Posts Tagged 'Giusi'

La Réclame

Catrafuse va in pubblicità e invita tutti il 15 marzo a sgattaiolare verso Zomeias nel Giardino Commestibile di Giusi Foschia. Giusi è un ciclone botanico di idee ed esuberanza, noi dalla Romania facciamo il tifo per lei e il suo orto mangereccio, dove, in un prossimo futuro, speriamo di spendere un po’ di olio di gomito. Per chi volesse andarci da Timisoara ecco il percorso a fiorellini:

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Sogni zingari 2

Ho sognato Giuliano Ferrara. E’ il sindaco di un parco. “Noi siamo figli del Novecento – dice rivolgendosi ad una ragazza – un secolo in cui gli elementi bestiali e criminogeni della storia umana si sono introdotti nella vita del mondo con le maschere dell’ateismo di stato e del paganesimo razziale ed eugenetico, non con lo scudo del fanatismo cristiano di cui si chiacchiera”. Io, nel frattempo, mi arrampico su un muretto. Che fatica. Di li’ afferro dei fiori da un albero  – potrebbero essere della famiglia delle Campanulaceae. Guardo Ferrara che, seduto su una sorta di divano sospeso – sorriso sulla bocca -, prosege: “Il Dio dell’amore convince e seduce, il maestro di giustizia meno, molto meno”. Dal mio rifugio osservo e ascolto. Piglio una campanula verde Islam e me la mangio. Buona. Un’auto – tipo la Bianchina in vetroresina (Mehari ?) che anni fa doveva comprare Giusi – avanza tra alberi e aiuole, Ferrara borbotta qualcosa sull’usciere del parco che dorme e non fa il suo dovere, poi riprende a gorgheggiare: “Una dieta speciale contro l’ipocrisia e la bruttezza di un tempo in cui la morte viene bandita in nome del diritto universale alla vita e blandita, coccolata come un dramma soggettivo, nella spregevole forma, e molto oggettiva, dell’aborto chirurgico o farmaceutico”. Intanto mi mangio un altro fiorellino carta da zucchero. La ragazza, che ora mi pare di conoscere, annuisce, accarezza l’erba, sorride. Prendo un’altra campanula giallo scuolabus, la scuoto, ne esce una cavalletta in tinta assortita. Vado avanti a mangiare con il sottofondo del sindaco del Foglio: “Contrada, vecchio e malato…un uomo che teme di perdere, assieme alla vita, la possibilità di rivendicare il proprio onore e la propria innocenza…” Io dal muretto ora mastico parole e pensieri che negli ultimi giorni mi arrovellano – Vergogna, Romania, Italia, Guantanamo e Auschwitz – li ha calati, tempo fa, come una primiera scombiccherata, Mircea Cartarescu sul tavolo dell’osteria Internazionale&EVZ. Scialbo. Poi una voce salterella qui e la’: “Papà, tati …” Evaporano muretto, fiori commestibili, Ferrara volante, ragazza, io. Luce. “Papà, tati …voglio Lolek e Bolek


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