Posts Tagged 'Mihai Luca'

ICARO

ICARO
Appartengo, allora, al cielo?
Se no, perché il cielo mi avrebbe fissato
Così, col suo sguardo sempre azzurro,
Attirandomi, con la mia morte, in alto,
Sempre più in alto, nei cieli,
Trascinandomi incessantemente su
Verso le vette, molto sopra l’umano?[…]
Jukio Mishima, Sole e Acciaio.

Poi, siccome nulla vacillava, nulla vibrava, nulla tremava, e rimanevano fissi il giroscopio, l’altimetro e il regime del motore, si stirò un po’, appoggiò la nuca al cuoio dello schienale, e s’immerse in quella profonda meditazione del volo, nella quale si assapora una inesplicabile speranza. Ed ora, come una scolta nel cuor della notte, egli scopre che la notte rivela l’uomo: richiami, luci, inquietudine. Una semplice stella nell’ombra: l’isolamento d’una casa. Una di quelle luci si spegne: è una casa che si chiude sul suo amore. O sulla sua noia. È una casa che cessa di fare segnali al resto del mondo. Antonie de Saint-Exupéry, Volo di notte.

Nel 1944, Ion Dobran a soli 25 anni era già una leggenda dei cieli e con il suo Messerschmitt 109 comandava la Quarantottesima Squadriglia aerei da caccia della Reale aeronautica militare romena. Il 6 giugno 1944 tra le nubi incrocerà il Mustang di Barie Davis pilota americano di cinque anni più giovane. L’aereo americano sarà abbattuto, ma Davis riuscirà a salvarsi. 66 anni dopo i due si sono rincontrati a terra, a Bucarest, guardandosi per la prima volta negli occhi. Dobran laconico ha spiegato: ”Si potrebbe scrivere un romanzo su questa storia ma basta dire questo: Sono felice di averlo abbattuto e ancor più felice che non sia morto”. Berrie ha rispettato lo stesso codice di lealtà: ”È un ottimo tiratore e io sono un uomo molto fortunato. Voleva abbattere il mio aereo, non me”.

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Questo incontro celeste lo dedico all’aviatore-parà Mihai Luca mio fraterno compagno esploratore di bettole balcaniche, oggi, ahi me e ahi lui, deportato in quel di Vienna.

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Lungu e le sue galline – Io e le mie bettole

Quando ero meno padre e meno marito, d’estate spessome ne andavo,  in compagnia del prode Mihai (oggi esule a Vienna), in giro per bettole (cârciumI): sedie di ferro arrugginite, tavolini pure, abbeveraggio limitato in assortimento, fauna umana variegatissima. Al Calul Bălan, al Ciobănaşul Năzdravan o alla “grădina de vară” ricavata dentro la corte di un caseggiato mi rilassavo scrutando e origliando un popolo che si raccontava, attraverso volti un po’ storditi e tic verbali, storie bilicate tra il mediocre ed il geniale. Era come essere in mezzo ad un fouiletton smozzicato. Ho letto Raiul Găinilor – fals roman de zvonuri şi mistere di Dan Lungu e vi ho trovato proprio queste atmosfere pop, rievocate attorno ai tavoli del Tractorul şifonat e lungo la strada Salcâmilor. L’umanità che popola la strada Salcâmilor non vive, si racconta.  La sua è una narrazione istintiva che si veste di un’epicità grottesca. Lungu è abile nel mimare l’oralità sconnessa di questi antieroi per eccellenza che ci illustrano i deliri degli ultimi 20 anni romeni: la “sistematizzazione” dei villaggi rurali, il capitalismo di cartone, la marginalità diffusa etc. A Karin, una profuga parigina, comunico che il libro è stato tradotto in francese nel 2005: Dan Lungu – Le paradis des poules, ed. Jacqueline Chambon. Deci: olvasd el! Un’intervista con Lungu la trovate in Tiuk! e sempre lì anche una recensione a Raiul Găinilor scritta da uno dei Vakulovski. Una traduzione in italiano di un racconto di Lungu (diverso da Raiul però …) la pescate qui mentre me ne vado da Crescini a bermi un’Arbema.


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