Posts Tagged 'Mircea Cartarescu'

Viaggio al termine della Romania

Il governo romeno taglierà gli stipendi degli statali del 25% e le pensioni del 15%, lo ha dichiarato qualche settimana fa Traian Basescu, il caudillo balcanico che regge le sorti (o per meglio dire la malasorte) di questo paese. Tutto ciò in uno stato in cui lo stipendio medio è ben sotto i 500 euro e le pensioni di norma non raggiungono i 200. La manovra vampiresca è coadiuvata da altre misure di austerità come la cancellazione di alcune sovvenzioni e aiuti sociali. Nei propositi del governo il salasso dovrebbe servire a contrarre un nuovo prestito dal Fondo Monetario Internazionale e a sanare le voragini create nei conti pubblici negli ultimi vent’anni di cleptocrazia. In realtà, l’adozione di restrizioni salariali che colpiscono allo stesso modo il dipendente statale che guadagna 200 euro al mese e quello che ne intasca 5000 o 6000, chi lavora e chi ruba, chi sgobba e chi non fa nulla, delinea l’essenza odiosa di questo esperimento di bassa macelleria sociale. Lo stesso trattamento „paritario” è affibbiato anche ai pensionati tutti inseriti nello stesso calderone come se nulla fosse.
Un altro motivo che rende particolarmente detestabile questo tentativo di dissanguamento di milioni di persone è il cinismo con cui gli attuali governanti difendono con i denti il folle sistema di tassazione applicato in Romania: la flat tax (aliquota unica) al 16%, una pratica fiscale aberrante che ha già dato chiare prove di inefficienza (che di iniquità non serviva) in paesi come la Lituania, la Lettonia o l’Islanda. La protervia dei cleptocrati di Bucarest nel difendere questo sistema fiscale sconosciuto alla stragrande maggioranza dei paesi civili ha addirittura fatto scattare le critiche del presidente del Fondo Monetario Internazionale Strauss-Kahn, noto per non essere proprio un difensore dei diritti sociali dei popoli oppressi. Ovviamente dal dibattito sulle possibili misure alternative per rimettere in sesto il paese mancano i riferimenti a possibili verifiche patrimoniali sui nuovi ricchi, a tagli per i servizi segreti messi in piedi negli ultimi anni (che succhiano allo stato circa 500 milioni di euro l’anno), all’inutile e sanguinosa missione in Afghanistan, a misure efficaci contro la corruzione e per la trasparenza sulle spese della politica, a imposte e royalty serie da applicare nel settore petrolifero ed energetico… no, meglio far morire di fame qualche pensionato.

Davanti a prospettive così tragiche ti aspetteresti di sentire risuonare in modo chiaro e netto le voci di protesta dell’intellettualità romena, anche perché sarà proprio il già malridotto campo della scuola (e di riflesso della cultura) a bruciare per primo a causa di questi tagli dissennati…invece nulla o quasi. Anzi, può perfino capitare di leggere uno stolto articolo di Mircea Cărtărescu, forse l’autore contemporaneo romeno più tradotto all’estero, che in mancanza di idee e di coraggio invita i suoi colleghi professori e gli altri lavoratori a non scioperare, a non protestare, insomma a morire senza disturbare il manovratore. La logica sarebbe più o meno questa: siccome prima di questo governo si è fatto di peggio, siccome i partiti di opposizione non saprebbero fare di meglio, allora tanto vale stendersi a mo’ di zerbino davanti a ogni sopruso ordinato dall’attuale potere ed accettare, come se si trattasse di un inesorabile destino,  la grande purga che ci viene propinata dai “grandi specialisti” dell’attuale coalizione. Non può mancare uno j’accuse lanciato contro l’intera nazione romena (ormai un “classico” negli articoli di questo scrittore), ecco come la pensa il prof. Cărtărescu: “Volete dei colpevoli? Ne troverete a bizzeffe. Non c’è nemmeno bisogno di capri espiatori. Si può puntare il dito su chiunque, a caso, tra i parlamentari di ieri e quelli di oggi della Romania: è quasi impossibile sbagliare. Puoi puntare il dito su uno qualsiasi dei nostri miliardari di ieri e di oggi: nel novanta per cento dei casi non si sbaglierà. E potresti puntare il dito anche sul tuo petto di semplice salariato: non hai mai lavorato alla carlona? Come mai, se tutti lavoriamo con impegno, abbiamo la più disastrosa economia di questa parte di mondo? E tu, pensionato, che hai lavorato una vita intera per non riuscire oggi nemmeno a comprare le medicine, forse almeno una volta al mese potrai domandarti se, oltre che vittima, non sei stato a volte anche complice di un regime che hai sostenuto e che ora rimpiangi… Certo, esistono colpevoli maggiori e colpevoli minori (praticamente, ognuno di noi, con la nostra eredità orientale). Certo, i colpevoli maggiori dovrebbero pagare. Ma non dimentichiamo, miei cari: ora ciò che conta è uscire dal vicolo cieco in cui ci troviamo. I colpevoli li possiamo punire anche più tardi”.
Ma questo uomo sta bene? Insomma, i romeni sarebbero tutti ladri, profittatori, sfaticati, capaci solo di accusare politici e governanti! Ripeto la domanda: Ma questo uomo sta bene? Crede davvero che si possa applicare una specie di aliquota unica per distribuire le colpe della sistematica distruzione dell’economia del paese? Per calcolo o per pavidità qualche riga più sotto il nostro autore riesce a esporre questo capolavoro: “Gli enormi scioperi e le dimostrazioni annunciate per l’inizio del mese rappresentano un errore immane. Non ci faranno uscire dalla crisi, anzi ci daranno il colpo di grazia. Le proteste sociali nei paesi poveri sono state sempre delle grosse manipolazioni che hanno portato alla crescita del marasma generale”. Dunque, secondo questo crumiro postmoderno, il destino della Romania sarebbe cucito a doppio filo a una logica inesorabile: Băsescu o muerte! O anche tutte e due, ossia: Băsescu y muerte! una sorta di sindrome di Stoccolma in salsa bucarestina, in cui la vittima si prende una cotta per il suo carnefice. Leggere questo articolo mi ha provocato una sensazione sgradevole, la stessa che provi quando scopri che la fiducia riposta in un amico è stata tradita. Non c’è dubbio, per uscire da questa crisi economica in primo luogo c’è da risolvere una profonda crisi delle coscienze di intellettuali incapaci di immaginare una società basata sulla solidarietà, sul riscatto sociale e nazionale…di ipotizzare la storia e il presente come regno del possibile e non come una fatalità.

