a menorah riprodotte in contesti poco consoni, alla caricatura di un rabbino in macchina e, soprattutto, allo svastika nero tatuato sul sedere di un my little pony, ovviamente rosa.

La polemica è montata subito assumendo delle connotazioni e delle dimensioni  che i tre poveretti della Zacuska non avrebbero mai immaginato di potere smuovere. In un orgasmo multiplo dettato da  velleitarismo politico spicciolo, detrattori e difensori della Zacuska Sensuale sono arrivati a coinvolgere nel caso addirittura il presidente Basescu, chi per osteggiarlo, chi per elogiarlo.

Nella zuffa a distanza tra le due fazioni si è letto e detto un po’ di tutto e, sinceramente, entrambe le parti non ne escono bene.

L’evento al centro delle polemiche titola un po’ furbescamente Freedom for Lazy People! e almeno nelle intenzioni dei curatori dovrebbe rendere conto di una nuova infiorescenza dell’arte romena: la street art, più che una definizione per circoscrivere una tendenza, un baule in cui puoi trovarci di tutto, quindi, alla fine, il nulla.

Pur standosene  lontana dai toni  trionfalistici e allo stesso tempo catastrofici espressi dai promotori dell’evento – “While gentrification in New York and the politics of cleansing tend to erase legendary traces of graffiti that inspired artists all over the world, street art flourishes in Eastern European cities” – la migrazione di immagini, testi, azioni  eccetera – eccetera su strade, muri e dintorni merita attenzione e osservazione, fuori e dentro la Romania.

Mi viene voglia di far partire gli esempi romeni più eloquenti  dal tricolorismo esaperato dell’ex sindaco Gheorghe Funar di Cluj, poiché se sgraviamo l’espressione pubblica da ogni pregiudizio ideologico,  il rosu, galben és albastru disseminato in tutta la città dall’ex primo cittadino transilvano non era poi così  differente dai tag ossessivi lasciati in giro per Milano da un writer devastante come Dumbo . Certo: da una parte le guardie, dall’altra i ladri, ma il codice, l’idea dell’esserci ancor prima del significare è la stessa. Più che attraverso i graffiti, gli sprazzi di un nuovo linguaggio visuale nelle città romene per me arrivano con gli stencil (sabloane) chiazze iconiche con il dono di una sintesi quasi sempre elaborata  sul paradosso, sul duplice binario di una società bilicata tra lacrime e risate. Ecco allora il condensato effimero del volto di Ceausescu alato che dichiara “Vengo tra cinque minuti”, la replica del presidente Basescu “ Me ne vado tra cinque minuti” dell’incostante iconaro Gorzo, il “classico” Eminescu –Eminem, il Cristo Wanted oppure la Pipa di Magritte e altri ancora. Per il writing romeno cedo al mio estremismo di fondo e cito un un pezzo di un minimalismo secco (mi verrebbe da dire quaresimale, de post) nobilitato dall’obiettivo di tale mariaaaR ex weird’n’sweet: ce sa scriu?

Ma ritorniamo nella Little Romania di New YorK. La mostra, almeno per come la si può vedere in via virtuale, rimane un evento mal concepito: troppo caricata di aspettative, dalla strada scivola nel proprio cimitero:  l’Istituto Culturale Romeno, un caveau in cui la potenzialità espressiva della trasgressione urbana viene ingabbiata in una docile logica  di palazzo da cui, non senza un perché, decorrerà anche una solidarietà programmatica artificiale, come dire una sorta di padrinaggio (nasie) mediatico-politico con giustificazioni e spiegazioni a volte ancor più imbarazzanti delle accuse rivolte contro l’evento stesso.

Giocata su un sentiero banalmente configurato tra un realismo pulp e un simbolismo ostentato, la kermesse newyorkese dei tre giovinotti romeni richiama  atmosfere e figure uscite da Juxtapoz Art, ma non riesce ad andare oltre alle sensazioni un po’ alticce di una festicciola universitaria (chef) : fretta, voglia di alterare/alterarsi, confusione  e idee dominate dalla contingenza.

Certo, il delirio politicamente angagé della crew di Antena3 risulta  assolutamente  insopportabile, tanto più che i cerberi di Voiculescu  se la sono presa soprattutto con il cavallino svasticato che invece – per quello che ho potuto sbirciare via interniet – grazie a un miscuglio di innocenza, forza e incosapevolezza è il tassello  migliore della mostra. 

Cavalcando questo my little pony consegnerei ai goblin dell’ ICR di New York e ai troll di Antena3 il dipinto di Gorzo che ritrae Basescu con baffetti alla Hitler, non prima di avere ricordato loro che a specifica domanda su cotanto simbolismo,  l’artista precisò trattarsi non di petites moustaches, ma di peli pubici. Sono certo che farei la gioia degli uni e degli altri.


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