Se ne è andato Gheorghe Dinica. Un grande. Un attore. Di lui mi piacevano i tratti schietti di bucarestino di razza, quell’insolito connubio tra il gentleman e il figlio di puttana, da lui distillato magistralmente in innumerevoli recitazioni. Dinica, in primo luogo, era una maschera perfetta, tradizionale, lontana dall’estetica patinata oggi in voga sugli schermi. Il suo era un volto naturalmente espressivo, in cui i tratti pronunciati, le estremità, lo sguardo acceso duettavano, impertinenti, con un sorriso votato al ghigno e, paradossalmente, alla malinconia. Così raccontava di sé nel suo vecchio sito: “Sono stato un bambino libero, un monello curioso, educato più dalla strada e dagli amici che dalla famiglia, e nella mia mente di fanciullo si è impresso il fascino della strada e dei giochi dei ragazzini. Non so più quanti ruoli ho recitato con la mia compagnia amatoriale, decine di personaggi… Il mio debutto avvenne con il gruppo teatrale dei dilettanti della Posta, interpretavo il ruolo del Luogotenente Stamatescu della commedia Titanic-vals di Tudor Mușatescu. Ero sul palco e mi sembrava di sognare. Non capivo cosa mi stesse accadendo. Ad un certo punto mi risvegliarono gli applausi della sala. Furono i primi applausi della mia vita. Ero salito sul palcoscenico e sembrava che fossi stato lì da sempre”.
Să ne trăieşti de-a pururea, Maestre!









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