Nobel o non nobel?

Herta Müller con Oskar Pastior

Herta Müller con Oskar Pastior

Letto attraverso le lenti della critica culturale romena il premio Nobel assegnato a Herta Müller  anima voci contrastanti. Paul Goma, il più noto tra gli scrittori dissidenti costretti all’esilio durante il comunismo, è tagliente: “Il nobel a Herta Müller non ha nulla a che spartire con la Romania”. Goma, che po’ rompicoglioni lo è per natura, retoricamente si domanda: “Come potrebbe il nobel a Herta Müller significare qualcosa per la Romania? Mi sembra che lei non si definisca una scrittrice romena, ma banateana”. E per rincarare la dose conclude: “Il suo non è stato un esilio, ma un’operazione di recupero da parte della Germania”. In realtà l’interesse della securitate verso Herta Müller e verso molti altri scrittori romeni di lingua tedesca (in primis gli appartenenti all’Aktionsgruppe Banat) fu ossessivo. Per farcene un’idea basta guardare la rassegna di documenti della polizia segreta comunista pubblicata dal cofondatore del Gruppo di azione Banat, William Totok, in Halbjahresschrift, alcuni dei quali riguardano proprio la novella nobel (da uno di questi ricavo di essere stato in qualche modo un vicino “postumo”  della Müller  str. Hebe 15!). Un intervento sulla premiazione  più mansueto è quello di Mircea Cărtărescu che in passato ha più volte ricordato la passione con cui lesse i versi  dei poeti tedeschi di Romania negli anni ’80 e l’importanza di queste letture per la sua poesia. Qui la digressione letteraria è d’obbligo: la svolta poetica della generazione ’80 dei poeti romeni deve moltissimo all’antologia Vant potrivit pana la tare che raccoglieva i versi dei seguenti poeti della minoranza tedesca (sveva e sassone): Anemone Latzina, Franz Hodjac, Rolf Frieder Marmont, Johann Lippet, William Totok, Richard Wagner, Rolf Bossert, Helmut Britz (Herta Müller non c’era). Questa incredibile raccolta poetica la potete acchiappare qui. Ritornando a Cartarescu, lui, che oggi è il più noto scrittore contemporaneo romeno, si sdebita verso la  rappresentante di questa letteratura in limine Romaniae così: “Sono felicissimo per il riconoscimento accordato a Herta Müller. Il premio è in primo luogo suo, ma non possiamo nascondere che proietterà una nuova luce sulla letteratura romena. È un evento gioioso, che dovrebbe renderci molto fieri della nostra compatriota”. Originale, polemico, al solito acido, ma non banale è il commento di Cristian Tudor Popescu, uno dei giornalisti più quotati e caustici di Romania. CTP crede che il premio assegnato a Herta Müller sia soprattutto accordato allo spazio spirituale e culturale tedesco e, a suo avviso, questa scelta porta con sé una forte componente politica. “È un bene che abbia ricevuto questo premio ed è un bene che si possa scrivere sugli schermi dei televisori: «Herta Müller, scrittrice nata in Romania», tuttavia non posso non pensare che non hanno ricevuto il nobel Petru Dumitriu, Marin Preda, Marin Sorescu, Ileana Mălăncioiu, per non parlare di Tudor Arghezi. La signora Herta Müller, una persona assolutamente rispettabile, è una scrittrice di lingua tedesca, non romena. Se non se ne fosse andata nel 1987 dalla Romania, non avrebbe mai ricevuto questo premio. Il contributo della Romania all’opera di Herta Müller è la vita da lei vissuta sotto il regime Ceauşescu negli anni ’70-’80. Si potrebbe dire che il principale fautore del premio assegnato alla Müller è Nicolae Ceauşescu. Ho assistito alla conferenza stampa della neo laureata: per tutto il tempo ha parlato di dittatura, non di letteratura. Sembrava fosse Nelson Mandela. Forse le avrebbero dovuto dare il Nobel per la Pace” (che – aggiungo io – sarebbe stato meglio che darlo ad Obama). Alle affermazioni di CTP va però apportata una precisazione: Herta Müller  in realtà ha scritto anche un libro  in romeno. Si tratta di Este sau nu este Ion, una strana raccolta di poesie scritte attraverso dei collage di ritagli di giornali accompagnata da un cd audio pubblicata qualche anno fa dalla Polirom. Proseguendo nella rassegna  dei pareri passo al barone della critica letteraria romena Nicolae Manolescu, che se la cava con alcune frasi di circostanza ricordando che il premio rappresenta, senza alcun dubbio, un onore anche per la Romania, l’opera per cui è stata premiata la scrittrice, infatti, dimostra che non possono essere ignorate le sue radici romene. Poi aggiunge: “Mi pare straordinario e sono contento per Herta e per la letteratura romena per questo piuttosto inatteso riconoscimento perché quando vedi la lista degli altri candidati, che comprende scrittori come Amos Oz o Philip Roth, ti sembra impossibile che qualcuno possa tenere conto di una scrittrice tedesca ancora giovane che proviene dalla Romania e che affronta problematiche interessanti per entrambi i paesi e per l’intera Europa”. Secondo il presidente dell’Istituto Culturale Romeno Horia Roman Patapievici (con cui lo scorso anno la Muller ebbe una un scambio  di opinioni al vetriolo in merito al “recupero” da parte dell’istituzione romena di alcuni intellettuali – Sorin Antohi e Andrei Corbea – ex-collaboratori della polizia segreta comunista) l’assegnazione del Nobel ad una scrittrice di espressione tedesca nata in Romania costituisce un segnale attraverso il quale il Comitato ha voluto ricordare il  ventennale dalla caduta del comunismo nell’Europa dell’Est. In coda alla rassegna inserisco il commento del filosofo Andrei Pleşu che afferma di ammirare la scrittrice per il suo modo di stare sempre aldilà delle convenzioni e dei modelli, a tal punto che per lei, a suo parere, bisognerebbe inventare un premio Nobel per la qualità umana, ricordando che grazie a lei una parte oscura della storia della Romania entra nel circuito della storia europea”. Per chiudere ricordo un bel quadretto della Müller dipinto dal caro amico Daniel Vighi lo trovate qui, in romeno però!

