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Non è Francesca?

francescaOggi mi è capitato di leggere un’intervista con Bobby Păunescu, il regista del film in cui per 1,5 secondi si dice che la Mussolini è una tîrfă, ossia una troia, „che vuole uccidere tutti i romeni”…Mi si è aperto un mondo. L’uomo è singolare: ha spiegato che in realtà il film per lui è nato come un gioco, anche perché quella del regista fino all’altro ieri non è stata la sua professione. Anzi per prepararsi alla nuova esperienza si è sorbito un corso accelerato di sei settimane, non alla Scuola Radio Elettra, ma alla School of Cinematic Arts di Los Angeles, dove ha appreso i trucchi del mestiere. Certo, poi  l’hanno aiutato l’amico, regista “vero”,  Cristi Puiu  e l’amica – attrice Bârlădeanu (che non ho capito se nella vita normale fa coppia con Păunescu o Salman Rushdie). Il film, secondo Bobby,  non è costato  un granché: 700.000 euro. Fondi pubblici? Risposta (testuali parole): „Dai, sulle riviste si scrive che sono milionario, miliardario e poi  vado a chiedere dei fondi pubblici? Non sarebbe  corretto e nemmeno morale. In più all’inizio,  fare il regista per me era un hobby”. A questo punto sorge spontanea una domanda: ma chi cazzo è Bobby Păunescu? In Romania di Păunescu famosi ce ne sono due (o meglio tre): Adrian Păunescu, poeta nazionalcomunista molto in auge nel periodo del Conducator che però la faccia del miliardario non ce l’ha, e i Fratelli George Constantin und Viorel Păunescu, due delle figure più controverse della Romania post-comunista specializzati in operazioni economiche piuttosto allegre. George Constantin Păunescu è il padre del regista. In saccoccia vanta un patrimonio di circa 20 miliardi di dollari. Sulla provenienza di cotanta fortuna si sono interrogati in molti, giornali e soprattutto numerosi  tribunali. Risultato: fuffa!  Paunescu Senior per molti osservatori starebbe  dietro a parecchi  dei grandi saccheggi perpetuati nella Romania post-rivoluzionaria. Il suo nome ricorre spesso in merito a operazioni economiche oscure, o meglio mai chiarite, come il fallimento del colosso bancario Bancorex o l’acquisto dell’Hotel Lido di Bucarest. Curiosamente anche le vicende biografiche di George Constantin Păunescu si intersecano con l’Italia, il Festival di Venezia però non c’entra. Il magnate ai tempi di Ceausescu era responsabile dell’Ufficio Commerciale Romeno di Milano, insomma una posizione che non sarebbe mai stata assegnata a un pirla  qualunque, tenendo conto soprattutto dei proficui rapporti intessuti  dal regime Ceaușescu con personaggi della caratura di un Giancarlo Elia Valori o dell’ineffabile Licio Gelli. Oggi il vecchio sembra andare a braccetto con il presidente Traian Băsescu che ospita spesso nella televisione di famiglia B1 TV creata dal figlio Bobby e attualmente associata alla News Corp di Rupert Murdoch. Singolare che un uomo straricco come Păunescu, e per giunta con il figlio artista, abbia un sito internet che ricorda l’atmosfera stantia e pacchiana dell’Agenzia Viaggi Tarom di Timisoara…Dando un’occhiata a questo concentrato di kitsch (a partire dalla foto con i Clinton) sono arrivato a una porticina dove mi si dice che George Păunescu ha recitato nel 1993 in Trahir un film di Radu Mihăileanu (quello di Train de vie, per intenderci). Ma George Păunescu chi? Il vecchio campione delle privatizzazioni a ufo? L’ex-uomo di fiducia di Ceausescu a Milano? Il figlio di papà? Boh, non ci capisco più nulla…Tornando al regista Bobby: va precisato che, poerello, i genitori non se li è mica scelti lui, e poi, chissà, forse un giorno ad ispirare un film del neo regista miliardario potrebbero essere le origini occulte del capitale di famiglia, un tema senza dubbio palpitante.

P.S.

