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PUARE ITALIE

In molti si erano illusi di avere per presidente del consiglio uno zelig corrotto, un puttaniere piduista, un caudillo brianzolo buono per tutte le salse, con estrema tristezza dobbiamo constatare che si tratta di un semplice e banalissimo coglione:

Lettere allo specchio

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha espresso il suo “rammarico” e “dolore” per non aver potuto evitare la morte di Eluana Englaro, il cui primo anniversario della morte cade oggi.

Lo si legge in una lettera che Berlusconi ha inviato, tramite il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, alle suore misericordine della clinica Beato Luigi Talamoni, dove Eluana è stata ricoverata per 14 anni in stato vegetativo prima di morire a seguito dell’interruzione, voluta dalla sua famiglia, dell’alimentazione forzata.

“Carissime sorelle, è trascorso ormai un anno dalla scomparsa di Eluana Englaro. Vorrei ricordarla con voi e condividere il rammarico e il dolore per non aver potuto evitare la sua morte”, si legge nella lettera.

“Vorrei soprattutto ringraziare tutte voi per la discreta e tenace testimonianza di bene e di amore che avete dato in questi anni, i gesti di cura che avete avuto per Eluana e per tutte le persone che assistete lontano dai riflettori e dal clamore in cui invece sono immerse le nostre giornate, sono un segno di carità, un esempio da seguire per me e per tutti noi che abbiamo la responsabilità di governare il nostro amato Paese”, continua il presidente del Consiglio. “Vi prego di pregare per l’Italia perché ritrovi pace e serenità nella vita pubblica e in quella privata di ciascuno di noi, cordialmente Silvio Berlusconi”.

Beppino Englaro scrisse già nel 2004 una lettera alle istituzioni in cui chiese di trovare “gli atti opportuni per dare uno sbocco alla vicenda di nostra figlia Eluana che da 4.430 giorni è costretta da istituzioni e medici a una non vita”. Anche Berlusconi, all’epoca premier, ricevette la lettera, così come l’allora presidente Ciampi. Non ebbe risposta e dal momento che la politica non fece nulla e nemmeno il governo, si rivolse ai giudici. Questi fecero il loro dovere. Penosamente da Palazzo Chigi nel 2009 si tentò di smentire il padre di Eluana: “Alla segreteria del presidente del Consiglio non risulta una richiesta di intervento da parte del signor Englaro nell’anno 2004”, dissero. Beppino Englaro spiegò :
“Ho inviato quell’appello in diverse copie, tra gli altri, al presidente della Repubblica, a quello del Senato, al presidente del Consiglio e al ministro della salute: mi risposero solo Ciampi e il presidente del Senato. Feci diverse raccomandate con ricevuta di ritorno e ho tutta la documentazione. Mi arrivò la risposta di Ciampi che mi esprimeva la sua vicinanza, aggiungendo però che non poteva fare altro che interessare del caso gli organismi competenti”. Mandi Eluane.

NEL NOME DEL PADRE


eluana-12Ai prigionieri che lo vogliono è concesso rifiutare cibo ed acqua,  fino alla fine. Gli operatori sanitari non possono procedere alla loro alimentazione forzata, lo dice l’articolo 6 della dichiarazione di Tokyo dell’Associazione mondiale dei medici del 1975.
Eluana Englaro oggi è prigioniera di un involucro biologico chiamato corpo: vigilato, violato, tormentato da un governo di carcerieri. Ha scelto razionalmente più di sedici anni fa di rifiutare la non vita prospettata dallo stato vegetativo permanente. Oggi non può più ribadire questa scelta. A parlare per lei c’è il padre. Rimettere la volontà della figlia nelle mani del padre, mi è sembrata una soluzione dignitosa, in un certo senso cristiana. Se malauguratamente dovessi cadere in uno stato vegetativo di quel tipo vorrei che a decidere su di me fosse proprio la mia famiglia: libera di sperare in un miracolo o altrettanto libera di lasciarmi scivolare verso l’altrove. A me costerebbe sì poco. Purtroppo oggi in Italia ciò non può succedere e probabilmente non potrà succedere mai. Come scrivevo qualche giorno fa, i nostri governanti e i loro lacchè hanno deciso di accanirsi con colpi di mano giuridici, irruzioni maldestre e pietismo di bassa lega (si pensi all’affermazione del primo ministro secondo cui potenzialmente Eluana potrebbe partorire) puntando il mirino solo contro un padre e una figlia. In questa itaglietta dell’eterna emergenza e da questo grottesco annaspare nelle acque del diritto non poteva non spuntare un collaboratore di giustizia o, in termini più schietti e meno edulcorati, l’infame di turno pronto a giurare in tribunale che il suo grande amico (poteva essere altrimenti?) Beppino Englaro si è inventato tutto. La firma in calce alla delazione è di tal Pietro Crisafulli. «È il più basso livello umano che si possa raggiungere», ha commentato laconico il padre di Eluana. Ovviamente in questo clima inquisitorio non potevano mancare i “cattivi maestri”. Uno di questi è un mio fraterno amico: Tommaso Cerno che è così additato tommy-due2in un ruvido e un po’ sgrammaticato articolo apparso sul Foglio a firma di Giulio Meotti: “Chi ha avuto un ruolo importante nell’arrivo di Eluana è stato certamente il giornalista Tommaso Cerno, che si è occupato del caso Englaro per il Messaggero Veneto, gruppo Espresso-Repubblica, che ha raccontato la vicenda con piglio ideologico, da grande lotta per i diritti desideranti (sic) dell’individuo, tanta è stata la pressione dei suoi articoli in questa vicenda”. Ora se Tommy ha avuto qualche merito nel rientro di Eluana te Patrie dal Friûl io gliene sono grato, tuttavia mi pare singolare che un “collega” insinui che i suoi articoli facciano parte di una sorta di lobby politico – giornalistica che sta dettando le sorti ultime di Eluana… Caro Meotti, glielo assicuro Tommy va dove lo porta il cuore…Per chiudere  innanzi al balletto macabro dei finti moralizzatori italioti scelgo  un’asciutta massima di Carmelo Bene: “La democrazia garantisce solo l’invivibilità della vita, non risolve la vita”, che applicata al caso di Eluana suona come una strana premonizione.