Sogni zingari 2

Ho sognato Giuliano Ferrara. E’ il sindaco di un parco. “Noi siamo figli del Novecento – dice rivolgendosi ad una ragazza – un secolo in cui gli elementi bestiali e criminogeni della storia umana si sono introdotti nella vita del mondo con le maschere dell’ateismo di stato e del paganesimo razziale ed eugenetico, non con lo scudo del fanatismo cristiano di cui si chiacchiera”. Io, nel frattempo, mi arrampico su un muretto. Che fatica. Di li’ afferro dei fiori da un albero  – potrebbero essere della famiglia delle Campanulaceae. Guardo Ferrara che, seduto su una sorta di divano sospeso – sorriso sulla bocca -, prosege: “Il Dio dell’amore convince e seduce, il maestro di giustizia meno, molto meno”. Dal mio rifugio osservo e ascolto. Piglio una campanula verde Islam e me la mangio. Buona. Un’auto – tipo la Bianchina in vetroresina (Mehari ?) che anni fa doveva comprare Giusi – avanza tra alberi e aiuole, Ferrara borbotta qualcosa sull’usciere del parco che dorme e non fa il suo dovere, poi riprende a gorgheggiare: “Una dieta speciale contro l’ipocrisia e la bruttezza di un tempo in cui la morte viene bandita in nome del diritto universale alla vita e blandita, coccolata come un dramma soggettivo, nella spregevole forma, e molto oggettiva, dell’aborto chirurgico o farmaceutico”. Intanto mi mangio un altro fiorellino carta da zucchero. La ragazza, che ora mi pare di conoscere, annuisce, accarezza l’erba, sorride. Prendo un’altra campanula giallo scuolabus, la scuoto, ne esce una cavalletta in tinta assortita. Vado avanti a mangiare con il sottofondo del sindaco del Foglio: “Contrada, vecchio e malato…un uomo che teme di perdere, assieme alla vita, la possibilità di rivendicare il proprio onore e la propria innocenza…” Io dal muretto ora mastico parole e pensieri che negli ultimi giorni mi arrovellano – Vergogna, Romania, Italia, Guantanamo e Auschwitz – li ha calati, tempo fa, come una primiera scombiccherata, Mircea Cartarescu sul tavolo dell’osteria Internazionale&EVZ. Scialbo. Poi una voce salterella qui e la’: “Papà, tati …” Evaporano muretto, fiori commestibili, Ferrara volante, ragazza, io. Luce. “Papà, tati …voglio Lolek e Bolek


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