(via Catavencu) il critico più acido di Romania, ALS, dice che  il film Francesca è più che decente, insomma da vedere, se in Italia non ce la farete vi ospiterò  da me…

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camminare

Il nonno della nonna Nilde una volta all’anno si recava a piedi da Nimis a Tolmino. Andava a trovare sua sorella. Sui percorsi della Michelin mi dicono che i chilometri sono 67, lui magari ne macinava di meno perché tagliava per i boschi. L’ultima camminata verso l’attuale Slovenia se la fece intorno agli ottant’anni, al ritorno disse alla nonna: „O soi strac, voi a durmì”, non si svegliò più. Il ricordo delle passeggiate  del trisavolo (trapasso notturno escluso) ha fatto capolino nella mia memoria balenga ascoltando la narrazione del viaggio da Venezia a San Pietroburgo iniziato circa otto mesi fa da Markus Zohner:  3000 chilometri, per pedes ovviamente. Testimonianze sulla scarpinata di Zohner le trovate sulla Radio Svizzera – e sarà mica un caso che mille anni fa con il Toniutti lanciammo una rubrica radiofonica per beatificarne il paese. Gli elvetici  poi  ospitano anche  un suo blog ghiotto – ghiotto. Dal diario sonoro di Markus Zohner ho scoperto con piacere che  ha incontrato un santo matto di nome Daniele, come me; che  porta il 52 di piede, che ha spezzato lo spazzolino da denti per risparmiare sul peso dello zaino, che in Ungheria l’ha fermato un poliziotto per sapere quanto è alto, ArrivoMarBalticoche dorme a meno quindici con la finestra aperta, che nella taverna più vecchia del mondo si mangia da schifo, che raggiunto a maggio il Mar Baltico ci si è buttato dentro, che ha visto la quercia più grande d’Europa. Commovente la foto innevata e nebbiosa scattata sui Sudeti da dove provenivano i suoi nonni. Mentre ho riso di gusto ascoltando il reporetage dalla discoteca di Russów (Polonia) con tanto di Dragoste din Tei degli O-Zone (Moldavia Uber Alles!). Poi i fuochi di San Giovanni in Lituania, l’incontro con un cagnone prima di Kaliningrad e … il suo è un percorso che non solo attraversa spazi geografici, ma anche il tempo e l’essenza del nostro essere.

Chiudo con una sua saggia citazione: anche le vespe fanno una specie di miele”

AMMAPPATE!

Non poteva essere altrimenti, si doveva finire a parlare di carte, cartine, piantine, mappe. Cenni ne avevo già fatti con Steinberg, il metrou di Bucuresti, avevo definito Luminita la mia Roadmap personale,  ma soprattutto all’ombra del vostro naso ci sta l’intestazione di Catrafuse che pavoneggia uno scorcio topografico della Bucarest dell’800, poi mangiato a colazione da Ceauşescu e i suoi architetti (il monastero Antim l’hanno spostato! Con le ruote!).
Uno, la prima roba che mi viene in mente quando parlo di mappe è la Tabacco, l’editrice di ogni sentiero alpino: eccovi la mulattiera che vi porta al suo sito! Due: perdendo tempo come un vero italoromeno in vacanza o quasi ho scoperto Kevin, un fuoruscito americano che insegna scienze a Bucarest in un istituto battista (ma noi facciamo il tifo affinché diventi ortodosso!Lui e l’istituto!). Il professor Kevin spara delle mappe portentose nel suo rifugio virtuale. Da là sgraffigno due immagini: la prima è questa che mostra il planisfero della densità abitativa:


La seconda è invece è una spettacolare mappatura dei meandri e delle sinuosità del Mississippi in prospettiva spazio-temporale:


Ma il vero paradiso delle mappe lo raggiungete con il Taxi Tudo a questo indirizzo:

strangemaps. Al suo signore e padrone porgo i miei complimenti, carpisco un’ immagine poetica

e dedico la mappa dell’eruv di Venezia-– delimitata dal colore giallo – (sperando che passi di qui a prendersela!) :

eruv
Cos’è l’eruv andatevelo a scoprire da soli, altrimenti google che l’hanno inventato a fare!

Il carattere è un Niagara Solid, tanto per fare un po’ di turismo.


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