UN’ALTRA FORMA DI ACCANIMENTO

eluana

Ognuno la può pensare come vuole sul caso Eluana Englaro. Da parte mia, anche se non comprendo come mai il papa ed i suoi accoliti, da sempre in trincea per la negazione della carne, insistano nel volere tutelare  non un essere animato,  ma un corpo – involucro biologico dipendente in tutto e per tutto da tubi e tubicini – rispetto chi esprime dubbi sul confine tra vita e morte o chi questi dubbi non se li pone perché,  attraverso la ragione oppure la fede,  li ha sciolti.
Quello che per me risulta davvero insopportabile in questa vicenda è invece l’accanimento cui è sottoposto Beppino Englaro, il padre di Eluana. E’ davvero disgustoso osservare rappresentanti del governo assumere improbabili provvedimenti nel tentativo di impedire a questo pover uomo non solo di portare a compimento la volontà della figlia, ma anche di attuare una sentenza definitiva scaturita dalla passaggio attraverso tutte le stazioni di una lunga via crucis giudiziaria. L’ultima vigliaccata l’ha partorita un paio di giorni fa il ministro Sacconi con il suo atto di indirizzo generale che vorrebbe vietare a qualsiasi struttura del Servizio sanitario pubblico, sia essa pubblica, convenzionata o privata abilitata, di interrompere idratazione e nutrizione ai pazienti che si trovano in stato vegetativo. Insomma un provvedimento ad personam, pensato, elaborato e, nelle speranze del ministro, da applicarsi contro Beppino Inglaro. Punto. Sacconi però, abile nel sincronizzare la propria carriera a quella della moglie (dal 2005 direttore generale di Farmindustria), sembra meno capace quando si tratta di coordinare le sue pensate alla realtà giuridica italiana. Tant‘è che dalla Corte di Cassazione si è subito fatto osservare come “l’atto di indirizzo emanato dal ministro del Welfare Sacconi è destinato solo alle strutture amministrative degli ospedali pubblici e privati e non può vanificare, in nessun modo, gli effetti di una sentenza esecutiva come quella con la quale la Corte d’appello di Milano ha autorizzato il distacco del sondino che alimenta Eluana Englaro“. Senza dimenticare poi che, come precisato dal Governatore del Friuli Venezia Giulia (dello stesso partito di Sacconi), la clinica “Città di Udine” dove dovrebbe essere trasferita Eluana opera in una una regione autonoma che risponde al sistema sanitario regionale e non nazionale. Davanti a queste obiezioni legali a Sacconi rimangono solo le minacce come ha raccontato il direttore della clinica disposta ad attuare la sentenza della Corte di Appello di Milano: ”Abbiamo ricevuto da un Ministro della Repubblica intimidazioni che hanno cercato di colpire l’azienda nel suo interesse vitale, arrivando a minacciare la sospensione dell’attività in accreditamento con il Servizio sanitario nazionale”. A Sacconi, Roccella (in gioventù autrice di un libro dal titolo memorabile – Aborto:facciamolo da noi) e ai vari chierichetti di Martini & Co  non importa che un cittadino abbia voluto affidarsi alla  Giustizia chiamata ad esprimersi su questioni sulle  quali  i paladini della pseudo-morale cattolica hanno sempre volutamente evitato di legiferare (vedi il testamento biologico), non accettano il gioco della democrazia che loro stessi si vantano di difendere. Da servi sanno solo riempirsi di rancore innanzi ad un uomo libero.


giugno: 2017
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