Posts Tagged 'Braila'

IL MALOCCHIO

Il Cavalier Toniutti è orbo da un occhio. Il suo bulbo muto talvolta si riaccende leggendo nell’aria aloni azzurrini, aureole e luccichii, uno spettacolo luminoso pagato però attraverso madornali dolori alla crapa. Questo aneddoto mi è saltato in mente dopo una lettura mattutina: “La Passione Secondo Victor Brauner” (“Patimile Dupa Victor Brauner”) di Emil Nicolae. Victor Brauner era di Piatra Neamt, ma aveva studiato a Braila e Bucarest. Poi se ne andò in Francia dove divenne uno tra i maggiori pittori surrealisti. Nell’iconografia di Brauner l’occhio accecato costituisce una presenza-assenza ossessiva riprodotta in acme nell’autoritratto del 1931. Ossessiva e profetica: nel 1938, infatti, durante un incontro artistico pesantemente avvinazzato, interviene in una rissa scoppiata tra i pittori Frances Esteban e Oscar Dominguez, ricevendo da quest’ultimo una bicchierata in pieno volto, anzi in pieno occhio, il sinistro per la precisione. brauner autoritratto 1931Brauner racconta così la vicenda: “Non sembrò interessarmi che la discussione prendesse le forme di una rissa, almeno fino a quando non notai un’ombra di morte nel pallore di Frances Esteban e di Dominguez. Questi si era avventato sull’altro con una violenza smisurata e, non so perché, a questo punto mi gettai anch’io nel mucchio. Ebbi la sensazione di non avere mai visto due persone così inferocite l’una contro l’altra, forse perché questa disputa ispanica per me non aveva senso? Ad un certo punto Dominguez si liberò dalla presa di Kurt Seligman e di Raul Ubac che lo tenevano fermo. Io sentii una botta in testa seguita da un languore e da un’ondata di calore. Tutto intorno a me s’era rabbuiato, poi mi mi parve di sprofondare; gli amici ritornarono quasi tutti in sé . Scorsi Benjamin Peret, Yves Tanguy, Marcel Jean mentre si gettavano su di me con volti scomposti. Gli chiesi di lasciarmi andare a dormire a casa. Il sangue scorreva abbondantemente sui miei vestiti. Non avevano ancora capito cosa era successo. Mi sorreggevano, quando, passando di fronte ad uno specchio, vidi il mio volto e quell’immagine mi riportò subito alla mente il mio autoritratto: l’occhio che scorreva verso il basso assomigliava in modo sorprendete a quello dell’autoritratto da me realizzato”.

Da quel giorno Brauner fa il suo ingresso nel mondo degli artisti monoftalmici, lo avevano preceduto: Giovanni Franceso Barbieri detto il “Guercino”, George du Maurier, Giuseppe Abbati, James Thurber, Rosalba Carriera, lo seguirà in tempi più recenti lo scultore del vetro Dale Chihuly. Brauner interpreterà il suo accecamento come l’accesso al mondo degli infermi, dei “segnati”, dei deformi, uomini secondo la tradizione designati a cambiare nel bene o nel male il destino del prossimo. Mi domando se questa dimensione magica – del malocchio – non abbia influito sul destino del fratello di Victor, Harry l’etnomusicista del gruppo di ricerche sociologiche di Gusti che, rimasto in Romania, sarà coinvolto in un infame processo comunista, da cui otterrà una quindicina d’anni di lager, ossa spezzate, la separazione dall’amata Lena (anch’essa detenuta), l’uscita dal carcere, il domicilio coatto, il matrimonio con Lena, il divorzio – fittizio – da Lena per recarsi in Italia alla Biennale dove si celebrava la gloria dell’ormai defunto Victor, poi il ritorno a casa in Romania…tutto vissuto e raccontato come in un sogno in un libro letto parecchi anni fa “Il sorriso di Harry” di cui forse si parlerà un’altra volta.

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SILENZIO

Scappo dall’Italia – come craxi ! – vado a rifugiarmi sulla spiaggia di Braila – a guardare i lucci e a pensare al brigante Terente . Nell’ultimo mese e spiccioli, in Italia si è parlato così tanto e così tanto a vanvera di Romania che ho scelto il gioco del silenzio a braccia conserte. Troppo odor di tappo, freschino e stic’ su giornali e TV e sorrisi e canzoni (mi è venuta così). Il gioco del silenzio – però per altre ispirazioni e altri intenti – l’ha scelto anche un blog che di tanto in tanto usavo per andare in Jugoslavia, non a comprare la carne come facevo con il mio babbo e la sua 600, ma per passione a vedere un mondo dileguato: quello di babsi jones. Nel suo caso la scelta è definitiva e battezzata poeticamente la Reinvenzione del silenzio. Per il parastas (il banchetto del funerale), quindi niente bande zingare, ma lo spartito di 4’33” del buon john cage che ultimamente riassaggio con piacere inaspettato.

il carattere è Gloucester MT Extra Condensed


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